La voce degli eletti all’estero

ROMA – focus/ aise – “La sentenza delle Sezioni Unite della Corte di Cassazione in materia di cittadinanza iure sanguinis rappresenta un passaggio di grande rilievo, perché riafferma un principio fondamentale: la cittadinanza si acquisisce alla nascita e lo status di cittadino ha carattere permanente e imprescrittibile”. Così Fabio Porta, deputato del Partito Democratico eletto all’estero, sulla sentenza della Corte sul riconoscimento della cittadinanza italiana iure sanguinis in favore di minori, figli di un soggetto, nato cittadino italiano, la cui madre, nata a sua volta cittadina italiana, era stata naturalizzata in Venezuela.
“Pur senza entrare direttamente nel merito della riforma Tajani - precisa Porta - la Corte ha confermato un orientamento giuridico che rafforza la tutela dei diritti degli italiani all’estero e dei loro discendenti. Resta infatti aperta la questione più delicata, quella della compatibilità di norme che pretendano di incidere retroattivamente su situazioni già maturate, tema che assume oggi una evidente proiezione europea”.
“È importante che, anche in questa fase, venga riaffermato che la cittadinanza non è una concessione amministrativa mutevole, ma uno status giuridico originario, legato alla persona e alla sua storia familiare. Per questa ragione – conclude Porta - la pronuncia della Cassazione costituisce un riferimento significativo nel confronto istituzionale e giurisdizionale che proseguirà anche davanti alla Corte di giustizia dell’Unione europea”.
“A partire dal prossimo 3 agosto 2026 entreranno in vigore le nuove disposizioni in materia di Carta d’Identità Elettronica (CIE). Anche noi cittadini italiani residenti all’estero siamo quindi chiamati, qualora non lo avessimo già fatto, a dotarci della Carta d’Identità Elettronica, che sostituirà progressivamente il documento in formato cartaceo”. A ricordarlo è Francesca La Marca, senatrice Pd eletta all’estero, che, a ridosso del 3 agosto, ha indirizzato ai connazionali una nota informativa sulla Cie.
“La richiesta di rilascio della CIE può essere presentata presso il Consolato competente per la propria circoscrizione consolare, secondo le modalità previste dal relativo Ufficio consolare”, scrive La Marca. “Anche alla luce dei lunghi tempi di attesa e delle difficoltà segnalate da molti connazionali nell’ottenere un appuntamento presso le sedi consolari, desidero richiamare alla vostra attenzione un’importante novità. Dal 1° giugno 2026, i cittadini italiani iscritti all’AIRE che si trovino temporaneamente in Italia possono richiedere la CIE anche presso qualsiasi Comune italiano”.
“Nel caso in cui la richiesta venga presentata presso un Comune italiano, - specifica la parlamentare – il richiedente potrà: ritirare personalmente la CIE presso il Comune dove è stata presentata la domanda; richiederne la spedizione direttamente al proprio indirizzo di residenza all’estero. Ricordo inoltre che, in questo caso, per richiedere la CIE è necessario presentarsi con il Codice Fiscale. È inoltre importante verificare che i propri dati di residenza risultino correttamente aggiornati presso l’AIRE, anche ai fini della corretta consegna del documento all’estero”.
“Una precisazione importante: per agevolare i cittadini che non avranno ancora ottenuto la CIE entro il prossimo 3 agosto 2026, è stato previsto un periodo transitorio. Fino al 31 gennaio 2027, chi è ancora in possesso di una carta d’identità cartacea in corso di validità potrà continuare a utilizzarla come documento di identificazione nei rapporti con la Pubblica Amministrazione italiana e con gli Uffici consolari, in attesa del rilascio della Carta d’Identità Elettronica”, sottolinea La Marca, che conclude invitando i connazionali a visitare i siti ufficiali dei Consolari per avere informazioni sulle modalità di prenotazione e sulla documentazione necessaria richiesta per il rilascio del documento.
Nel corso della discussione in Commissione Affari Costituzionali del Senato sul disegno di legge di riforma della legge elettorale, Francesco Giacobbe, senatore Pd eletto nella in Africa-Asia-Oceania-Antartide, è intervenuto esprimendo una forte contrarietà alle modifiche previste per la rappresentanza degli italiani all'estero. Nel suo intervento, il parlamentare ha ricordato come diversi costituzionalisti auditi abbiano evidenziato che la riforma, pur essendo formalmente una legge ordinaria, incida su principi fondamentali della rappresentanza parlamentare, chiedendo inoltre che venga acquisito il parere del Consiglio Generale degli Italiani all'Estero, che non risulta essere stato richiesto.
"Questa proposta introduce una discriminazione inaccettabile tra cittadini italiani. Senza modificare formalmente la Costituzione, crea nei fatti cittadini di serie A e cittadini di serie B, attribuendo al voto degli italiani all'estero un'efficacia diversa rispetto a quello espresso in Italia", ha sostenuto Giacobbe, prima di richiamare la “filosofia” della legge Tremaglia che, ha aggiunto, aveva trovato un equilibrio tra rappresentanza proporzionale e rappresentanza territoriale attraverso quattro ripartizioni costruite sulla storia dell'emigrazione, sulla distribuzione geografica delle comunità italiane e sulle loro diverse esigenze.
"Con una ripartizione unica per il Senato e due sole ripartizioni alla Camera si rompe completamente quell'equilibrio”, ha rilevato Giacobbe. “Intere aree del mondo, come Asia, Oceania, Africa e Nord America, rischiano di non avere più alcuna rappresentanza parlamentare. È come trasformare tutta l'Italia in un'unica circoscrizione nazionale, con regioni come Molise o Basilicata che potrebbero non eleggere alcun parlamentare”.
Il senatore ha poi sottolineato come gli eletti della Circoscrizione Estero siano gli unici parlamentari ad avere un rapporto diretto con uno specifico territorio e con le comunità che rappresentano: "qui non si stanno ridisegnando le circoscrizioni, le si sta eliminando del tutto. Si sacrifica la rappresentanza territoriale per una mera convenienza politica, tradendo la filosofia della legge Tremaglia e privando milioni di italiani nel mondo di una rappresentanza realmente legata ai loro territori".
Concludendo, Giacobbe ha ribadito la necessità di affrontare la riforma della rappresentanza degli italiani all'estero con un provvedimento specifico e non all'interno di un disegno di legge così ampio: "abbiamo presentato un emendamento soppressivo perché una materia così delicata merita un confronto autonomo, serio e approfondito. Siamo ancora in tempo per fermarci e riflettere prima di approvare una riforma che rischia di compromettere definitivamente la rappresentanza degli italiani nel mondo". (focus\aise)