Papa Leone XIV: continuiamo a pregare per la pace

ROMA\ aise\ - “Continuiamo a pregare per la pace”. Questo l’appello di Papa Leone XIV al termine dell’Angelus di ieri, 30 agosto. Da Castel Gandolfo il Pontefice si è rivolto a fedeli e pellegrini ricordando le parole di Sant’Agostino: “la pace […] è simile al pane del miracolo che cresceva nelle mani dei discepoli mentre lo spezzavano e lo distribuivano” (Sermo 357, 2). “Possano aumentare nel mondo quanti con coraggio spezzano e distribuiscono il pane della pace, superando le divisioni, promuovendo la giustizia, praticando il perdono, per il bene di tutti”, ha auspicato Prevost.
Anche in occasione della Giornata Mondiale di Preghiera per la Cura del Creato, che si celebrerà domani, 1 settembre, e che segna l’inizio del “Tempo del Creato”, osservato dai cristiani di diverse Confessioni, il cui tema quest’anno è “Acqua viva”, il Papa ha ricordato che “la cura della nostra “casa comune” richiede una conversione del cuore, affinché ciò che è stato usato per portare distruzione possa invece essere orientato alla vita. Invito tutti a unirsi, in preghiera e azione, affinché possiamo farci canali di acqua viva della pace di Dio e donare ristoro al nostro mondo ferito”.
Nel corso dell’Angelus, Leone XIV ha illustrato il Vangelo che “ci parla di Gesù che svela ai discepoli il Mistero della sua Pasqua imminente: il Messia – dice – dovrà “andare a Gerusalemme e soffrire molto da parte degli anziani, dei capi dei sacerdoti e degli scribi, e venire ucciso e risorgere il terzo giorno” (Mt 16,21)”.
“Ciò che afferma è molto lontano dalle loro attese di un Messia trionfatore e potente, con il cui aiuto sconfiggere e calpestare i nemici (cfr Sal108,14)”, ha evidenziato il Santo Padre. “Già avevano avuto modo, nel tempo trascorso con Lui, di stupirsi di tanti suoi gesti e parole. Quest’ultimo messaggio, però, va davvero oltre ogni previsione. In particolare, Pietro manifesta il suo dissenso e rimprovera Gesù, dicendogli: “Dio non voglia, Signore; questo non ti accadrà mai” (v. 22). Poco prima ha riconosciuto in Lui “il Cristo, il Figlio del Dio vivente” (v. 16). Ora, invece, sorpreso e forse deluso da ciò che sente, in contrasto con la bellissima professione di fede che ha appena fatto, lo rimprovera. Sembra dirgli: “sì, credo che tu sei il Messia, ma non è così che si salva il mondo”. Il suo è un moto di zelo, certamente animato da amore sincero, e nondimeno ci fa riflettere”.
“Anche per noi”, ha detto Papa Leone, “non è sempre facile capire e accettare le vie di Dio, specialmente quando sono molto lontane dalle nostre. Allora la tentazione è di pensare, contro ogni logica di fede, che sia il Signore a sbagliare, o peggio ancora a non ascoltarci o a non interessarsi di noi. Di fronte a questa incertezza Pietro, pur nella sua impulsività, ci insegna due cose importanti. La prima è di non interrompere mai, nemmeno in questi momenti, il dialogo con il Signore, anzi di manifestargli con fiducia anche la nostra difficoltà a comprendere ciò che ci chiede. La seconda, però, è di non giudicare mai l’operare di Dio, ma piuttosto di metterci in ascolto, con umiltà, nella preghiera, di ciò che ci sta rivelando attraverso il suo agire, anche quando non corrisponde alle nostre attese”.
“La grandezza del Primo degli Apostoli si manifesta anche in questo”, ha proseguito Prevost. “Gesù gli risponde: “Va’ dietro a me, Satana!” (v. 23); e spiega a lui e agli altri discepoli che, per calcare le sue orme, dovranno rinnegare sé stessi, prendere la loro croce e seguirlo (cfr v. 24). Pietro lo farà: dopo averlo ascoltato, accetterà la sfida e rimarrà fedele alle parole del Cristo, che ha riconosciuto come suo Redentore, per tutta l’esistenza, fino al martirio”.
“Chiediamo allora al Signore di avere anche noi, nella nostra vita di fede e nella nostra preghiera, la stessa sincerità di Pietro, nel dirgli umilmente ciò che davvero sentiamo, anche quando il cuore è confuso, e al tempo stesso di saper coltivare la sua stessa docilità, nell’accettare ciò che ci chiede al di là delle nostre attese”, ha concluso il Papa, invocando come di consueto la Vergine Maria, “che è stata obbediente ai disegni di Dio fin sotto la Croce del suo Figlio Gesù”. (m.av.\aise)