Le elezioni Comites alla Continentale America Latina: priorità, informare i connazionali

LIMA\ aise\ - Un ampio dibattito sulle elezioni dei Comites ha impegnato la prima sessione di lavori della Commissione Continentale America Latina del Consiglio generale degli italiani all’estero riunita a Lima fino a sabato 4 luglio.
“In 40 anni è la prima volta che si vota alla scadenza naturale del mandato dei Comites”, ha sostenuto Mariano Gazzola, vicesegretario d’area, che ha subito messo in chiaro quale dovrà essere la priorità per l’Amministrazione: informare i connazionali del voto del 4 dicembre.
Al centro della campagna informativa, ha aggiunto, l’obbligo di iscriversi nell’elenco degli elettori: sì, perché per i Comites i connazionali votano per corrispondenza ma solo se hanno esercitato la cosiddetta “opzione inversa”.
“Siamo un po' in ritardo, la campagna dovrebbe partire quanto prima”, ha ribadito Gazzola, sostenendo che nel 2021 lui si iscrisse al voto tramite il portale Fast it già il 21 giugno, dunque mesi prima del decreto di indizione delle elezioni. Decreto, ha sostenuto, “che stabilisce il termine ultimo per iscriversi, non da quando è possibile farlo”.
Per Gargiulo (Cile) la Farnesina dovrebbe autorizzare fin da ora l’iscrizione nell’elenco degli elettori con la compilazione di un modulo “universale”, accompagnato da un documento di identità, da consegnare ai Consolati.
Certo, è stato osservato, se non esiste il decreto di indizione questa iscrizione “anticipata” non avrebbe un riferimento normativo.
L’opzione inversa è stata molto criticata dal Presidente del Comites di Lima, Simeoni: “quando ci sono i referendum, mandano i plichi a tutti, anche quando sono questioni distanti da noi che viviamo all’estero; quando, invece, il tema ci riguarda da vicino dobbiamo iscriverci per votare”.
La questione, è stato ricordato da più parti, è anche economica: per le elezioni dei Comites la legge di bilancio ha stanziato 14 milioni di euro, assolutamente insufficienti per mandare il plico a tutti gli aventi diritto. A favore dell’opzione il consigliere Taddone (Brasile) perché permette di votare a chi vuole davvero farlo e “di non sprecare soldi per plichi spediti anche a chi non vuole votare”.
Così come i colleghi europei, anche i consiglieri dell’America latina si sono confrontati sulle difficoltà per la sottoscrizione delle liste: complicato “portare in Consolato 200 persone”. Per facilitare questa operazione, Morello (Argentina) ha sostenuto che i funzionari consolari potrebbero recarsi nelle sedi delle associazioni dove – anche in occasione di eventi conviviali – i candidati potrebbero raccogliere i sottoscrittori e tutti potrebbero promuovere la partecipazione al voto. Una procedura, ha ricordato Gazzola, che cinque anni fa fu attivata da alcune sedi: “da Rosario un funzionario si recò nella sede di un’associazione a 150 km”, ha detto il vicesegretario. “Dipende dalle sedi e dalle loro disponibilità”. Certo, “viste le distanze tra le città in America latina, questa procedura, così come le aperture straordinarie delle sedi per le sottoscrizioni, andrebbe valorizzata”.
Quanto all’alternativa di compiere questo passaggio di fronte a un notaio, la questione dirimente è solo economica: come ricordato da Alciati (Brasile), la sottoscrizione oltre che firmata, andrebbe tradotta, e apostillata.
I consiglieri si sono quindi confrontati sulla possibilità che le sottoscrizioni siano raccolte dai consoli onorari, anche per non intasare le sedi consolari: “se si presentano tre liste parliamo di 600 persone”, ha osservato Gargiulo.
Persone che arriverebbero in sedi dove, comunque, non c’è abbastanza personale: “nell'ultima assemblea del Comites di Caracas, pochi giorni prima del terremoto – ha detto il consigliere Di Martino (Venezuela) – il Console Generale ci ha detto che dal 1° luglio a Caracas ci sarebbero stati solo due funzionari di ruolo”.
Tornando ai consoli onorari, Taddone ha proposto di chiedere un chiarimento formale circa la possibilità che raccolgano le sottoscrizioni visto che già “sono delegati ad autenticare le firme per atti di rilevanza giuridica”.
Il tema, hanno ricordato Gazzola e Petruzziello (Brasile), è stato sollevato anche in Comitato di presidenza: i consoli onorari sarebbero esclusi non per un divieto contenuto nelle norme sulle loro competenze ma proprio per la legge sui Comites che ne esclude il coinvolgimento. “Sono d'accordo a chiedere formalmente il chiarimento all'amministrazione”, ha detto Gazzola.
Obiettivo comune è aumentare la partecipazione al voto dei connazionali, rimanendo fermi su un punto, ha tenuto ad evidenziare il vice segretario, “la rappresentatività dei Comites è data dalla legge, che ne dispone l’istituzione, ne regola l’elezione e ne stabilisce le funzioni”. Questo per “evitare che qualcuno rialzi la voce per la loro eliminazione alla luce della bassa percentuale di votanti”.
I Comites, ha ricordato Alciati, “quest’anno compiono 40 anni e noi ci chiediamo come fare ad avere 200 firme. Quale supporto abbiamo avuto dallo Stato per farli conoscere? Quante volte i Consolati hanno fatto conoscere e presentato i Comites a livello locale sui territori? Anche questo è scritto nella legge. Dobbiamo essere più esigenti affinchè anche quella parte della legge venga rispettata”. La consigliera ha anche ricordato i “progetti speciali” finanziati nell’ultimo mandato: “forse è stata la prima volta che i Comites hanno avuto la possibilità di espandere la loro capacità di raggiungere più cittadini ma non tutti hanno avuto l’intuizione di approfittare di questa opportunità. Ormai siamo maturi, dobbiamo diventare più duri perché la legge venga rispettata”.
Sul rapporto partecipazione/legittimità, Taddone, dopo aver sostenuto la necessità di semplificare le procedure di iscrizione online nel registro degli elettori, ha osservato che, a prescindere dalla percentuale di votanti (“ci sono stati consiglieri eletti con 20 voti”), “la nostra legittimità è quella che è, non ce ne dobbiamo vergognare”. Quanto, infine, al supporto dei Consolati, il consigliere ha affermato: “in occasione del 2 giugno, potevano accennare anche delle elezioni invitando la comunità, in quelle occasioni sempre numerosa, a parteciparvi. L’obbligo di avere sul sito web del Consolato una pagina dedicata al Comites? Pochi ce l’hanno”.
I Comites, ha sostenuto Gargiulo, devono anche imparare a “farsi vedere”, anche con un “po’ di coraggio”.
Ultimi ad intervenire, Paglialunga – che ha richiamato i vari tentativi, tutti andati a vuoto, per riformare la legge sui Comites – e Canepa (Perù), amareggiato per il fatto che il costo delle elezioni diventa un tema solo per il voto degli italiani all’estero. (aise)