Leone XIV: non disperare neanche nei momenti di buio, Gesù non ci abbandona

ROMA\ aise\ - “Non esaltarsi davanti al successo, non presumere mai di noi stessi. Non disperare, neanche nei momenti di buio”, perché “Gesù non ci abbandona”. Questo il fulcro dell’Angelus di Papa Leone XIV di ieri, 9 agosto, in Piazza San Pietro, con cui il Pontefice ha commentato il brano del Vangelo di Matteo in cui Cristo placa una tempesta sul mare di Tiberiade prima di invocare nuovamente la pace parlando della situazione in Sudan e del conflitto tra Russia e Ucraina.
“Oggi – ha iniziato Prevost - il Vangelo ci parla di Gesù che, sul lago di Galilea, raggiunge i discepoli nel mezzo di una tempesta, camminando sulle acque. Dopo il miracolo dei pani e dei pesci, il Maestro spinge i suoi a salire in barca e a prendere il largo, mentre Lui si ritira sul monte, da solo, a pregare. Lontani dalla riva, però, essi si trovano in balia del vento e faticano ad avanzare. Dopo un’esperienza di successo, in cui erano stati protagonisti di un segno prodigioso, ora si ritrovano impotenti e spaventati di fronte alla minaccia delle onde e del vento contrario. Sul finire della notte, Gesù va loro incontro sulle acque agitate, e impauriti lo scambiano per un fantasma. Ma Egli dice loro: “Coraggio, sono io, non abbiate paura!”. La presenza del Signore cambia tutto: Pietro addirittura riesce a fare alcuni passi sopra le onde verso di Lui; poi si spaventa, affonda e Gesù lo salva. Quando poi il Maestro sale sulla barca, la tempesta si calma, e allora sgorga spontanea dal cuore dei discepoli la professione di fede: “Davvero tu sei Figlio di Dio!””.
“Per giungere a questo, non è bastato loro aver assistito a un miracolo, né aver avuto successo davanti alla gente: hanno dovuto passare attraverso l’esperienza della loro debolezza – ha sottolineato il Papa - e, in essa, riconoscere la presenza di Dio. Solo così hanno potuto aprire veramente gli occhi e il cuore alla sua vicinanza, ritrovando pace anche in mezzo alla tempesta. Un giorno, tempo dopo, Gesù dirà loro: “Se avrete fede e non dubiterete […], se direte a questo monte: “Levati e gettati nel mare”, ciò avverrà”. E proprio questo essi hanno sperimentato sul lago: la pace di Cristo, che era stato sul monte a pregare, li ha raggiunti in mezzo alla furia delle acque”.
Questo miracolo, dunque, “ci insegna una cosa importante”, ha aggiunto ancora il Pontefice: “prima di tutto a non esaltarci davanti al successo e a non presumere mai di noi stessi; e al tempo stesso a non disperare, neanche nei momenti di buio, quando ci sentiamo impotenti davanti ai problemi e, nonostante i nostri sforzi, ci sembra di andare più indietro che avanti. In qualsiasi circostanza, Gesù non ci abbandona e, se lo accogliamo umilmente nella barca della nostra vita – con la preghiera, con i Sacramenti, con l’ascolto della sua Parola –, in Lui troveremo la pace, troveremo luce e forza per il nostro cammino. Ci aiuti Maria a vivere così, con abbandono fiducioso in Dio, Lei che fu proclamata beata per la sua fede”, ha concluso.
Dopo l'Angelus, il Papa è tornato a parlare di Pace. In particolare, lo ha fatto riferendosi alla tragica situazione in Sudan, specialmente nella città di el-Obeid: “Nell’esprimere la mia vicinanza spirituale al popolo della Nazione, rinnovo il mio appello alle autorità affinché siano garantiti corridoi umanitari per la popolazione civile. Al tempo stesso, esorto la comunità internazionale a sostenere gli sforzi volti a raggiungere un immediato cessate il fuoco. Preghiamo il Signore perché sostenga coloro che soffrono, converta i cuori di chi semina violenza e conceda la tanto attesa pace”.
Prevost ha ancora parlato delle “dolorose” notizie riguardo al conflitto russo-ucraino e all’uccisione di persone innocenti uccise e ferite in ambo i lati: “Tragici episodi si susseguono, anzi, si moltiplicano, provocando sempre più vittime civili, tra cui anche bambini. Sono vicino alle famiglie delle vittime, ai feriti e a tutti coloro che soffrono a causa del conflitto in atto. Di fronte a tanto dolore rinnovo un accorato appello affinché si rispetti il diritto umanitario e cessino da entrambe le Parti gli attacchi che coinvolgono obiettivi civili. La guerra non fa che generare altra guerra e provoca enormi sofferenze. È tempo di fermare la spirale di violenza e dare spazio alla diplomazia e al dialogo per aprire la strada alla pace”. (ma.av.\aise)