Le vie del commercio estero

ROMA – focus/ aise – In un quadro geopolitico sempre più turbolento ed incerto caratterizzato dall’aumento dei dazi Usa, tensioni finanziare, guerre vere e guerre commerciali, il 2025 si è chiuso con risultati positivi per l’industria italiana del vetro, asset strategico dell’economia italiana. La conferma viene dai numeri: aumenta la produzione di vetro cavo del 4% rispetto all’anno precedente, la bilancia commerciale è in attivo per tutti i settori - vetro piano, vetro cavo, filati - il valore aggiunto settoriale torna salire dello +0,3%, dopo due anni con numeri in negativo. Positivi anche i dati ambientali, il tasso di riciclo del vetro continua a crescere arrivando all’82,1%. Resta però ancora complessa la situazione del vetro piano, a causa della crisi dell’automotive, con un calo di produzione di oltre il 3%.
Questo il quadro dell’industria italiana del vetro presentato in occasione dell’Assemblea generale di Assovetro, l’Associazione italiana degli Industriali del Vetro, che ha eletto come nuovo Presidente Vitaliano Torno, manager con quasi 40 anni di esperienza nel mondo del vetro a livello nazionale ed internazionale.
“Il 2025 - ha detto Marco Ravasi, Presidente uscente dell’Associazione, nella sua relazione - ha visto risultati positivi per l’industria nazionale, che dimostra la solidità di una manifattura che è diventata la prima in Europa per capacità produttiva e ha scommesso su nuovi impianti, mentre l’Europa li riduceva. Ma ci troviamo di fronte a sfide industriali, ambientali e strategiche del settore complesse, e in questa prima metà del 2026 emergono segnali non rassicuranti: il conflitto nel Golfo Persico ha causato il rialzo dei prezzi di petrolio e gas e i prezzi energetici, materia prima della nostra industria, sono tornati a salire a livelli tra i più alti degli ultimi anni, mettendo a rischio competitività e transizione energetica.”
Il 2025 in cifre
La produzione totale del vetro nel 2025 (cavo, piano, filati e tableware) ha superato i 5,5 milioni di tonnellate con un fatturato complessivo di circa 9 miliardi. Per i contenitori in vetro (bottiglie, vasetti, fiale ecc), la produzione è stata di oltre 4,5 milioni di tonnellate, più 4% rispetto all’anno precedente ed è stata trainata dalla produzione di bottiglie, +5,8% rispetto al 2024. La bilancia commerciale è stata in attivo con un amento delle esportazioni e diminuzione delle importazioni per tutti i settori: vetro piano +19,3% l’export e -20,4% l’import, vetro cavo +8% le esportazioni e -3,7% le importazioni, con un boom di export per le bottiglie, + 23,8%.
“Il settore della produzione del vetro in Italia - ha concluso il nuovo Presidente di Assovetro, Vitaliano Torno - ha dimostrato una solidità maggiore che in altri paesi europei, sorretta da una maggiore competitività. Questo, però, deve essere di stimolo a mantenere la posizione e a migliorare continuamente i nostri prodotti e i nostri processi. Le sfide che ci attendono sono significative ed impegnative, soprattutto perché la manifattura italiana dovrà scontare condizioni di contesto non competitive rispetto ad energia e esposizione ai commerci internazionali che ci devono assolutamente trovare pronti”.
Dal 30 giugno al 2 luglio, l’Italia ha partecipato in qualità di Partner Country ad Aeromart Hyderabad 2026, uno dei principali business convention internazionali dedicati all’industria aerospaziale e della difesa che si è tenuto in India.
Organizzata da BCI Aerospace in collaborazione con il Governo del Telangana, la manifestazione ha riunito i principali costruttori del settore aerospaziale, le imprese della filiera, istituzioni e decision maker provenienti da tutto il mondo, offrendo un articolato programma di incontri B2B preorganizzati, conferenze e opportunità di networking finalizzate allo sviluppo di nuove partnership industriali e commerciali.
L’evento è stato inaugurato dal ministro dell’Irrigazione e l’Approvvigionamento Alimentare del Telangana, N. Uttam Kumar Reddy, insieme al console generale d’Italia a Bangalore, Giandomenico Milano.
La partecipazione italiana è stata coordinata dall’Ufficio ICE di New Delhi, che ha coordinato la presenza nazionale nell’ambito delle attività di promozione dell’industria italiana sui mercati internazionali. La delegazione ha riunito nove aziende rappresentative dell’eccellenza del comparto aerospaziale italiano: Breton, CEMB, DAVI, JOBS S.p.A., Leonardo, M.E.RIN Bladder Fuel Tanks, Nano-Tech S.p.A., SESTA Lab e Zoppas Industries.
