Vita da ambasciatore/ambasciatrice (2)

ROMA – focus/ aise – Si sono svolte il 3 giugno, nella prestigiosa cornice della National Gallery of Canada, le celebrazioni organizzate dall’Ambasciata d’Italia a Ottawa per l’80° anniversario della Repubblica Italiana. Presenti oltre 600 ospiti tra autorità istituzionali, tra cui lo speaker della Camera dei Comuni Francis Scarpaleggia e numerosi ministri federali, senatori e deputati, ed esponenti del mondo economico, culturale, accademico e scientifico canadese, nonché membri della comunità italiana.
Dopo un saluto a nome della National Gallery da parte del presidente emerito della Fondazione del Museo, fondatore della Confindustria canadese e filantropo di origine italiana, Thomas d’Aquino, l’ambasciatore Alessandro Cattaneo ha sottolineato l’eccellente stato delle relazioni tra Italia e Canada, alleati e partner accomunati da valori democratici e di libertà – gli stessi scelti dal popolo italiano 80 anni fa, il 2 giugno 1946 – e da una visione condivisa sulle principali sfide globali.
L’ambasciatore ha quindi ricordato l’intensa collaborazione bilaterale in ambito NATO, G7 e ONU e il partenariato esistente in settori di comune interesse strategico, come riconfermato nel recente incontro tra la presidente del Consiglio Meloni e il premier Carney a margine del Vertice della Comunità Politica Europea di Erevan. Concetti riecheggiati nei rispettivi interventi dal ministro degli Esteri canadese, Anita Anand, che ha sottolineato l’eccellente collaborazione ed intesa esistente con il vice presidente del Consiglio e ministro degli Esteri italiano, Antonio Tajani, e dal segretario di Stato per il Lavoro, John Zerucelli.
Le celebrazioni di Ottawa si inseriscono nel quadro delle numerose iniziative organizzate dalla rete diplomatico-consolare, dalle autorità provinciali e locali canadesi e dalle associazioni italo-canadesi nel mese di giugno, dedicato al Patrimonio culturale italiano. Tra queste, l’ambasciatore Cattaneo ha partecipato martedì scorso alla cerimonia di alzabandiera del Tricolore, organizzata dal Gruppo interparlamentare di amicizia tra Italia e Canada di fronte al Parlamento canadese a Ottawa, alla presenza di numerosi Senatori e Deputati, anche di origine italiana, oltreché di rappresentanti della comunità italo-canadese.
L’ambasciatore è intervenuto inoltre martedì sera alle celebrazioni della Festa della Repubblica a Toronto, mentre ieri e oggi si è recato agli analoghi eventi previsti rispettivamente a Montreal e Niagara Falls.
Dopo il successo della mostra “Geometria, armonia e vita. L’architettura di Andrea Palladio dall’antico al classico”, recentemente conclusasi presso il Museo Nazionale della Cina, una nuova esposizione, “Chinese voices on Palladio”, si aprirà a luglio presso il Museo di Arte dell’Università Tsinghua.
Dedicata alla rilettura contemporanea nell’architettura cinese e nell’arte italiana del celebre architetto rinascimentale Andrea Palladio, la mostra porterà le testimonianze di architetti cinesi di fama internazionale e le opere di artisti contemporanei italiani, che riflettono sulle influenze dell’eredità e della figura di Palladio sull’arte contemporanea italiana.
“Il linguaggio contemporaneo rappresenta uno strumento fondamentale di dialogo internazionale, capace di creare connessioni, stimolare nuove prospettive e favorire una comprensione reciproca più profonda tra società e tradizioni diverse”, ha affermato l’ambasciatore Massimo Ambrosetti presentando la mostra. “In questo senso, il confronto artistico tra Italia e Cina assume oggi un valore particolarmente significativo”.
È in questo quadro che saranno esposti quattro lavori di Pietro Ruffo (Roma, 1978), dal titolo “The flowers of time”, realizzati appositamente per il progetto e ispirati ai Quattro Libri dell’Architettura di Palladio. Ruffo è oggi una delle voci più autorevoli dell’arte contemporanea italiana ed è recentemente stato protagonista di una mostra personale presso il Palazzo delle Esposizioni di Roma.
A Pechino ha presentato il 25 maggio scorso in anteprima le quattro opere della serie “palladiana”, nell’ambito di una speciale serata italiana presso il Temple Dongjingyuan, dove sono esposte in dialogo con le immagini della celebre fotografa americana Lois Conner dedicate alle architetture palladiane.
“Le opere di Pietro Ruffo richiamano il contesto ambientale in cui si inserivano le architetture di Andrea Palladio e, attraverso la particolare tecnica impiegata creano un titolo di affinità che risuona con l’antica tradizione cinese del ritaglio della carta”, ha sottolineato l’ambasciatore Ambrosetti nel commentare le creazioni dell’artista romano.
La sezione italiana di “Chinese voices” on Palladio presenterà, oltre alle opere di Ruffo, anche lavori realizzati appositamente a Pechino dagli artisti Davide Bramante, Luca Pozzi, Matteo Basilé e Davide Sebastian nell’ambito del programma di residenze per artisti italiani “Sviluppi del Contemporaneo” curato da Guicciardo Sassoli de’ Bianchi Strozzi (Presidente dell’Associazione Nuova Artemarea ETS).
