Emma Bonino, il coraggio delle idee e il rispetto oltre le differenze - di Alessandro Butticé

BRUXELLES\ aise\ - Non ho condiviso tutto di Emma Bonino. Dirlo oggi sarebbe ipocrita e, probabilmente, non renderebbe neppure giustizia a una personalità che ha fatto delle proprie convinzioni, sostenute con determinazione anche quando dividevano, uno dei tratti distintivi della sua vita pubblica.
Ma le differenze politiche e culturali non dovrebbero mai impedire di riconoscere il valore delle persone. Ed Emma Bonino è stata una grande donna, una grande europea e una grande Commissaria europea: competente, determinata e coraggiosa. Una di quelle figure con le quali si poteva essere profondamente in disaccordo, ma che difficilmente lasciavano indifferenti.
Tra i ricordi personali che conservo di lei ce n’è uno al quale sono particolarmente legato. Alla vigilia dell’introduzione della moneta unica, insieme a Donato Raponi pubblicai il libro “Arriva l’Euro!”, pensato per spiegare in termini concreti a famiglie, risparmiatori, professionisti, commercianti, pensionati e imprenditori cosa avrebbe significato l’arrivo della nuova moneta. Emma Bonino, allora membro della Commissione europea, accettò di scriverne la prefazione.
Rileggerla tanti anni dopo significa anche tornare al clima di un’Europa che guardava con fiducia a una delle tappe più ambiziose della propria integrazione. Bonino ricordava il percorso iniziato dopo la Seconda guerra mondiale e culminato, allora, nella decisione di dotare una parte crescente dell’Unione di una moneta comune.
Ma soprattutto insisteva sulle conseguenze concrete per i cittadini. L’euro avrebbe eliminato costi e complessità delle conversioni, ridotto i rischi di cambio, consentito di confrontare direttamente i prezzi e facilitato gli spostamenti all’interno dell’Europa. Per le imprese, e in particolare per le piccole e medie, avrebbe significato minori rischi e minori costi nelle transazioni e nei finanziamenti.
Nella conclusione di quella prefazione scrisse che una preparazione tempestiva all’euro era ormai indispensabile per tutti gli operatori economici e definì il nostro volume uno “strumento utilissimo di consultazione per tutti”. Una frase che, naturalmente, per chi quel libro lo aveva scritto rappresentò un riconoscimento importante. E che oggi conservo soprattutto come testimonianza di una stagione della mia vita professionale e del processo di costruzione europea.
Ebbi altre occasioni di incontrarla nel corso degli anni. L’ultima che ricordo risale al periodo in cui Bonino era Ministro per gli Affari europei. Presiedette una riunione del Comitato per la lotta contro la frode alla quale partecipai. In quella circostanza ritrovai la stessa preparazione, l’energia e soprattutto la conoscenza concreta delle istituzioni europee che avevo avuto modo di apprezzare a Bruxelles.
Per chi, come me, ha trascorso una parte importante della propria vita professionale nelle istituzioni dell’Unione, resta anche questo aspetto della sua storia: Emma Bonino conosceva l’Europa non soltanto come ideale politico, ma come macchina istituzionale, con le sue possibilità, i suoi limiti e la necessità quotidiana di farla funzionare.
Oggi rimangono le differenze che ci sono state e che non avrebbe senso cancellare. Ma rimane soprattutto il rispetto.
La politica divide. Le idee possono e devono essere discusse, condivise o combattute. La democrazia vive proprio di questo. La capacità di riconoscere la competenza, il coraggio e la statura di una persona anche quando non se ne condividono tutte le battaglie è però, a mio avviso, parte della stessa cultura democratica.
È così che voglio ricordare Emma Bonino: con rispetto e gratitudine personale, tornando con la memoria a quella vecchia prefazione e a un’Europa che si preparava all’euro.
Un piccolo pezzo della mia storia professionale ed europea che oggi assume un significato particolare. Grazie, Emma. (alessandro butticé\aise)