Diplomazia culturale italiana: un saggio che ripercorre gli anni 2002–2009 degli Istituti Italiani di Cultura e dell’APC

OSLO\ aise\ - Una stagione ricca di iniziative, attraversata da ambizioni di rinnovamento e difficoltà strutturali: è quella ricostruita nel saggio di Sergio Scapin “Gli Istituti Italiani di Cultura tra riforma, innovazione e scarsità di risorse. La politica culturale della Farnesina e il ruolo dell’APC dal 2002 al 2009" attraverso Il Segnalibro dell’APC, disponibile online.
Il lavoro nasce dal recupero di una rassegna stampa che Scapin aveva curato fra il novembre 2002 e l’ottobre 2009, conservata su un hard disk e recentemente riordinata nell’archivio digitale “Il Segnalibro dell’APC”.
Articoli, testimonianze e documenti dell’epoca restituiscono il dibattito sulla funzione degli Istituti Italiani di Cultura e sull’Area della promozione culturale del Ministero degli Affari Esteri, nella quale operavano i funzionari impegnati nella struttura centrale della Farnesina e nella rete degli IIC.
Per chi lavora o ha lavorato nella diplomazia culturale italiana, spiega l’autore, il saggio offre l’occasione di rileggere un periodo nel quale gli Istituti furono chiamati ad ampliare il proprio ruolo: dalla realizzazione di manifestazioni alla costruzione di relazioni durature con università, musei, editori, artisti e istituzioni dei Paesi ospiti. La diffusione dell’italiano, la promozione della cultura contemporanea e il dialogo con le società locali si intrecciavano con una crescente attenzione al coordinamento della rete e alla promozione del Sistema Italia.
Accanto ai progetti di riforma, il saggio affronta questioni che conservano interesse per la riflessione sulla politica culturale all’estero: il rapporto fra autonomia delle sedi e indirizzo ministeriale, la distanza fra obiettivi e risorse disponibili, la formazione e la valorizzazione del personale dell’APC, le controversie sulle nomine dei direttori di chiara fama e la collaborazione con la Società Dante Alighieri.
Un capitolo significativo riguarda le prime esperienze di digitalizzazione e il progetto, promosso nel 2007, di un Istituto Italiano di Cultura virtuale su Second Life. Un esperimento, riflette Scapin, che testimonia la volontà di raggiungere nuovi pubblici e di esplorare forme innovative di presenza culturale, ponendo al tempo stesso il problema della continuità dei progetti e della conservazione dei contenuti digitali.
Attraverso le iniziative e i direttori ricordati nelle fonti, emerge soprattutto la varietà del lavoro svolto negli IIC: insegnamento linguistico, traduzione, cinema, arti visive, tutela delle biblioteche, cooperazione universitaria e partenariati internazionali. Una vitalità sostenuta dalla professionalità e dall’impegno quotidiano di quanti operavano nella rete, anche in condizioni finanziarie e organizzative difficili.
Il saggio, che non si propone come storia istituzionale esaustiva, costituisce una lettura ragionata della documentazione raccolta. Il suo interesse risiede anche nel recupero di una memoria professionale collettiva: esperienze, idee e relazioni che rischiano di disperdersi con la scomparsa di siti, programmi e archivi digitali. Per studiosi, operatori culturali e personale della rete degli IIC, rappresenta così un contributo alla conoscenza di una fase intensa della presenza culturale italiana nel mondo.
Il saggio integrale è consultabile online a questo link. (aise)