Nel corso della manifestazione, le imprese italiane hanno preso parte a un intenso programma di incontri B2B con controparti indiane e internazionali, con l’obiettivo di sviluppare nuove opportunità commerciali, promuovere collaborazioni tecnologiche e favorire l’inserimento nelle catene globali del valore del settore aerospaziale.
La presenza dell’Italia come Partner Country ad Aeromart Hyderabad 2026 ha confermato il crescente rilievo della cooperazione aerospaziale nell’ambito del Partenariato Strategico Speciale tra Italia e India e ha testimoniato la volontà di entrambi i Paesi di rafforzare ulteriormente i legami industriali, tecnologici e di innovazione.
L’intelligenza artificiale sta entrando nelle dinamiche dell’export e sta modificando il modo in cui le imprese leggono i mercati, selezionano i Paesi target, individuano buyer, costruiscono contenuti commerciali, gestiscono canali digitali e prendono decisioni di internazionalizzazione.
Il cambiamento è già misurabile. Secondo il World Trade Report 2025 della WTO, l’intelligenza artificiale può contribuire a una crescita del commercio mondiale compresa tra il 34% e il 37% entro il 2040, grazie alla riduzione dei costi commerciali, all’aumento della produttività e alla possibilità di rendere più efficienti logistica, compliance, comunicazione e servizi digitali. La stessa WTO evidenzia che l’AI sta trasformando il modo in cui beni e servizi vengono prodotti, scambiati e consumati, aprendo una nuova fase del commercio internazionale.
La trasformazione è già visibile anche nei flussi commerciali più recenti. Nel 2025 la crescita del commercio mondiale di merci è stata sostenuta dalla forte domanda di beni collegati all’AI, tra cui semiconduttori, server e apparecchiature per le telecomunicazioni, che ha compensato parte degli effetti negativi dell’incertezza commerciale e dell’aumento dei dazi.
Anche il quadro italiano conferma che l’export resta una leva centrale per la crescita. Secondo l’Istat, ad aprile 2026 le esportazioni italiane sono aumentate dell’8,8% in valore e del 3,5% in volume su base annua; la crescita è stata più sostenuta verso i mercati extra UE, con un incremento del 12,0%, rispetto al +5,9% registrato verso l’area UE. Nel primo trimestre 2026, inoltre, l’export ha registrato una dinamica positiva in tutte le macroaree italiane, con una crescita particolarmente significativa per Sud e Isole, pari al +13,1%, seguite dal Centro con +7,2%, Nord-ovest con +1,5% e Nord-est con +0,8%.
In questo scenario, l’intelligenza artificiale rappresenta una leva per rafforzare la capacità delle PMI di stare sui mercati internazionali, ma il suo utilizzo è ancora disomogeneo. Secondo Eurostat, nel 2025 il 19,95% delle imprese europee utilizzava tecnologie di AI; la quota sale al 55,03% tra le grandi imprese, ma si ferma al 17% tra le piccole e al 30,36% tra le medie imprese. Il divario dimensionale resta quindi uno dei principali nodi della transizione digitale.
In Italia il ritardo è ancora più evidente, pur in presenza di una crescita rapida. I dati Istat ripresi nel dibattito europeo indicano che l’adozione dell’AI da parte delle imprese italiane è passata dall’8,2% nel 2024 al 16,4% nel 2025. Il dato mostra un’accelerazione importante, ma resta inferiore alla media europea. Tra le principali barriere emergono la mancanza di competenze, l’incertezza regolatoria, le preoccupazioni legate alla protezione dei dati e i costi di implementazione.
“L’intelligenza artificiale non è una moda tecnologica, ma un cambio di paradigma per l’export che le imprese di ogni dimensione devono considerare”, dichiara Giovanni Da Pozzo, presidente di Promos Italia. “I dati ci dicono che il commercio internazionale sta già cambiando: la WTO stima che l’AI possa contribuire ad aumentare il commercio mondiale fino al 37% entro il 2040, mentre in Italia l’export continua a crescere, con un +8,8% ad aprile 2026. Ma ci dicono anche che molte PMI sono ancora all’inizio: in Italia solo il 16,4% delle imprese utilizza l’intelligenza artificiale. La vera sfida è trasformare la tecnologia in metodo, competenze e risultati misurabili anche nell’attività sui mercati esteri”.
