La voce degli eletti all’estero (3)

ROMA – focus/ aise – L’approvazione definitiva al Senato della norma che consente ai cittadini italiani residenti in Paesi extra UE di accedere al Servizio sanitario nazionale attraverso il versamento di un contributo annuale di 2.000 euro rappresenta, secondo il deputato del Pd eletto all’estero, Nicola Carè, un “primo segnale di attenzione verso le nostre comunità all’estero”. Tuttavia, “il provvedimento presenta ancora criticità rilevanti e necessita di interventi correttivi”.
“Da tempo chiediamo che gli italiani residenti fuori dall’Unione Europea possano avere una tutela sanitaria più equa e adeguata – ha spiegato Carè -. Il testo approvato, però, non risponde pienamente a questo obiettivo. Sarebbe stato necessario prevedere un contributo calibrato sulla capacità reddituale, così da non penalizzare chi ha minori possibilità economiche. Allo stesso modo, andavano considerate esenzioni specifiche per studenti universitari, dottorandi e pensionati che non beneficiano di regimi fiscali agevolati”.
Preoccupazione Carè l’ha anche manifestata riguardo “la previsione che lega il cittadino al pagamento del contributo in modo permanente, con il rischio di dover corrispondere anche somme arretrate in caso di interruzione. È una condizione eccessivamente rigida, che rischia di trasformare una misura di inclusione in un peso insostenibile per molti connazionali”.
“Il diritto alla salute degli italiani all’estero deve essere garantito con strumenti giusti, sostenibili e realmente accessibili – ha concluso -. Per questo continueremo a lavorare affinché la norma venga migliorata, rendendola più equilibrata e più vicina alle esigenze concrete delle nostre comunità nel mondo”.
Il senatore del Pd eletto in Australia, Francesco Giacobbe, è intervenuto lo scorso 9 giugno, nell’Aula del Senato in dichiarazione di voto sul provvedimento riguardante l’assistenza sanitaria per i cittadini italiani residenti all’estero nei Paesi extra UE ed extra EFTA, annunciando l’astensione del Partito Democratico “non per disinteresse”, ma perché “riconosce l’esistenza di un problema reale e la necessità di affrontarlo” senza “ignorare che il Parlamento avrebbe dovuto approvare una norma più equa, più efficace e più accessibile e che ciò sarebbe stato possibile se la maggioranza non avesse rifiutato il confronto”.
Il senatore nel suo intervento ha ricordato come il tema dell’assistenza sanitaria per gli iscritti all’AIRE sia una questione aperta da anni e rappresenti una delle principali richieste provenienti dalle comunità italiane nel mondo, dai Comites, dal CGIE, dai patronati e dalle associazioni dell’emigrazione.
“Gli italiani residenti all’estero non sono cittadini che hanno abbandonato il proprio Paese – ha evidenziato -. Sono cittadini che vivono o lavorano altrove, ma che continuano a mantenere un legame profondo con l’Italia, investono in Italia, promuovono il Made in Italy e diffondono la nostra lingua e la nostra cultura nel mondo”.
Pur riconoscendo che il provvedimento rappresenta un primo passo nella direzione di un maggiore riconoscimento dei diritti degli italiani all’estero, Giacobbe ha evidenziato numerose criticità che il Partito Democratico aveva cercato di correggere attraverso emendamenti, tutti respinti dalla maggioranza.
Tra i principali punti contestati vi è il contributo economico previsto per l’adesione volontaria al Servizio Sanitario Nazionale: “Non capisco perché questo costo sia fisso, uguale per tutti, e non basato sul reddito del richiedente, come avviene per gli italiani residenti in Italia e in tutti i Paesi democratici dove vige il principio della contribuzione progressiva. Avevamo proposto di seguire questa strada ma, come sempre, di fronte a noi abbiamo trovato un muro”, ha spiegato Giacobbe.
Il senatore ha inoltre sottolineato le incertezze applicative contenute nel testo, in particolare riguardo ai meccanismi di sospensione e riattivazione della contribuzione, alla durata della copertura sanitaria e agli effetti che lunghi soggiorni in Italia potrebbero avere sulla posizione anagrafica e fiscale degli iscritti all’AIRE.
“Penso anche alla poca chiarezza riguardo il pagamento del contributo, la durata della copertura e i meccanismi che regolamentano l’iscrizione all’AIRE nei casi di lunga permanenza in Italia. Sarà fondamentale valutare con attenzione i regolamenti attuativi e monitorare gli effetti concreti della norma”, ha aggiunto il senatore dem.
Nel corso dell’intervento Giacobbe ha inoltre denunciato l’attuale disparità di trattamento tra gli iscritti AIRE e alcuni cittadini stranieri provenienti da Paesi che hanno accordi sanitari con l’Italia: “Oggi un cittadino italiano iscritto all’AIRE ha diritto soltanto alle prestazioni urgenti e non programmabili, mentre in alcuni casi cittadini stranieri provenienti da Paesi convenzionati possono accedere a prestazioni più ampie. È una situazione che crea una evidente ingiustizia e una discriminazione che va superata”.
In conclusione, il parlamentare del Pd ha invitato il Governo e la maggioranza a riaprire un confronto serio sulle politiche per gli italiani nel mondo: “questa avrebbe potuto essere l’occasione per aprire una nuova stagione di dialogo sugli italiani all’estero, dopo la mannaia dello scorso anno sulla trasmissione della cittadinanza. Invece, ancora una volta, la maggioranza ha scelto di non confrontarsi con le nostre proposte. Continueremo a lavorare affinché gli italiani nel mondo non siano considerati cittadini di serie B, ma una componente essenziale della Repubblica, della nostra storia e del nostro futuro”, ha concluso Giacobbe. (focus\aise)