Papa Leone: Dio è amore e rifiuta la guerra

Vatican Media

ROMA\ aise\ - Gesù è il “Re della pace”, “un Dio che rifiuta la guerra, che nessuno può usare per giustificare la guerra, che non ascolta la preghiera di chi fa la guerra e la rigetta”. Queste le parole, chiare, di Papa Leone XIV durante la celebrazione ieri, 29 marzo, della Passione di Cristo, nella Domenica delle Palme.
Durante l’omelia in piazza San Pietro, Leone XIV ha invitato fedeli e pellegrini a mettersi dietro Gesù, a seguire i suoi passi, mentre egli “percorre la via della croce”, camminando con lui e contemplando “la sua passione per l’umanità, il suo cuore che si spezza, la sua vita che si fa dono d’amore”.
“Guardiamo a Gesù, che si presenta come Re della pace, mentre attorno a Lui si sta preparando la guerra”, ha continuato il Pontefice. “Lui, che rimane fermo nella mitezza, mentre gli altri si agitano nella violenza. Lui, che si offre come una carezza per l’umanità, mentre altri impugnano spade e bastoni. Lui, che è la luce del mondo, mentre le tenebre stanno per ricoprire la terra. Lui, che è venuto a portare la vita, mentre si compie il piano per condannarlo a morte”.
“Come Re della pace, Gesù vuole riconciliare il mondo nell’abbraccio del Padre e abbattere ogni muro che ci separa da Dio e dal prossimo, perché “Egli è la nostra pace” (Ef 2,14)”, ha spiegato Papa Leone. “Come Re della pace, entra in Gerusalemme in groppa a un asino, non a un cavallo, realizzando l’antica profezia che invitava a esultare per l’arrivo del Messia: “Ecco, a te viene il tuo re. / Egli è giusto e vittorioso, / umile, cavalca un asino, / un puledro figlio d’asina. / Farà sparire il carro da guerra da Efraim / e il cavallo da Gerusalemme, / l’arco di guerra sarà spezzato, / annuncerà la pace alle nazioni” (Zc 9,9-10). Come Re della pace, quando uno dei suoi discepoli estrae la spada per difenderlo e colpisce il servo del sommo sacerdote, Egli subito lo ferma dicendo: “Rimetti la tua spada al suo posto, perché tutti quelli che prendono la spada di spada moriranno” (Mt 26,52). Come Re della pace, mentre veniva caricato delle nostre sofferenze e trafitto per le nostre colpe, Egli “non aprì la sua bocca; era come agnello condotto al macello, come pecora muta di fronte ai suoi tosatori” (Is 53,7). Non si è armato, non si è difeso, non ha combattuto nessuna guerra. Ha manifestato il volto mite di Dio, che sempre rifiuta la violenza, e invece di salvare sé stesso si è lasciato inchiodare alla croce, per abbracciare tutte le croci piantate in ogni tempo e luogo nella storia dell’umanità”.
“Fratelli, sorelle, questo è il nostro Dio: Gesù, Re della pace”, ha detto Leone. “Un Dio che rifiuta la guerra, che nessuno può usare per giustificare la guerra, che non ascolta la preghiera di chi fa la guerra e la rigetta dicendo: “Anche se moltiplicaste le preghiere, io non ascolterei: le vostre mani grondano sangue” (Is 1,15). Guardando a Lui, che è stato crocifisso per noi, vediamo i crocifissi dell’umanità. Nelle sue piaghe vediamo le ferite di tante donne e uomini di oggi. Nel suo ultimo grido rivolto al Padre sentiamo il pianto di chi è abbattuto, di chi è senza speranza, di chi è malato, di chi è solo. E soprattutto sentiamo il gemito di dolore di tutti coloro che sono oppressi dalla violenza e di tutte le vittime della guerra”.
“Cristo, Re della pace, grida ancora dalla sua croce: Dio è amore! Abbiate pietà! Deponete le armi, ricordatevi che siete fratelli!”. Un messaggio oggi più che mai vivido: “proprio mentre la Chiesa contempla il mistero della Passione del Signore, non possiamo dimenticare quanti oggi partecipano in modo reale alla sua sofferenza. La loro prova interpella la coscienza di tutti”, ha sottolineato il Papa durante l’Angelus che è seguito alla santa messa. “Eleviamo la nostra supplica al Principe della pace, affinché sostenga i popoli feriti dalla guerra e apra cammini concreti di riconciliazione e di pace”, ha aggiunto. “Terra, cielo e mare sono creati per la vita e per la pace”, ha concluso il Santo Padre ricordando le vittime della guerra e i migranti che hanno perso la vita in mare e dicendosi “più che mai vicino con la preghiera ai cristiani del Medio Oriente, che soffrono le conseguenze di un conflitto atroce e, in molti casi, non possono vivere pienamente i Riti di questi giorni santi”. (m.avilloni\aise)