Gli italiani e la disconnessione tra i comportamenti domestici e la crisi climatica sul consumo di acqua

MILANO\ aise\ - Esiste una marcata disconnessione tra i comportamenti domestici degli italiani e la crisi climatica. Se infatti sempre più spesso, soprattutto nei periodi estivi, ci troviamo a far fronte a misure di limitazione dell’uso dell’acqua a causa di fenomeni siccitosi, soprattutto nelle regioni del Centro e del Sud Italia, mediamente solo una minoranza degli utenti percepisce l'alto impatto ecologico dei propri consumi (15,2%). Questa consapevolezza varia in modo drastico a seconda del livello di scolarizzazione: il 36% dei laureati ha ben chiare le ricadute ambientali, percentuale che crolla ad appena l'11% tra chi non possiede alcun titolo di studio.
A riferirlo sono i risultati della ricerca “Consumare meno, consumare meglio”, promossa da Gruppo CAP, la società pubblica che gestisce il Servizio Idrico Integrato della Città metropolitana di Milano, in sinergia con Fondazione Cariplo e il Centro Interdisciplinare Sostenibilità e Clima della Scuola Superiore Sant'Anna di Pisa – Area di Ethics and Global Challenges. La ricerca si inserisce all’interno del progetto biennale ETACQUA (“Analisi ETico-sociale e proposte di intervento su Abitudini di Consumo individuali di acQUA per usi civili”). Il progetto, di cui si sono in questa sede presentati i risultati riferiti alla prima parte, ha l’obiettivo di esplorare in profondità gli aspetti, etici, sociali e metodologici legati alla gestione della risorsa idrica.
La ricerca ha coinvolto un campione rappresentativo di 1.000 clienti del servizio idrico integrato al fine di analizzare le conoscenze, le percezioni e le norme sociali che strutturano il rapporto quotidiano con l'acqua con l'obiettivo di favorire consumi domestici più consapevoli e sostenibili.
Il 56,2% degli utenti considera l'acqua nella propria area una risorsa poco o per nulla limitata. Solo il 15,2% ritiene che i consumi idrici domestici abbiano un impatto ambientale elevato. Quasi l'80% sottostima il consumo d'acqua associato a una doccia di dieci minuti. Il 42,2% dichiara di non bere mai acqua del rubinetto, pur utilizzandola abitualmente per cucinare e per l'igiene personale.
A peggiorare il quadro interviene un diffuso fenomeno di “autoindulgenza” o “sconto morale” per cui il 63,6% degli utenti è certo che gli altri giudicherebbero i propri consumi "nella norma", ostacolando di fatto la percezione dell'urgenza di modificare le proprie abitudini.
Il disallineamento tra percezione e realtà raggiunge il suo apice nell'igiene personale. L'80% del campione sottostima il consumo d'acqua associato a una doccia di dieci minuti. Per quasi un utente su tre (il 34,8%), la discrepanza risulta addirittura macroscopica: stimano un impiego inferiore ai 10 litri, ignorando che il consumo effettivo si attesta tra i 120 e i 150 litri.
Analizzando i dati per fasce d'età, emerge un netto spaccato generazionale: la propensione a docce brevi è un appannaggio quasi esclusivo delle generazioni più mature, con la metà dei pensionati e degli over 50 che dichiara di limitare il getto d'acqua a un massimo di 5 minuti. Al contrario, tra i giovani under 30 si concentrano le percentuali più alte per le docce che superano il quarto d'ora. Questo stesso target anagrafico si dimostra però il più pronto ad accogliere l'innovazione per la circolarità: il 34% degli under 30 conosce già i sistemi di riutilizzo delle acque di scarico domestiche (come le "Eco Tank"), contro una media generale nettamente inferiore.
Un ulteriore elemento di complessità si riscontra nell'uso diretto dell'acqua del rubinetto. Nonostante sia impiegata quotidianamente dal 94% delle persone per cucinare e dal 97,4% per l'igiene personale, quando si tratta di dissetarsi il 42,2% ammette di non berla mai, segnalando una barriera puramente psicologica e culturale rispetto all'alta qualità della risorsa erogata. (aise)