A Montecarlo la stagione d’oro della veduta

MONACO\ aise\ - Sei Canaletto, due Bernardo Bellotto, tre Michele Marieschi, tre Francesco Guardi e opere di Giuseppe Bernardino Bison, Francesco Albotto, Giovanni Battista Cimaroli e altri protagonisti della pittura di veduta: è un nucleo di particolare qualità quello riunito nel Principato di Monaco per “Lumières sur la Lagune”, l’esposizione ideata da Cesare Lampronti e inaugurata il 23 settembre scorso alla Hartford Fine Art, Lampronti Gallery, in concomitanza con il Monaco Yacht Show.
Circa trenta dipinti di dieci maestri costruiscono un percorso attraverso uno dei momenti più affascinanti della pittura europea, mostrando come la veduta abbia trasformato Venezia in un'immagine universale. Non una semplice successione di panorami della Serenissima, dunque, ma un confronto tra artisti capaci di interpretarne in maniera profondamente diversa la luce, le architetture, l’acqua e la vita quotidiana.
È proprio la possibilità di osservare questi autori fianco a fianco a costituire uno degli elementi di maggiore interesse della mostra. Rigore prospettico e invenzione, precisione quasi documentaria e libertà compositiva, sensibilità atmosferica e teatralità convivono in opere che raccontano non soltanto una città, ma l’evoluzione stessa del vedutismo tra la fine del XVII e il XVIII secolo.
Tra i dipinti di maggiore rilievo spicca una Piazza San Marco di Canaletto, realizzata durante il periodo trascorso dall’artista in Inghilterra. A prima vista la precisione prospettica, la definizione delle architetture e la vivacità delle figure sembrano restituire fedelmente uno dei luoghi più riconoscibili di Venezia. Uno sguardo più attento rivela però il sofisticato gioco dell’artista. Sulla destra compare infatti la chiesa palladiana del Redentore, edificio realmente esistente a Venezia ma impossibile da vedere da Piazza San Marco. Canaletto costruisce così un capriccio, modificando la realtà attraverso l’immaginazione e inserendo nella veduta un riferimento ad Andrea Palladio che poteva risultare particolarmente seducente per la committenza e il collezionismo inglesi.
Di grande fascino è anche il Canal Grande con la chiesa di San Stae di Michele Marieschi. L’acqua, attraversata da imbarcazioni tra cui tre gondole dorate riconducibili a una famiglia aristocratica, occupa una parte fondamentale della scena, mentre sull’altra sponda emerge la sequenza delle architetture veneziane.
La formazione di Marieschi come scenografo si avverte nella costruzione teatrale dello spazio: edifici, chiesa, cielo e figure sembrano partecipare a una rappresentazione nella quale Venezia diventa essa stessa palcoscenico. Una cifra personale che, nonostante la breve carriera dell’artista, morto prematuramente, gli ha assicurato un posto di primo piano nella storia del vedutismo.
Il percorso, allestito nelle due ampie sale della galleria monegasca, conduce poi oltre Venezia con un importante Colosseo di Bernardo Bellotto, nipote e allievo di Canaletto. Il dipinto, in passato attribuito allo stesso Canaletto, testimonia tanto la vicinanza iniziale tra i due artisti quanto la progressiva affermazione di un linguaggio autonomo da parte di Bellotto, destinato a portare la grande tradizione della veduta italiana nelle corti europee.
Attivo in Italia, Austria, Germania e Polonia, Bellotto sviluppò una straordinaria capacità di osservazione e rappresentazione dell’architettura. Le sue vedute raggiunsero una tale precisione da acquisire, molto tempo dopo, anche un eccezionale valore documentario: nel Novecento furono utilizzate come riferimento per la ricostruzione di edifici storici danneggiati o distrutti durante la Seconda guerra mondiale.
