Continentale Europa – Nord Africa Cgie/ L’impatto della riforma sulla cittadinanza nei consolati

ROMA aise\ - Si è parlato anche di cittadinanza durante la prima parte dei lavori della Continentale Europa - Nord Africa del Consiglio generale degli italiani all’estero riunita da questa mattina a Dortmund. Silvia Maria Lucia Santangelo, Capo dell’ufficio Affari sociali dell’Ambasciata italiana a Berlino, ha riportato, in particolare, la situazione in Germania alla luce delle novità introdotte dalla riforma entrata in vigore lo scorso maggio.
La materia è “complessa”, ha premesso Santangelo, che ha definito il limite alla trasmissione della cittadinanza introdotto dalla legge come una “clausola ghigliottina”. Una misura “presa perché in 10 anni il numero degli italiani nati all’estero è aumentato del 40%”, cifra che ha fatto stimare “tra i 60 e gli 80 milioni” i riconoscimenti possibili. Certo, ha aggiunto, “questo discorso in Europa è più complicato da comprendere” perché “noi siamo vicini all’Italia, torniamo spesso, è più facile mantenere saldi i legami”, a differenza di chi “ha lasciato l’Italia secoli fa e la cui discendenza ha perso ogni legame con il Paese negli corso degli anni”.
La legge, ha ricordato, prevede “finestre temporali che danno la possibilità di fare domanda di cittadinanza per figli nati all’estero o di richiederla per chi l’ha persa”, un caso quest’ultimo “molto sentito” in Germania dove fino a poco tempo fa non era possibile avere doppia cittadinanza.
Ma qual è stato l’impatto della legge sui consolati? In Germania, ha spiegato Santangelo, “c’è stata una fase di grande incertezza tra la comunità nel mese di aprile”, quando cioè è stato approvato il decreto dal Consiglio dei Ministri. Una fase caratterizzata da una “comunicazione non accurata”. Dopo la conversione in legge del decreto, “sono state affinate le informazioni che abbiamo veicolato via social. Molte le richieste di chiarimenti ricevute questa estate”, ma in Germania “le domande di cittadinanza, secondo le finestre temporali offerte, sono davvero poche”. Solo Monaco di Baviera ha qualche domanda in più rispetto alle altre sedi, ha informato l’esponente dell’Ambasciata. “Anche i casi di rifiuto sono limitati”.
La legge, ha precisato, “ha inciso tanto sui cittadini extracomunitari diventati italiani: persone che avevano altre cittadinanze, hanno vissuto in Italia, ottenuto la cittadinanza e poi si sono traferite in Germania. Il problema nasce perché i loro figli non hanno vissuto almeno due anni in Italia come richiesto dalla nuova legge, e quindi non sono automaticamente italiani”. Per questo ai consolati “giungono richieste di chiarimenti da parte delle autorità tedesche, perché questi cittadini chiedono il permesso di soggiorno per i loro figli e le autorità tedesche sostengono che non è necessario, “perché sono italiani” pensano, e invece così non è”.
“Ogni singolo caso presentato richiede un’attenzione e un vaglio molto più preciso rispetto a prima”, ha concluso Santangelo. “Quindi c’è un rallentamento delle procedure”.
Il problema principale, per Carmelo Vaccaro (Svizzera), è “l’interpretazione della legge”. Si tratta di una norma che contiene “aspetti problematici e iniqui, ma anche opportunità”, ha aggiunto il consigliere che ha riferito di aver studiato il testo con un team di avvocati e chiesto un parere formale alla Dgit ricevendo risposta da Matteo Branciforte, Vice Direttore Generale alla Dgit.
Il punto, ha spiegato Vaccaro, è informare “i cittadini naturalizzati in Paesi extra Ue della possibilità per i loro figli di fare richiesta di cittadinanza ex articoli 1 bis e 1 ter della nuova legge”. La rete consolare ha “il dovere di informarli. Per questo ringrazio al Console generale a Ginevra Nicoletta Piccirillo che ha pubblicato sul sito della sede queste informazioni chiare ed esaustive”.
Informazioni, hanno osservato altri consiglieri, che sono su tutti i siti dei Consolati; ma non così esaustive e puntuali, ha ribattuto Vaccaro, che ha quindi riportato il suo caso personale all’assemblea: “sono emigrato in Svizzera a 20 anni, ho tre figli tutti nati italiani, ma naturalizzati svizzeri: loro possono trasmettere cittadinanza ai loro figli? Secondo il parere inviatomi dal vicedirettore Branciforte sì, possono richiedere la cittadinanza per beneficio di legge per i loro figli perché loro sono nati italiani. Questo dobbiamo spiegare ai connazionali”. Le difficoltà interpretative e di applicazione ruotano tutte intorno all’avverbio “esclusivamente”: i nati all’estero – dice la nuova legge – possono richiedere la cittadinanza se uno dei genitori o dei nonni possedeva esclusivamente la cittadinanza italiana.
Ma come si fa a stabilirlo? In Germania, ha spiegato Santangelo, usano i certificati di residenza. “La legge va letta in combinato disposto con quella sui servizi consolari che all’articolo 10 dispone che i Consolati valutino il valore probatorio della documentazione prodotta dallo Stato terzo. Come faccio a sapere se un ipotetico signor Luigi è solo italiano? In parte grazie al certificato di residenza che chiediamo alle autorità tedesche, dove viene riportata la sua cittadinanza. Ma se Luigi prima di venire in Germania ha vissuto a Londra e ha preso la cittadinanza senza dichiararlo? I nostri strumenti probatori sono limitati”, ha ammesso Santangelo. “Il nostro compito è capire come accertare i fatti senza paralizzare la macchina”.
Una macchina che a breve sarà guidata da Roma e non più all’estero: la riforma dei servizi consolari toglie la trattazione delle pratiche di cittadinanza ai consolati per affidarla ad un ufficio centralizzato a Roma. Questo ufficio, che doveva essere operativo già a gennaio 2026, lo sarà nel 2028.
A pochi mesi dall’entrata in vigore della legge tante sono ancora le incertezze: per questo, è stato sottolineato da più parti, è fondamentale dare informazioni chiare e “univoche”. In prima linea la rete diplomatica, ma devono contribuire anche Cgie, Comites e tutta la rete associativa. (m.c.\aise)