Il baseball ponte tra Italia e Usa: Mucci (We the Italians) intervista il Presidente della FIBS Marco Mazzieri

ROMA\ aise\ - “Gli americani lo chiamano “il passatempo nazionale”: il baseball è molto più di un semplice sport. È arrivato in Italia grazie ai soldati americani durante la Seconda guerra mondiale, che ci hanno restituito la libertà e ci hanno insegnato il loro sport preferito. In Italia, la Federazione Italiana Baseball e Softball (FIBS) gestisce tutto ciò che riguarda il passatempo nazionale americano, ed è ovviamente molto importante anche per We the Italians”. Così inizia l’intervista che Umberto Mucci, fondatore e direttore del portale bilingue We the Italians, ha realizzato al Presidente della FIBS, Marco Mazzieri, che parlerà anche della storica partita tra Italia e Stati Uniti che si terrà a Houston nel mese di marzo.
D. Presidente, per prima cosa le chiedo di raccontarci la sua passione per il baseball, e come essa si incrocia con il suo rapporto con gli Stati Uniti.
R. La mia passione per il baseball nasce presto come bat-boy, grazie ad un mio vicino di casa che aveva qualche anno più di me e che con altri ragazzi del paese avevano iniziato a giocare a questo “strano” gioco. Il baseball è uno sport che ti educa al tempo, all’attesa, al rispetto dei ruoli e delle regole. È un gioco profondamente strategico, ma anche umano, dove ogni azione è figlia di un equilibrio tra individualità e squadra.
Il mio rapporto con gli Stati Uniti si è intrecciato naturalmente con questa passione: il baseball è parte integrante della cultura americana e, per chi lo ama, gli Stati Uniti rappresentano una sorta di casa ideale. Da piccolo leggevo qualsiasi cosa che parlasse di baseball ed ho imparato da subito ad amare i grandi giocatori italo americani che hanno fatto la storia di questo sport.
D. Può spiegare ai nostri lettori l’importanza che il baseball ha avuto ed ha nei rapporti tra Italia e Stati Uniti?
R. Il baseball è uno dei ponti culturali più solidi tra Italia e Stati Uniti. Arriva nel nostro Paese nel secondo dopoguerra, portato dai soldati americani.
Attraverso il baseball si sono sviluppati scambi sportivi, relazioni istituzionali, amicizie personali e opportunità per tanti atleti italiani di confrontarsi con il mondo professionistico americano. È uno sport che racconta molto della storia condivisa tra i due Paesi e che ancora oggi continua a essere un veicolo di dialogo, soprattutto grazie alle comunità italoamericane.
D. Quali sono i giocatori italoamericani di baseball del passato ai quali è più legato, i suoi preferiti?
R. Ce ne sono molti, ed è difficile sceglierne solo alcuni. Sicuramente figure come Joe DiMaggio, simbolo assoluto non solo del baseball ma dell’orgoglio italoamericano, rappresentano un punto di riferimento per tutti. Tra l’altro sia da giocatore che da allenatore avevo scelto il numero 5 sulla mia casacca proprio in onore del grande Joe.
Ma penso anche a tanti altri giocatori che hanno incarnato quel legame forte tra radici italiane e sogno americano, dimostrando come l’identità possa essere una ricchezza anche nello sport di altissimo livello.
D. Ci racconta cosa avverrà a marzo?
R. Il World Baseball Classic è il massimo evento internazionale del nostro sport, una sorta di Mondiale che riunisce i migliori professionisti al mondo. È il top del top.
A marzo l’Italia sarà impegnata a Houston in un girone di altissimo livello, affrontando squadre molto forti, tra le quali Messico e USA). Per noi è una grande vetrina, ma anche una straordinaria occasione di crescita tecnica e culturale. Giocare in America, davanti a un pubblico competente e appassionato, soprattutto contro gli Stati Uniti rappresenta un momento storico per tutto il movimento italiano”. (aise)