Demenza: uno studio italiano ridefinisce i fattori di rischio territoriali

ROMA\ aise\ - La demenza non è una conseguenza inevitabile dell’invecchiamento, ma una condizione su cui è possibile intervenire tempestivamente agendo sui fattori di rischio modificabili fin dalla mezza età. Sebbene la letteratura internazionale – come il rapporto della Lancet Commission e le più recenti analisi longitudinali americane – confermi che il controllo dei fattori vascolari e dello stile di vita possa fare la differenza nell'allungare gli anni di vita liberi dalla malattia, è la ricerca scientifica italiana a fornire le risposte più concrete e aderenti alla realtà clinica del nostro Paese.
Attraverso lo studio di PREV-ITA-DEM, finanziato dal PNRR e condotto con la partecipazione dell’ARS Toscana (che ne ha dato notizia), la comunità scientifica italiana ha analizzato oltre un decennio di dati sanitari (2011-2022) dedicati alla popolazione over 50. I ricercatori del nostro Paese hanno dimostrato come l'impatto dei fattori di rischio sulla popolazione italiana sia profondo ma richieda letture specifiche: in particolare, l'analisi italiana ha evidenziato come la depressione rappresenti il fattore di rischio più dirompente in assoluto, in grado di aumentare vertiginosamente le probabilità di sviluppare demenza a prescindere dall'età, dal sesso e dalle patologie concomitanti. Accanto al quadro psichiatrico, la ricerca italiana ha confermato il peso determinante del diabete e ha fornito una lettura complessa sul ruolo dell'ipertensione, il cui trattamento farmacologico precoce potrebbe rivelarsi un elemento chiave di protezione.
Le conclusioni dei ricercatori italiani indicano chiaramente che la gestione tempestiva della salute psichiatrica e metabolica negli adulti rappresenta la vera strategia nazionale di salute pubblica per contrastare l'insorgenza della malattia. I dati italiani si integrano con le evidenze della comunità scientifica globale, che nei recenti studi internazionali ha quantificato in quasi 13 anni la differenza di vita vissuta con le facoltà mentali integre tra chi gestisce correttamente i profili vascolari a 55 anni e chi presenta molteplici fattori di rischio, anche in presenza di una predisposizione genetica avversa.
La sintesi dell'impianto di ricerca italiano ribadisce che la prevenzione cardiovascolare, cognitiva e mentale deve essere integrata fin dalla mezza età per costruire una solida "riserva cognitiva". L'obiettivo primario identificato dagli studiosi non è soltanto prolungare l'aspettativa di vita, ma espandere gli anni vissuti in piena salute, autonomia e lucidità. (aise)