Il programma di residenza “Sviluppi del Contemporaneo” si è infatti recentemente concluso con una mostra delle opere realizzate a Pechino dagli artisti Flavio Favelli (1967) e Daniele Sigalot (1985) presso gli spazi espositivi della Italy China Council Foundation al Raffles City Beijing. Avviato nel luglio 2025, il progetto ha già dato vita, nella medesima sede espositiva, a mostre di opere nate dai periodi trascorsi a Pechino da Enzo Cacciola, Vincenzo Mascia, Davide Bramante, Luca Pozzi, Matteo Basilé e Davide Sebastian, ultimi esponenti artisti della famiglia Cascella.
“Nelle opere realizzate qui a Pechino emerge la ricchezza del contatto e l’incontro con la Cina, con il suo tessuto urbano e la percezione della sua identità. Sono certo”, ha chiosato l’ambasciatore, “che questi progetti possano contribuire a rafforzare ulteriormente il dialogo culturale tra Italia e Cina e a creare nuove occasioni di collaborazione tra artisti, istituzioni e pubblico dei nostri due Paesi”.
L’ambasciatore d’Italia a Jerevan, Alessandro Ferranti, ha partecipato al convegno internazionale che si è svolto il 1° giugno presso l’Accademia Nazionale delle Scienze della Repubblica d’Armenia, dedicato alla presentazione del volume “Aruch: Rediscovering a Medieval Armenian Capital (Archaeological Campaigns 2022 – 2025)”. Il libro raccoglie i risultati delle ricerche archeologiche condotte nel sito di Aruch tra il 2022 e il 2025.
L’evento, moderato dal direttore dell’Istituto di Archeologia ed Etnografia Arsen Bobokhyan, ha visto la partecipazione del vice presidente dell’Accademia Pavel Avetisyan, del presidente dell’ISMEO Adriano Valerio Rossi e del vice presidente Sergio Ferdinandi.
Nel suo intervento introduttivo, l’ambasciatore Ferranti ha evidenziato il valore della cooperazione scientifica e culturale tra Armenia e Italia come strumento di dialogo, tutela del patrimonio storico e rafforzamento delle relazioni bilaterali.
Il vice presidente Avetisyan ha sottolineato l’importanza delle collaborazioni archeologiche tra i due Paesi, ricordando anche le attività congiunte in altri siti di rilievo, come Dvin.
Il presidente Rossi ha messo in evidenza il significato scientifico delle ricerche svolte ad Aruch e i risultati raggiunti dalla missione, nel quadro di un impegno dei nostri archeologi e ricercatori fondato anche su un approccio etico nell’azione di preservazione e valorizzazione del patrimonio storico e culturale.
Il volume propone una nuova interpretazione di Aruch, identificandolo come un importante centro politico, culturale ed economico dell’Armenia medievale. L’opera è stata presentata dai suoi coautori e codirettori della missione archeologica, Astghik Babajanyan e Sergio Ferdinandi.
Babajanyan ha illustrato gli aspetti metodologici delle campagne di scavo, descrivendo le tecniche di ricerca, documentazione e analisi dei reperti. Ferdinandi ha approfondito il valore storico e culturale delle scoperte, evidenziando il ruolo strategico di Aruch nella storia medievale armena e le prospettive future di valorizzazione del sito.
Le indagini archeologiche hanno ampliato in modo significativo la conoscenza dell’organizzazione urbana, dell’architettura monumentale e delle funzioni politiche, religiose e sociali di Aruch. Un’attenzione particolare è stata dedicata al castello medievale, la struttura più imponente del complesso, del quale sono state ricostruite l’evoluzione architettonica, le funzioni degli spazi e le diverse fasi di occupazione e trasformazione dal Medioevo all’età moderna.
La seconda parte del volume affronta il rapporto tra patrimonio culturale e sviluppo sostenibile. Vengono presentati i programmi di conservazione, restauro e valorizzazione del sito, concepiti per integrare la ricerca archeologica con una gestione sostenibile del patrimonio. L’obiettivo è promuovere uno sviluppo eco-archeologico capace di coniugare tutela, conoscenza e sviluppo economico delle comunità locali.
Il progetto su Aruch mira infatti a recuperare e valorizzare uno dei più rilevanti complessi archeologici dell’Armenia attraverso un metodo integrato, che unisce ricerca scientifica, conservazione, documentazione e fruizione culturale. Tra gli obiettivi di lungo periodo proposti figurano la creazione di un Parco Archeologico di Aruch, destinato alla ricerca, all’educazione e alla visita pubblica, e in prospettiva la realizzazione di un centro museale dedicato alla storia del sito. Inoltre, il progetto intende porre le basi per una possibile futura candidatura di Aruch alla Lista del Patrimonio Mondiale UNESCO.
Le attività rientrano nel progetto ArcheoTourDev, iniziativa di Cooperazione internazionale finanziata dall’Agenzia Italiana per la Cooperazione allo Sviluppo – AICS, coordinata dall’Università di Firenze in collaborazione con ISMEO e con il coinvolgimento dell’Opificio delle Pietre Dure, e che investe i siti archeologici di Dvin, Garni e Aruch. Tale iniziativa è finalizzata anche a promuovere il turismo culturale sostenibile, il rafforzamento delle competenze locali e nuove opportunità di sviluppo economico e sociale. Particolare rilievo è stato attribuito anche al modello di collaborazione promosso dall’ISMEO, basato sul dialogo istituzionale, sul coinvolgimento delle comunità locali e sulla condivisione delle competenze tra studiosi.
Il progetto rappresenta un esempio concreto di cooperazione tra Armenia e Italia, contribuendo al rafforzamento dei legami culturali e scientifici tra i due Paesi e alla valorizzazione e trasmissione di un patrimonio storico di straordinario valore alle future generazioni. (focus\aise)