Il Circolo dei Giuliani nel Mondo di Budapest celebra il Giorno del Ricordo

BUDAPEST\ aise\ - Il Circolo di Budapest dell'Associazione Giuliani nel mondo (AGM) ha celebrato ieri, 10 febbraio, il Giorno del Ricordo in memoria delle Vittime delle Foibe, dell’Esodo Istriano, Fiumano, Giuliano e Dalmata e delle vicende del confine orientale.
La ricorrenza, istituita con legge 30 marzo 2004, rappresenta un momento di riflessione e silenzio su una delle tragedie del Novecento.
Nel corso di una affollata riunione dei soci e amici del Circolo di Budapest, il presidente il presidente Giuliano Dallaporta Xydias ha ricordato cosa sono le foibe, “cavità carsiche in cui, durante e dopo la Seconda Guerra Mondiale, centinaia di italiani, esclusivamente perché italiani, furono gettati vivi o morti, vittime di violenze brutali da parte dei partigiani titini jugoslavi”. Alla fine del conflitto, a causa del cambiamento dei confini, ha proseguito Dallaporta, “centinaia di migliaia di persone furono costrette a lasciare le loro terre, fuggendo dalla violenza, e a intraprendere un lungo e doloroso esodo verso l’Italia”.
“Oggi ricordiamo il dolore, la sofferenza e la speranza di chi ha vissuto questo dramma, affinché la memoria di queste atrocità non venga mai dimenticata”, ha detto ancora il presidente del Circolo, parlando di “un gesto che non solo onora le vittime, ma ci invita a riflettere sulla pace e sull’importanza della convivenza tra i popoli”.
È poi intervenuto Alessandro Stricca, fondatore del Circolo AGM di Budapest e referente organizzativo. “Il ricordo, la memoria della persecuzione e delle tragedie devono farci riflettere”, ha detto. Oggi, grazie alla comune appartenenza all’Unione Europea, non vi sono più barriere o frontiere, ma strade e ponti; ma per poter progredire nella pace e nella cooperazione bisogna affrontare le ferite del passato con coraggio e obiettività. Per questo “Io Ricordo” deve diventare lo slogan di tutti, ha aggiunto Stricca, “in quanto senza memoria storica anche di pagine dolorose come questa non si potranno porre le basi di nuove pagine di relazioni tra comunità che coabitano e interagiscono nei territori confinanti”. (aise)