In questo contesto, i dati raccolti da Promos Italia confermano che le imprese italiane, PMI in particolare, hanno compreso il valore del digitale per l’internazionalizzazione, ma devono ancora compiere un salto di qualità nell’integrazione strategica degli strumenti. Il 21% delle imprese intervistate considera il digitale un fattore determinante per l’apertura di nuovi mercati e un ulteriore 32% ne riconosce il contributo. Il 58% vende o promuove le proprie attività all’estero in modo strutturato e il 95% dispone di un sito web in più lingue. Tuttavia, solo il 32% dichiara di avere un sito aggiornato regolarmente ma non ancora pienamente ottimizzato, segnalando che la presenza online è diffusa ma non sempre capace di generare visibilità qualificata e opportunità commerciali.
I canali utilizzati dalle imprese confermano una fase di transizione: gli eventi fisici e il networking restano il principale strumento di sviluppo commerciale internazionale, indicati dal 63% delle imprese; seguono i canali digitali proprietari, come sito ed e-commerce, al 58%, e i social media al 47%. Tra le piattaforme social, LinkedIn è utilizzato dal 74% delle imprese, Instagram dal 47% e Facebook dal 37%. Il dato mostra come la relazione diretta continui a essere centrale, ma venga sempre più affiancata da strumenti digitali capaci di ampliare la portata commerciale, generare lead e rafforzare il posizionamento nei mercati esteri.
La leva dei dati è un altro elemento decisivo. Secondo l’indagine di Promos Italia, il 58% delle imprese utilizza strumenti di data intelligence, anche se spesso in modo ancora limitato, mentre circa il 32% ne fa un uso più avanzato e strutturato. Sul fronte degli investimenti, il 74% delle MPMI ha destinato nell’ultimo anno meno di 50mila euro alle attività digitali legate all’export, mentre una quota più contenuta, pari al 5%, ha investito oltre 50mila euro in strumenti digitali per l’internazionalizzazione.
Questi numeri indicano che la sfida non è più soltanto “essere online”, ma trasformare strumenti digitali e AI in una vera infrastruttura commerciale. L’intelligenza artificiale può supportare le imprese nell’analisi dei mercati, nella valutazione del potenziale di un Paese, nella segmentazione dei clienti, nella produzione di contenuti multilingua, nell’adattamento dei messaggi ai diversi mercati, nell’analisi dei competitor, nella gestione dei marketplace, nella risposta ai prospect e nel monitoraggio delle performance export.
“Per le imprese italiane, l’AI può ridurre barriere che storicamente rendono più complesso esportare: distanza dai mercati, carenza di informazioni, difficoltà nel selezionare controparti, costi di promozione e complessità nella gestione dei canali digitali”, afferma ancora Da Pozzo. “Ma l’AI non sostituisce la strategia. Al contrario, rende ancora più importante avere dati di qualità, obiettivi chiari, competenze interne e un accompagnamento adeguato. Il rischio non è solo non usare l’intelligenza artificiale, ma usarla in modo episodico, senza integrarla nei processi commerciali e nelle scelte di internazionalizzazione”.
La questione è particolarmente rilevante per il sistema produttivo italiano, composto in larga parte da micro, piccole e medie imprese. Secondo l’OCSE, l’adozione dell’AI da parte delle PMI resta ancora inferiore rispetto alle grandi imprese e ad altre tecnologie digitali, nonostante il potenziale in termini di produttività, innovazione e competitività. Tra le condizioni abilitanti indicate dall’OCSE rientrano infrastrutture digitali, competenze, qualità dei dati, accesso a risorse finanziarie e capacità di integrare l’AI nei processi aziendali.
Anche l’Unione europea sta orientando le proprie politiche industriali verso un’accelerazione dell’adozione dell’AI. La Commissione europea, con l’AI Continent Action Plan e la Apply AI Strategy, punta ad aumentare l’integrazione dell’intelligenza artificiale nei settori produttivi e pubblici, con un’attenzione specifica alle esigenze delle PMI.
“In questa fase, la competitività internazionale non dipende più soltanto dalla qualità del prodotto, che resta il punto di forza del Made in Italy, ma anche dalla capacità di renderlo visibile, leggibile e competitivo nei nuovi ambienti digitali globali”, conclude Da Pozzo. “Buyer, distributori e clienti finali utilizzano sempre più piattaforme, motori generativi e sistemi intelligenti per orientare le proprie decisioni. Le PMI italiane devono essere presenti anche lì, con contenuti adeguati, dati strutturati e strategie di export più evolute”.
Promos Italia è l’agenzia nazionale del sistema camerale che supporta le imprese italiane nei processi di internazionalizzazione e affianca le istituzioni nello sviluppo dell’economia locale e la valorizzazione del territorio. Promos Italia, l'agenzia italiana per l'internazionalizzazione, è partecipata da 15 Camere di Commercio italiane, oltre a Unioncamere, Unioncamere Lombardia e Unioncamere Emilia-Romagna. (focus\aise)