Attorno a questi capolavori, le opere di Guardi, Bison, Albotto, Cimaroli e degli altri autori presenti permettono di cogliere le molte anime di un genere che non può essere ridotto alla semplice riproduzione del paesaggio urbano. Venezia appare ora monumentale, ora vibrante e atmosferica; la luce modifica le superfici, l’acqua moltiplica le prospettive, mentre gondolieri, nobili, mercanti e cittadini restituiscono la dimensione quotidiana di quella che fu una delle grandi capitali economiche, politiche e culturali d’Europa.
La riunione di un insieme così articolato assume quindi un particolare interesse sia storico-artistico sia collezionistico. “Lumières sur la Lagune” consente infatti di mettere direttamente a confronto opere e personalità che hanno contribuito, ciascuna con una propria sensibilità, alla costruzione dell’immaginario veneziano nella cultura europea.
Ideata da Cesare Lampronti, antiquario e gallerista tra i più autorevoli specialisti della pittura antica italiana, la mostra riflette uno degli ambiti storici di ricerca della galleria: le vedute italiane del XVIII e XIX secolo, accanto alla pittura caravaggesca e alla natura morta.
La scelta di inaugurare questa esposizione durante il Monaco Yacht Show colloca una selezione di Old Masters di alto livello nel momento in cui Monaco accoglie un pubblico internazionale di collezionisti e visitatori.
L’inaugurazione del 23 settembre ha richiamato numerosi invitati, collezionisti e appassionati d’arte, che hanno potuto scoprire in anteprima il percorso espositivo.
“Lumières sur la Lagune” resterà aperta alla Lampronti Gallery di Monaco fino al 25 novembre, offrendo per due mesi l’opportunità di osservare da vicino, e soprattutto di confrontare, alcuni dei protagonisti che hanno fatto della veduta veneziana una delle espressioni più riconoscibili e celebrate della pittura europea.
Fondata a Roma nel 1914 e giunta oggi alla terza generazione, la Galleria Lampronti è da oltre un secolo un punto di riferimento nel panorama della pittura antica italiana, con una particolare specializzazione nelle opere del XVII e XVIII secolo, nelle vedute, nei paesaggi e nelle nature morte, da Caravaggio a Canaletto e ai loro seguaci.
Alla guida della galleria, Cesare Lampronti ha sviluppato nel corso di oltre sessant’anni di attività una riconosciuta competenza nel mercato degli Old Masters, estesa anche alla scultura e all’arredo antico. La sua attività si distingue per il rigore scientifico delle attribuzioni, l’attenzione alla provenienza e all’autenticità delle opere e la qualità delle selezioni proposte a collezionisti e istituzioni.
Dopo aver rafforzato la presenza internazionale della galleria con l’apertura, nel 2013, di una sede a St James’s, a Londra, Cesare Lampronti ha scelto il Principato di Monaco, dove risiede, per una nuova tappa della sua attività. Nell’aprile 2026 ha infatti inaugurato Hartford Fine Art – Lampronti Gallery Monaco, a pochi passi da Place du Casino.
Nel corso degli anni, e ancora oggi, la galleria ha partecipato ad alcune delle più prestigiose fiere internazionali dedicate agli Old Masters e all’antiquariato, tra cui TEFAF Maastricht, Frieze Masters, la Biennale Internazionale dell’Antiquariato di Firenze, Modenantiquaria e AMART. Parallelamente, ha collaborato con musei e istituzioni internazionali nell’ambito di progetti di ricerca, pubblicazioni e prestiti di opere. Dal 1983 accompagna inoltre le proprie esposizioni con cataloghi scientifici dedicati.
Per quindici anni vicepresidente dell’Associazione Antiquari d’Italia, Cesare Lampronti è inoltre membro del Syndicat National des Antiquaires in Francia, a testimonianza di una lunga presenza nel panorama antiquariale europeo.
Con l’apertura della sede monegasca, Hartford Fine Art – Lampronti Gallery porta nel Principato una selezione di opere antiche rare e di qualità museale, rivolgendosi a collezionisti e appassionati e riaffermando il valore dell’arte antica come patrimonio capace di attraversare i secoli. (aise)