Nasce l'associazione “Oltre Crans Montana”: no alla riapertura dei locali dei Moretti

MILANO\ aise\ - L'Associazione "Oltre Crans Montana 1 gennaio 2026", neonata associazione che rappresenta la maggioranza delle famiglie italiane delle vittime e dei giovani scampati al tragico incendio della discoteca “Le Constellation” a Crans-Montana, in Svizzera, avvenuto la notte di Capodanno del 2026 (dove hanno perso la vita 41 ragazzi, di cui 6 italiani), ha espresso in queste ore la sua più ferma opposizione all'annuncio della riapertura dei locali gestiti dalla famiglia Moretti, la stessa proprietaria di “Le Constellation” e al centro di un complesso quadro giudiziario internazionale.
L’Associazione ha quindi rigettato categoricamente la narrazione diffusa dai legali della famiglia proprietaria dei locali, secondo cui tale riapertura sarebbe un atto di “solidarietà” finalizzato a risarcire le vittime.
L'Associazione delle famiglie delle vittime ha infatti definito l'argomentazione finanziaria “del tutto pretestuosa”: “se vi fosse una reale e immediata volontà di supportare le famiglie colpite, i fondi verrebbero destinati a tale scopo in modo diretto e incondizionato, senza subordinarli a futuri e ipotetici profitti commerciali. Legare l'indennizzo delle vittime agli incassi di locali ancora al centro di un'inchiesta rappresenta una strategia inaccettabile”.
Inoltre, l’Associazione ha anche voluto ricordare che le indagini sulle misure di conformità e sicurezza di tali strutture sono tuttora in corso. E per questo, “appare inconcepibile, oltre che profondamente irrispettoso nei confronti delle vittime e dei sopravvissuti, forzare un ritorno alla normalità commerciale. Le responsabilità penali e civili, incluse quelle relative agli interventi strutturali effettuati in prima persona dalla gestione precedente, devono ancora essere pienamente accertate dalle autorità svizzere competenti”.
“Per le nostre famiglie, questo annuncio non rappresenta una mano tesa, ma una nuova e profonda ferita”, ha commentato Francesco Riva, Presidente dell'Associazione. “Non accetteremo in alcun modo che il dolore dei sopravvissuti e la necessità di giustizia vengano utilizzati come leva per riabilitare attività su cui pende l'ombra di 41 vittime. Chiediamo alle istituzioni e alle autorità locali di intervenire: l'accertamento della verità e la tutela della sicurezza pubblica devono precedere qualsiasi ritorno agli affari”. (aise)