L’Italrugby ha scritto la storia - di Pasquale Romito

NAPOLI\ aise\ - “Il modo migliore per tenere 30 energumeni lontani dal centro della città è farli giocare a rugby”. Erroneamente attribuita ad Oscar Wilde, questa citazione su uno sport che, aldilà delle apparenze, dell’aspetto imponente dei giocatori e della durezza della battaglia in campo, è basato su regole ferree e sul rispetto, per gli avversari e per l’arbitro, oltre che sulla cavalleria.
Nel bel mezzo di una partita di calcio, nel 1823, nella cittadina di Rugby in Inghilterra, un attaccante di nome William Webb Ellis afferrò il pallone con le mani e cominciò a correre come un indemoniato verso la porta avversaria tra lo stupore generale. Perché lo fece non si saprà mai ma la leggenda vuole che da quel gesto sia nato il Rugby.
Un’altra data è destinata ad essere ricordata, almeno qui in Italia: è il 7 marzo 2026 quando la nostra Nazionale ha battuto gli inventori di questo gioco: gli inglesi.
A Roma, in uno Stadio Olimpico gremito, alla presenza di quasi 69.000 spettatori entusiasti, l’Italia ha battuto l’Inghilterra con il punteggio di 23 a 18 nella quarta giornata del Torneo delle 6 Nazioni 2026 e per la prima volta nella sua storia ha vinto contro la Nazionale della Rosa.
Una partita combattuta, durissima come accade solo in questo sport, giocata con grande entusiasmo ed attenzione dagli Azzurri che hanno saputo soffrire durante il primo tempo, terminato con il punteggio di 10 a 12 per gli ospiti, e che hanno costruito la vittoria nella ripresa con una splendida meta di Leonardo Marin servito da uno strepitoso Tommaso Menoncello, non a caso decretato Man of the Match, che ha rotto la difesa inglese e servito il compagno che ha dovuto solo schiacciare l’ovale in meta. Paolo Garbisi ha poi calciato in mezzo ai pali e trasformato: così l’Italia è andata avanti 23 a 18.
Nei minuti finali gli inglesi si sono appellati a tutto il loro orgoglio e hanno messo a dura prova la difesa italiana che, tuttavia, ha saputo resistere brillantemente. Ad un minuto dalla fine, l’Italia ha recuperato un pallone fondamentale decretando così virtualmente la fine del match tant’è che, nell’azione seguente, dopo una touche conquistata dagli Azzurri a tempo ormai scaduto, il pallone è stato calciato fuori decretando la fine dell’incontro e la prima meritatissima vittoria contro gli inventori del rugby.
Fin qui la cronaca dell’evento sportivo che sabato scorso ha riempito di orgoglio gli italiani presenti all’Olimpico e quelli che hanno assistito all’evento in tv, sia in Italia che nel resto del mondo, in particolar modo quelli presenti in tutti quei paesi dove il rugby è praticato ed è amato come sport e filosofia di vita.
Già, perché proprio di una filosofia di vita parliamo quando ci rendiamo conto dei valori sociali ed emozionali che animano coloro che giocano ed amano il rugby: coraggio, lealtà, spirito sportivo, disciplina e lavoro di squadra.
Non solo, valori educativi come il rispetto delle regole, degli avversari e arbitri, disciplina ed autocontrollo sono alla base di questo sport insieme alla resilienza, che insegna a rialzarsi dopo ogni caduta ed ad affrontare le difficoltà e a non arrendersi al primo ostacolo che la vita ci pone davanti.
L’inclusività: che consente ad ogni fisico forte o agile che sia di trovare collocazione all’interno di una squadra e di conseguenza nella vita di tutti i giorni.
La crescita personale: sommatoria di tutte quelle che precedono, aumenta l’autostima, la capacità di affrontare i problemi quotidiani e sviluppa quindi l’educazione emotiva.
Il rugby spesso viene definito “uno sport bestiale giocato da gentiluomini” proprio in virtù delle caratteristiche che animano i contendenti. Quanto alla natura del gioco, il rugby “è la poesia del sacrificio, perché crea un legame fortissimo tra i compagni di squadra; è lo sport dell’amicizia nel significato più profondo di questo termine: prendi le botte per te ed anche per il compagno che hai di fianco”.
Tutte queste frasi ci fanno comprendere come il rugby sia, prima di tutto, uno stato d’animo capace di trasformare il campo in una metafora della vita, dove il sostegno reciproco è l’unica via per avanzare, sempre ricordando che si tratta di uno sport fondato su di un principio all’apparenza assurdo e meravigliosamente perverso: la palla la puoi passare con le mani solo ed esclusivamente all’indietro.
L’impresa degli azzurri, oltre a dare lustro allo sport italiano, ha un senso che va ben oltre lo sport e investe la vita. Vero signor Alessandro Bastoni? (pasquale romito\aise)