Milei, gioca con le cripto monete e si brucia - di Mario Lettieri e Paolo Raimondi
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ROMA\ aise\ - Detto fatto. Dopo che Trump ha dato il suo appoggio all’utilizzo delle criptomonete, il suo amico e sostenitore argentino, il presidente “motosega Milei”, noto per sostenere la totale deregolamentazione dei mercati, non è stato con le mani in mano. Da Buenos Aires è subito partita la criptovaluta locale, la $Libra. L’operazione è durata pochi giorni.
Dopo l'approvazione da parte del presidente argentino, il prezzo del meme, della criptomoneta, è salito alle stelle, per poi crollare rapidamente, causando perdite a migliaia di persone coinvolte, attratte e convinte dalla partecipazione personale di Milei.
Il prezzo era salito velocemente a 5 dollari, raggiungendo un valore globale di circa 5 miliardi, per poi crollare in pochi attimi sotto 1 dollaro. Si stima che l’86% dei compratori, almeno 40.000, abbia perso il proprio denaro. Le perdite potrebbero ammontare a 250 milioni di dollari, mentre i promotori iniziali, pochissimi in verità, avrebbero incassato 180 milioni. Anche la borsa di Buenos Aires è scesa immediatamente del 5,6%.
Il lancio di $Libra assomiglia a un cosiddetto "rug pull": i promotori attirano nuovi acquirenti e fanno aumentare il prezzo! Poi interrompono l'attività di trading per andarsene con i soldi raccolti dalle vendite, scaricando le perdite sulla massa degli acquirenti. Niente di nuovo. Si tratta di frodi ben conosciute, “piramidi finanziarie” realizzate con strumenti digitali. In America le chiamano “schemi Ponzi”, fatti per arricchire gli addetti ai lavori a spese degli sprovveduti investitori al dettaglio. In pratica sono dei casinò non regolamentati.
Sembra che tra gli ideatori del meme ci siano degli americani, uno dei quali avrebbe partecipato anche al lancio della criptomoneta di Melania Trump. È tuttavia doveroso rilevare che $Libra è stata lanciata su una piattaforma di exchange di criptovalute, chiamata Meteora, la stessa che a gennaio ha attivato le monete meme $Trump e $Melania. Le meme sono delle criptovalute ispirate a certi personaggi noti, come Trump.
Quella di Trump ha in pochi giorni ottenuto una capitalizzazione di oltre 14 miliardi di dollari. Dopo aver raggiunto un prezzo di 75 dollari, il token, in un breve lasso di tempo, ha perso tre quarti del valore.
Anche in questo caso i cinquanta promotori, si presume intimi di Trump, avrebbero incassato almeno 10 milioni a testa. Inoltre, in meno di due settimane, le entità dietro $Trump avrebbero incassato altri 100 milioni di dollari di commissioni per le negoziazioni. L’andamento del meme $Melania è stato ancora più burrascoso.
Per il momento le due criptovalute americane non sono scomparse poiché godono del legame diretto con l’immagine del presidente americano. Chissà in futuro.
Come noto, le criptovalute non hanno alcun asset di sostegno sottostante, non hanno alcun valore intrinseco e non c’è nessuna istituzione che ne garantisca la solvibilità.
La difesa di Milei è infantile, come lo sono molti dei suoi gesti inconsulti. Nella sua pagina, aperta sulla piattaforma X di Elon Musk, aveva messo un link a un sito che vendeva la criptovaluta. In un messaggio di accompagnamento l’aveva promossa perché credeva che l’operazione avrebbe generato finanziamenti alle piccole imprese e sostenuto la crescita economica dell’Argentina. Poi ha cercato di giustificarsi. Ma è difficile credere alle sue scuse: "Non l'ho promosso, l'ho semplicemente condiviso”. Ha anche detto, però, che chi ha investito in $Libra lo ha fatto "volontariamente e ne conosceva i rischi. È come giocare alla roulette russa e ricevere il proiettile". Speriamo sia recepito dai tanti nuovi creduloni che portano soldi ai promotori delle criptovalute.
Adesso un giudice federale indaga per vedere se Milei sia coinvolto nella frode. Ha anche richiesto alla Banca centrale e alla Commissione nazionale dei valori (Cnv), l’equivalente della nostra Consob, di analizzare meglio l’operazione e di individuare le responsabilità. Anche l’Ufficio contro la corruzione vuole accertare se Milei ha agito in modo improprio. In tal caso potrebbe rischiare l’impeachment. Per il momento la richiesta non ha ottenuto i due terzi del Parlamento. Naturalmente tutti affermano di aver agito in buona fede. C’è più di una denuncia presentata anche presso il Dipartimento di Giustizia americano.
Tutto ciò pone una domanda bruciante: cosa dobbiamo aspettarci ancora se i governi, in primis quello americano che pretende di essere la guida del mondo, invece di proteggere la stabilità delle monete diventano i promotori delle speculazioni più pericolose, che spesso si trasformano in vere e proprie truffe? Operazioni in criptovalute di cui ignorano pressoché tutto, i meccanismi, le tecnologie e soprattutto i rischi. In questo momento di generale disordine mondiale è difficile ottenere una stringente regolamentazione sui giochi finanziari, anche se il problema è ormai diventato inquietante. (mario lettieri*-paolo raimondi**\aise)
* già sottosegretario all’Economia
** economista