Ue: ogni operatore umanitario ucciso è il fallimento della comunità internazionale

BRUXELLES\ aise\ - “Rendiamo omaggio allo straordinario coraggio degli operatori umanitari che ogni giorno mettono a rischio la propria vita per portare cibo, acqua, riparo e assistenza medica alle persone in condizioni di estremo bisogno. La loro dedizione — spesso in luoghi dai quali il mondo ha distolto lo sguardo — è una delle più potenti espressioni della solidarietà umana”. A dirlo sono state, in occasione della Giornata mondiale dell’aiuto umanitario, 19 agosto, Kaja Kallas, Alta rappresentante dell’Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza e Vicepresidente della Commissione europea, e Hadja Lahbib, Commissaria per l’Uguaglianza, la preparazione e la gestione delle crisi.
“Il loro coraggio comporta spesso un costo terribile – ha detto le due rappresentanti dell’Ue -. Gli operatori umanitari continuano a essere vittime di attacchi, rapimenti e uccisioni a un ritmo allarmante. Nel 2026, finora, 82 operatori umanitari sono stati uccisi, 39 rapiti e 97 feriti. Gli attacchi contro il personale umanitario, gli ospedali e i beni di carattere civile non sono incidenti: sono violazioni del diritto internazionale umanitario. E la legge è chiara: la protezione dei civili, compresi gli operatori umanitari, non è facoltativa. L’impunità non fa che alimentare ulteriori atrocità”.
“La portata delle sofferenze umanitarie nel mondo è oggi sconvolgente – hanno proseguito Kallas e Lahbib -. In Sudan, una delle peggiori crisi umanitarie al mondo continua a mietere vittime e a costringere milioni di persone alla fuga, mentre l’accesso umanitario è sistematicamente ostacolato. A Gaza, la distruzione e le sofferenze continuano su scala catastrofica. In Ucraina, la guerra di aggressione della Russia ha generato bisogni umanitari che si ripercuotono ben oltre i confini del Paese, interrompendo le catene di approvvigionamento alimentare e aggravando ulteriormente le crisi che colpiscono le comunità vulnerabili in Africa e in Medio Oriente. Dal Corno d’Africa al Sahel, dall’Afghanistan al Myanmar, le crisi umanitarie continuano a svilupparsi ricevendo un’attenzione internazionale di gran lunga insufficiente”.
“Le tecnologie emergenti stanno trasformando radicalmente il modo di fare la guerra, creando nuovi rischi per i civili e mettendo ulteriormente alla prova il rispetto del diritto internazionale umanitario – ha proseguito ancora le due rappresentanti della Commissione europea -. L’Unione europea è uno dei maggiori donatori umanitari al mondo e siamo determinati a mantenere il nostro impegno. Ma i finanziamenti da soli non bastano. Dobbiamo continuare a portare avanti la nostra diplomazia umanitaria per promuovere un accesso umanitario rapido, sicuro e senza ostacoli, affinché gli operatori umanitari possano raggiungere le persone che hanno bisogno di aiuto”.
Ogni operatore umanitario ucciso non è soltanto una tragedia personale, ma rappresenta anche un fallimento della comunità internazionale nell’adempiere ai suoi impegni più fondamentali”, hanno detto chiaro e tondo Kallas e Lahbib. “Attraverso il programma di risposta rapida Protect Aid Workers, l’UE fornisce un sostegno immediato agli operatori umanitari locali vittime di attacchi. Questo sostegno è fondamentale: gli operatori umanitari locali rappresentano il 90% delle persone prese di mira, pur non disponendo spesso delle stesse forme di protezione garantite al personale internazionale. Nel 2025, il programma ha fornito assistenza a 782 operatori umanitari in 25 Paesi”.
Kallas e Lahbib hanno quindi infine reso omaggio a “ogni operatore umanitario per il suo coraggio e per il loro prezioso lavoro, che salva vite umane. L’aiuto umanitario è espressione della nostra comune umanità. L’UE continuerà a essere un donatore umanitario impegnato finché persisteranno i bisogni”. (aise)