“Seeing Auschwitz”: centro scatti in mostra a Torino

TORINO\ aise\ - Inaugura domani, 22 gennaio, a Torino presso l’Archivio di Stato l’intensa mostra fotografica “Seeing Auschwitz”, commissionata nel 2020 dall’ONU e Unesco e realizzata dall’ente culturale spagnolo Musealia in collaborazione con il Museo Statale di Auschwitz-Birkenau. Già allestita a Madrid, Londra, Parigi, New York e Charlotte in America e a Johannesburg in Sudafrica, la mostra sarà visitabile in piazzetta Mollino sino al 31 marzo.
Fortemente voluta e organizzata dalla Comunità Ebraica di Torino con la Fondazione di studi storici Gaetano Salvemini, l’Ambasciata di Polonia in Italia e l’Archivio di Stato, che ha dato anche la disponibilità ad accoglierla, questa mostra racconta per la prima volta, attraverso un triplice punto di vista, lo sterminio perpetuato con meccanica sistematicità dai nazisti durante la Seconda guerra mondiale. La selezione di circa cento scatti realizzati tra il 1941 e il 1944, ritrovata fortunosamente dalla deportata ad Auschwitz Lilly Jacob nel 1945 quando fu liberata a Dora, è in gran parte stata riprodotta dalle SS, ma anche dagli stessi prigionieri e dagli alleati che sorvolavano l’area. Una triplice ottica che sottolinea piani emotivi molto diversi.
Paul Salmons, capo curatore dell’edizione originale e esperto dell’Olocausto, l’ha descritta come una testimonianza che invita a guardare oltre lo sguardo del carnefice: “sebbene le immagini realizzate ad Auschwitz siano prove inequivocabili dei crimini commessi in quel luogo, rappresentano al tempo stesso una grande sfida per lo spettatore. Queste fotografie non sono fonti neutrali, stiamo osservando un frammento di realtà dalla prospettiva nazista. È necessario fermarsi, analizzare e vedere davvero ciò che ogni immagine rivela veramente”.
La storia raccontata per immagini: scatti crudi, autentici e forti che trascinano il visitatore nel qui e ora del campo di concentramento e sterminio nazista di Auschwitz. La foto come strumento che attesta e documenta il protocollo operativo dello sterminio degli ebrei dall’ingresso al campo alla schedatura all’avvio alla morte, realizzate dalle SS sono parte dell’“Auschwitz Album”. Questo nucleo fotografico si contrappone alle cinque rare immagini scattate clandestinamente dai prigionieri stessi dall’interno delle baracche, a cui si affiancano un paio di dettagliati schizzi, in presa diretta, dall’interno delle camere a gas. L’introduzione dell’apparecchio fotografico che ha consentito questo prezioso reportage è stata opera della resistenza polacca.
A completare la lettura di una pagina storica drammatica, le foto scattate durante le ricognizioni aeree degli alleati.
La tappa italiana della mostra anticipa di alcuni giorni la Giornata della Memoria. Il presidente della Comunità Ebraica di Torino Dario Di Segni sottolinea che “in un momento nel quale assistiamo con grande preoccupazione a crescenti fenomeni di distorsione e banalizzazione della Shoah, che rappresentano un insulto alla memoria delle vittime e dei sopravvissuti, le straordinarie immagini originali dell'orrore di Auschwitz esposte alla mostra allestita all'Archivio di Stato di Torino ci richiamano al dovere di una corretta comprensione della più grande tragedia del Novecento e a un forte impegno civile per la difesa dei valori di giustizia, libertà e uguaglianza dei diritti di tutti gli esseri umani senza distinzione alcuna”.
L’allestimento negli spazi juvarriani dell’Archivio di Stato raggruppa le nove sezioni della mostra in quattro sale dove domina il buio da cui emergono gigantografie degli scatti. Victoria Musiolek, curatrice dell’edizione italiana, per la Fondazione Salvemini spiega che “l'allestimento è stato pensato in modo da non distrarre il visitatore, permettendogli di concentrare l'attenzione sul principale oggetto: la fonte iconografica. Le immagini, se guardate attentamente, possono essere molto potenti. La loro visione apre un contenitore carico di storia, dove in pochi centimetri di carta fotografica, si condensano informazioni su fatti e persone. L'obiettivo della mostra è proprio quello: “vedere”, come suggerisce lo stesso titolo, e riflettere su Auschwitz”.
La mostra avrà nei due mesi e mezzo d’apertura un importante programma di attività didattiche per tutte le fasce d’età: dagli ultimi anni delle elementari all’Università, che è anche coinvolta con giovani studenti per supportare nella visita. L’obiettivo primario è informare attraverso uno strumento tangibile e realistico, come il reportage fotografico, quanto accadde a sei milioni di ebrei e milioni tra sinti, rom, dissidenti, omosessuali e disabili in un programma di atrocità di massa messo a punto dalla Germania nazista. (aise)