Vinitaly.Usa 2026: sarà a New York la 3ª edizione della rassegna

VERONA\ aise\ - È New York la città scelta da Veronafiere-Vinitaly e Agenzia Ice per la terza edizione di Vinitaly.USA, in programma lunedì 26 e martedì 27 ottobre 2026 al Pier 36. Dopo due edizioni a Chicago, Vinitaly.USA prosegue il proprio percorso di sviluppo approdando a New York City come evoluzione naturale di un progetto costruito per fasi, mantenendo continuità di format, obiettivi e posizionamento.
“Vinitaly.USA 2026 si rivolge a produttori, consorzi, importatori, distributori, operatori Ho.Re.Ca. e stakeholder istituzionali interessati a partecipare a un progetto che mette al centro qualità, contenuti e relazioni di lungo periodo, contribuendo in modo concreto allo sviluppo del vino italiano negli Stati Uniti”, sottolinea il presidente di Veronafiere, Federico Bricolo.
Chicago ha rappresentato un contesto efficace per avviare Vinitaly.USA con un’impostazione B2B di respiro nazionale. New York si inserisce oggi come passaggio di scala, valorizzando il lavoro svolto e rafforzando la capacità della manifestazione di dialogare con i principali centri decisionali del mercato americano del vino, senza modificarne la direzione strategica.
La scelta di New York City risponde a una logica di mercato precisa. L’area concentra importatori, distributori con copertura multi-statale, centrali d’acquisto e gruppi della ristorazione e del retail attivi su più mercati. Decisioni prese a New York incidono direttamente su strategie commerciali, assortimenti e listini a livello nazionale, rendendo la città un nodo chiave per chi opera sul mercato statunitense del vino. In questo contesto, Vinitaly.USA rafforza il proprio ruolo di piattaforma di riferimento per l’intero Paese.
“Vinitaly USA è un progetto sul quale l’ITA-Italian Trade Agency ha creduto fino dalla prima edizione. Abbiamo lavorato molto sulla qualità degli operatori internazionali al fine di qualificare e valorizzare un momento di promozione del prodotto ed abbiamo lavorato sullo sviluppo dell’offerta delle relazioni commerciali con l’intento di colmare il vuoto che creava la mancanza di una vera fiera del vino negli Stati Uniti”, commenta Matteo Zoppas, presidente dell’Agenzia Ice. “Rinnoviamo l’intenzione di appoggiare un progetto tanto opportuno quanto concreto, soprattutto in un momento e in una fase delicata sia del comparto del vino in sé, che dell’area statunitense che sconta oggi l’aggravio dei dazi, il cambio euro-dollaro, ed un comportamento del consumatore più moderato”.
Il profilo dei buyer attivi nello Stato di New York – evidenzia Veronafiere – è pienamente coerente con il posizionamento di Vinitaly.USA: si tratta di operatori abituati a lavorare su fasce di prezzo medio-alte e premium, con una consolidata attenzione all’origine, all’identità territoriale e alla qualità del prodotto. Un approccio in linea con le caratteristiche distintive del vino italiano e con una visione orientata alla costruzione di valore nel lungo periodo.
I dati confermano questo scenario: il 37% dei consumatori ad alta spesa dichiara un reddito annuo fino a 149 mila dollari e il 32% oltre i 150 mila; il consumo di vino è frequente, tra due e cinque volte a settimana, per il 44% degli intervistati, con una spesa media per bottiglia superiore ai 30 dollari per oltre la metà del campione. Dopo i vini californiani, quelli italiani risultano i più scelti, superando quelli francesi. Un pubblico che si definisce fortemente interessato al vino, competente e che considera il vino una componente rilevante della propria vita quotidiana.
Lo Stato di New York rappresenta il 6,5% del consumo totale di vino negli Stati Uniti, posizionandosi come terzo mercato nazionale dopo California e Texas e come primo Stato del Nord Est con il 34% dei consumi dell’area. Un territorio in cui il vino è parte integrante dello stile di vita urbano e culturale, sostenuto da una forte presenza della ristorazione italiana – 930 ristoranti, pari al 10,9% del totale – oggi ulteriormente valorizzata dal riconoscimento Unesco alla Cucina Italiana come Patrimonio Culturale Immateriale dell’Umanità.
New York offre inoltre un ecosistema unico in termini di visibilità e influenza. La forte concentrazione di stampa specializzata, opinion leader e operatori dell’informazione di settore consente agli espositori di ampliare l’esposizione ben oltre i giorni di manifestazione, rafforzando il dialogo con il mercato e contribuendo a una maggiore riconoscibilità del vino italiano negli Stati Uniti. (aise)