Trump riunisce i giganti del petrolio: una nuova era per le relazioni energetiche USA–Venezuela - di Gabriella Ferrero

WASHINGTON\ aise\ - La Casa Bianca ha vissuto ieri una delle giornate più significative del nuovo anno politico americano. Dopo la cattura dell’ex presidente venezuelano Nicolás Maduro, il presidente Donald Trump ha convocato i vertici delle principali compagnie petrolifere statunitensi per delineare la nuova strategia energetica tra Washington e Caracas.
Il vertice alla East Room, un incontro tanto atteso quanto simbolico. Trump, seduto accanto al vicepresidente J.D. Vance e ai segretari al Tesoro, all’Energia e agli Interni, ha accolto i dirigenti di Chevron, ExxonMobil, ConocoPhillips, Halliburton, Valero, Marathon e Continental. Davanti a loro, un presidente sereno, sorridente, che ha aperto la riunione con un tono quasi confidenziale: “oggi sono lieto di accogliere alla Casa Bianca alcuni dei più grandi e rispettati leader del settore energetico. Gli Stati Uniti stanno andando estremamente bene, e il nuovo Venezuela collaborerà con noi.”
Trump ha poi definito la caduta di Maduro non solo un successo politico, ma “l’inizio di una grande rinascita economica” per l’intero continente. Ha parlato di una “ricostruzione profittevole” del Venezuela, in cui le compagnie americane avranno un ruolo chiave, promettendo “sicurezza totale” per chi investirà nella nuova stagione energetica latinoamericana.
L’incontro ha avuto un tono operativo. Al centro della discussione: la ripresa della produzione e della raffinazione del greggio venezuelano. Trump ha annunciato l’avvio immediato della lavorazione di 30–50 milioni di barili, dichiarando che l’obiettivo sarà duplice — “abbassare i prezzi dell’energia per i consumatori americani e sostenere economicamente il popolo venezuelano”. Tra i CEO c’è comunque prudenza: molti ricordano le perdite subite durante le nazionalizzazioni dell’era Chávez e le difficoltà di un contesto ancora fragile. Il presidente ha ammesso che il cammino sarà lungo, ma ha promesso un quadro fiscale più favorevole e un coinvolgimento diretto di Washington nella gestione dei proventi petroliferi destinati alla ricostruzione.
Durante il confronto con la stampa, Trump ha scherzato — “Mi sento soddisfatto, anche se non lo sono mai del tutto” — strappando un sorriso alla sala.
Dietro quel tono disteso, resta la consapevolezza che la sfida è appena iniziata. Il presidente vuole risultati concreti, e in tempi rapidi. Fuori dai cancelli della Casa Bianca, non sono mancate le voci critiche. Gruppi per i diritti civili e associazioni progressiste hanno accusato l’amministrazione di trasformare la caduta di Maduro in “un regalo a Big Oil”, parlando di un possibile ritorno a logiche di imperialismo economico. Nonostante le polemiche, l’atmosfera alla Casa Bianca è rimasta di calma determinazione.
Trump si è mostrato sicuro, a tratti compiaciuto, mentre parlava di un “nuovo corso energetico americano”, proiettando gli Stati Uniti come garanti e beneficiari di una transizione storica.
L’impressione è stata quella di una giornata di svolta — non solo per la politica estera americana, ma per l’intero equilibrio geopolitico dell’energia mondiale.
Il Venezuela, per anni simbolo di crisi e isolamento, torna ora al centro della scena, e gli Stati Uniti sembrano intenzionati a non perdere questa occasione. Dopo anni di contrasti e sanzioni, il messaggio lanciato dalla Casa Bianca è chiaro: l’era post-Maduro coincide con la rinascita del petrolio venezuelano sotto l’ombrello americano. (gabriella ferrero\aise)