La voce degli eletti all’estero

ROMA – focus/ aise – “Nel dibattito sulla riforma della Circoscrizione Estero è legittimo esprimere opinioni e avanzare critiche, ma è indispensabile farlo partendo da fatti corretti. Quando si attribuiscono responsabilità politiche a parlamentari che non hanno sottoscritto un emendamento, si finisce per alimentare una polemica basata su presupposti errati”. È quanto dichiara Vincenzo Odoguardi, vicepresidente del Movimento Associativo Italiani all'Estero (Maie), intervenendo in merito ad alcune dichiarazioni in base alle quali il deputato del Maie Franco Tirelli sarebbe tra i sottoscrittori dell’emendamento approvato dall’Aula che ha ridotto le ripartizioni della circoscrizione estero. “Dichiarazioni da parte di chi, evidentemente, non conosce i fatti né ha voglia di verificarli”, accusa Odoguardi. “Franco Tirelli non ha firmato l'emendamento riguardante la rimodulazione della Circoscrizione Estero. Si tratta di un dato oggettivo e facilmente verificabile. Per questo motivo sorprende che qualcuno continui a coinvolgerlo in una polemica che non lo riguarda, attribuendogli una scelta che semplicemente non ha compiuto”.
“Non solo: come Maie avremmo voluto mantenere la quattro ripartizioni estere, così com'è stato finora, mantenendo quindi anche quella del Nord e Centro America, a cui ci sentiamo molto legati per ovvie ragioni. Purtroppo, per logiche parlamentari non è stato possibile”, aggiunge l’esponente del Maie. “Nel confronto politico si possono avere visioni differenti sul futuro della rappresentanza degli italiani nel mondo, ma il dibattito deve fondarsi sulla verità dei fatti e non su ricostruzioni inesatte. La credibilità delle istituzioni e di chi rappresenta le nostre comunità passa anche attraverso il rispetto dell'accuratezza delle informazioni”.
Secondo Odoguardi “gli italiani nel mondo meritano un dibattito serio, trasparente e rispettoso della verità. Alimentare accuse basate su informazioni non corrispondenti alla realtà non aiuta a risolvere i problemi delle nostre comunità né contribuisce a migliorare il rapporto tra i cittadini e le istituzioni”.
“La nuova dimensione della circoscrizione non allontana il parlamentare dagli elettori. Alza soltanto l'asticella per rappresentarli”. Ne è convinto Andrea Di Giuseppe, deputato di Fratelli d’Italia eletto in Centro e Nord America, una delle ripartizioni della circoscrizione estero che, grazie alla nuova legge elettorale, sarà accorpata con l’America Latina, l’Oceania, l’Africa e l’Asia alla Camera, e farà parte del “collegio mondo” al Senato. All’indomani dell’approvazione dell’emendamento del Governo che ha ridotto da 4 a 2 le ripartizioni della Camera (Europa – resto del mondo) e da 4 a 1 al Senato, Di Giuseppe - che non è intervenuto in Aula - in un post pubblicato su facebook sostiene che “il mondo non è troppo grande per un parlamentare. È troppo grande soltanto per un parlamentare organizzato troppo in piccolo”.
“Con la nuova Legge Elettorale alla Camera le attuali quattro ripartizioni per gli italiani all’estero diventano due: Europa e Resto del mondo. Vero: un deputato rappresenterà politicamente un'area molto più vasta di quella attuale. E io sono favorevole. Da imprenditore – scrive Di Giuseppe – non ho mai scelto un angolo del mondo in cui chiudermi, ho sempre preferito competere nel mondo, con una squadra capace di essere presente, ascoltare e intervenire ovunque servisse”.
“La politica non dovrebbe funzionare diversamente. Un parlamentare non può rappresentare milioni di concittadini da solo. Noi siamo una squadra di oltre dieci persone. Raccogliamo le segnalazioni, apriamo i dossier, lavoriamo con consolati e ambasciate, entriamo nei ministeri, scriviamo gli emendamenti e seguiamo ogni provvedimento fino al risultato. La vicinanza – si legge ancora sul post del deputato – non si misura in chilometri. E nemmeno nel numero delle cene a cui si partecipa. Probabilmente sono il parlamentare che ha fatto meno cene nel proprio collegio. Non amo la politica delle tavolate, delle fotografie e delle presenze rituali. Perché le cene producono fotografie. Il lavoro produce leggi. Io preferisco conoscere un problema, affrontarlo nei ministeri, combatterlo nelle Commissioni e nelle aule parlamentari, portare a casa una soluzione. Ed è ciò che abbiamo fatto in questi anni”.
