Papa Leone XIV: la Trinità ci fa amare tutto e tutti

Vatican Media

ROMA\ aise\ - “La vita di Dio è meravigliosa e coinvolgente, dà pace al nostro cuore, spesso così inquieto, e ci fa incontrare fratelli e sorelle nella gioia dello Spirito. La Trinità ci fa amare tutto e tutti: scopriamo che ogni creatura è fatta per la comunione, la relazione, l’incontro. E, per contrasto, comprendiamo perché le divisioni, le polarizzazioni, il disprezzo delle diversità portano nel mondo distruzione, tristezza e aridità”. Questo il messaggio che Papa Leone XIV ha affidato a fedeli e pellegrini giunti ieri, 31 maggio, in piazza San Pietro per assistere alla recita dell’Angelus nella Solennità della Santissima Trinità.
“Con la solennità di Pentecoste, una settimana fa, si è concluso il Tempo pasquale”, ha esordito il Santo Padre. “Celebrando oggi il Mistero di Dio Trinità ci è offerta la possibilità di ripensare il cammino percorso, a partire dal suo centro: la vita di Dio che si è donata a noi in Gesù Cristo. Questa vita è una comunione dinamica, inesauribile, feconda, che ora ci coinvolge: lo Spirito che lega il Padre e il Figlio è stato infatti riversato nei nostri cuori, così che nel mondo prende forma la Chiesa, sacramento di comunione, spazio di incontro, di amore e di vita in cui cielo e terra già si toccano”.
“Il Vangelo della Liturgia odierna (Gv 3,16-18) ci presenta Nicodemo, una personalità di rilievo in Israele che sentì una profonda attrazione per Gesù”, ha proseguito Prevost. “Infatti andò a trovarlo – di notte, per non essere visto –, desideroso di conoscere meglio questo misterioso Maestro e di porgli delle domande. Ospitandolo, il Signore diede importanza alla sua ricerca. Lo sorprese, suggerendogli che è possibile anche a un adulto rinascere; gli lasciò intuire che la vita di Dio avrebbe potuto trasformare la sua vita. Gesù parlò a Nicodemo dello Spirito Santo, illuminò la sua notte con la verità che nella festa di oggi risuona in tutte le nostre chiese: “Dio ha tanto amato il mondo da dare il Figlio, unigenito, perché chiunque crede in lui non vada perduto, ma abbia la vita eterna” (v. 16). E ancora: “Dio non ha mandato il Figlio nel mondo per condannare il mondo, ma perché il mondo sia salvato per mezzo di lui” (v. 17)”.
“Carissimi”, ha detto il Papa rivolgendosi ai fedeli, “nel Mistero di Dio, Padre e Figlio e Spirito Santo, siamo a casa, come Nicodemo si sentì a casa presso Gesù. La vita di Dio è meravigliosa e coinvolgente, dà pace al nostro cuore, spesso così inquieto, e ci fa incontrare fratelli e sorelle nella gioia dello Spirito. La Trinità ci fa amare tutto e tutti: scopriamo che ogni creatura è fatta per la comunione, la relazione, l’incontro. E, per contrasto, comprendiamo perché le divisioni, le polarizzazioni, il disprezzo delle diversità portano nel mondo distruzione, tristezza e aridità”.
“Nicodemo faceva parte del Sinedrio, il Consiglio dei capi d’Israele. Quando nel Sinedrio sentì parole di disprezzo verso Gesù”, ha spiegato ancora Leone XIV, “invitò tutti ad ascoltarlo prima di condannarlo. Aveva ricevuto da Dio, attraverso Cristo stesso, lo Spirito della comunione, che apre il cuore alla nuova verità e alla vera novità. Chi non accoglie questo Spirito invecchia presto, nel lamento; si trova solo, non ha mai l’animo in festa. Oggi, invece, cari fratelli e sorelle, è festa! La festa di Dio è la nostra festa. Per questo San Paolo scrive ai Corinzi: “Siate gioiosi, tendete alla perfezione, fatevi coraggio a vicenda, abbiate gli stessi sentimenti, vivete in pace e il Dio dell'amore e della pace sarà con voi” (2 Cor 13,11)”.
Rivolgendo come di consueto la sua preghiera alla Vergine Maria, affinché “nel suo “sì” alla divina Volontà fiorisca anche il nostro “sì” all’amore della Santissima Trinità”, il Papa infine invocato la pace, affidando “all’intercessione della Vergine Maria i popoli martoriati dalla guerra. Possa la divina Sapienza illuminare la coscienza di chi ha autorità e orientare le decisioni verso la ricerca sincera di una pace giusta e duratura”, ha concluso. (m.a.\aise)