“Naturalmente – continua – continuerò a essere fisicamente presente nelle comunità. Ma la presenza vera non è farsi vedere una sera: è esserci il giorno dopo, quando bisogna rispondere e risolvere. La nuova dimensione della circoscrizione non allontana il parlamentare dagli elettori. Alza soltanto l'asticella per rappresentarli. Non dobbiamo ridurre il mondo perché qualcuno riesca a gestirlo. Perché il mondo non è mai troppo grande. Può essere troppo piccola soltanto la politica”.
Una legge “strumentale”, volta ad assegnare più seggi al centrodestra nella ripartizione estero. In diversi interventi in Aula, Toni Ricciardi, deputato Pd eletto in Europa, ha rilanciato più volte le critiche all’emendamento del Governo – poi approvato dall’Aula – che ha ridotto le ripartizioni della circoscrizione estero.
Dopo aver citato Mirko Tremaglia – “sarei curioso di sapere cosa pensa di quello che vi state apprestando a fare” – il deputato ha definito i deputati di maggioranza “i figli illegittimi di Donald Trump perché, dove non riuscite con i voti, modificate i collegi e le circoscrizioni”.
“Da quando si vota all'estero, è stata l'unica legge elettorale che non è mai stata cambiata nella sua configurazione di voto”, ha ricordato Ricciardi, secondo cui “un conto è discutere della messa in sicurezza del voto” e un altro “è andare a distruggere un diritto di rappresentanza per un senatore e un deputato in più. Perché tutto puoi fare in politica, ma non puoi cambiare le regole del gioco semplicemente perché non hai la capacità di radicamento territoriale”.
“Stiamo parlando della ventunesima regione d'Italia, come amava dire il compianto Michele Schiavone; stiamo parlando di 7 milioni di cittadine e di cittadini”, ha aggiunto Ricciardi, dopo aver richiamato i risultati del voto del 2022. “Quando si votò la prima volta nel 2006, i residenti all'estero erano poco più di 3,5 milioni; oggi hanno superato i 7 milioni e non li hanno superati per l'acquisizione di cittadinanza. È bene ricordarlo. Voi siete il Governo che l'anno scorso, il 20 maggio, ha segnato il giorno della vergogna, perché ha cancellato la trasmissione automatica alle cittadine e ai cittadini residenti all'estero e oggi vi apprestate a cancellarne il diritto di rappresentanza”.
“Io sfido chiunque di voi a candidarsi con le preferenze nel collegio unico mondiale al Senato”, ha detto ancora Ricciardi; “non si può cancellare la rappresentanza di territori che non hanno nulla a che fare l'uno con l'altro, che hanno storie diverse, percorsi diversi, che hanno rappresentato la struttura portante di una Repubblica che non si fondò sul lavoro, ma si fondò sull'emigrazione”.
L’Italia “è stato il primo Paese a concedere il diritto di voto ai residenti all'estero. Oggi lo concedono venti Paesi nel mondo. La Germania sta studiando il nostro modello da anni, perché vorrebbe applicarlo. La Francia sta studiando il modello italiano delle circoscrizioni per applicarlo”, ha proseguito il deputato prima di presentare, come alternativa all’emendamento del Governo, “il modello di rappresentanza del CGIE”, cioè una ripartizione di Paesi anglofoni extra Ue per salvaguardare “due ripartizioni (Nord America e Oceania - ndr) che altrimenti verrebbero assorbite dalla prepotenza demografica - passatemi il termine - dell'America Latina”. Una proposta bocciata dall’Aula, che ha respinto tutti gli emendamenti e i subemendamenti dell’opposizione.
Concludendo, Ricciardi si è rivolto agli eletti all’estero di maggioranza – Billi (Lega), Di Giuseppe (FdI) e Tirelli (Maie): “capisco tutte le difficoltà e tutti gli ordini di scuderia, ma è possibile che non ci sia un eletto all'estero di maggioranza che dica una parola? Ma è possibile? Ma è talmente forte questa paura di non essere ricandidati che non dite una parola Vi stanno sfracassando casa e non dite una parola! Vergogna!”. (focus\aise)