Al Mart di Rovereto “Luigi Bonazza. Tra Secessione e Déco”

ROVERETO\ aise\ - A quarant’anni dall’ultima grande mostra a lui dedicata, il Mart di Rovereto presenta sino al 3 maggio un’ampia retrospettiva sull’artista trentino Luigi Bonazza. Formatosi nel clima della Secessione viennese, Bonazza fu uno dei protagonisti del fermento culturale di inizio secolo, in quel Trentino che fu cerniera tra mondi culturali diversi ma profondamente legati tra loro.
A cura di Alessandra Tiddia, in un allestimento disegnato da Ruffo Wolf, la retrospettiva “Luigi Bonazza. Tra Secessione e Déco” presenta al pubblico 300 opere, tra dipinti, disegni, incisioni, oggetti e documenti d’archivio.
Dieci sezioni tematiche illustrano il percorso artistico e umano di Bonazza valorizzando al contempo uno dei più preziosi patrimoni trentini, in parte conservato dalla Provincia di Trento, tramite il Mart e la Soprintendenza per i beni culturali, e in parte diffuso tra edifici pubblici, privati, chiese e collezioni.
Hanno contribuito alla mostra, attraverso generosi prestiti, importanti istituzioni del territorio: il MITAG Museo Storico Italiano della Guerra di Rovereto, il MAG Museo Alto Garda, il Castello del Buonconsiglio, il Museo Diocesano Tridentino, la Fondazione Museo storico del Trentino e la Biblioteca comunale di Trento. Numerose le opere provenienti da Vienna, in particolare dal Belvedere, dalla Klimt-Foundation e dal MAK – Museum für angewandte Kunst (Museo di arte applicata).
La mostra si sviluppa attraverso affondi cronologici-tematici: Un trentino a Vienna ai tempi della Secessione; Da Trento a Vienna e ritorno; Il nudo tra incisione e decorazione; I disegni; Orfei moderni: Bonazza e D’Annunzio; Il mito dell’eroe: aviatori e martiri trentini; L’arte pubblica tra sacro e profano; I ritratti; I paesaggi; Artisti “trentini/viennesi”.
Ruotando attorno alla figura centrale di Bonazza, il progetto approfondisce un’intera epoca, gli stili e le personalità che l’hanno definita.
L’infatuazione per l’arte di Klimt e del maestro von Matsch, i modelli secessionisti appresi a Vienna, non abbandonarono mai lo stile di Bonazza.
Per questo in mostra l’incontro con il protagonista è anticipato da una “galleria viennese”, nella quale il clima culturale è tratteggiato dalle opere di alcuni maestri della Secessione, tra i quali Gustav e Georg Klimt, Franz von Matsch, Ludwig Heinrich Jungnickel, Ferdinand Hodler, Franz Jaschke, Rudolf Junk.
In questa sezione spicca la puntuale selezione di riproduzioni di Gustav Klimt raccolta subito dopo la morte dell’artista nell’Album Heller (Das Werk von Gustav Klimt, Wien-Leipzig 1917-1918). Provenienti dalla Klimt-Foundation appartengono a questo ciclo, fra le altre, Danae, Pallade Atena, Bisce d’acqua II e Nuda Veritas.
Nella stessa sala, in trasferta da una prestigiosa collezione privata viennese, sono presenti anche opere di Franz von Matsch come Ritratto di Franz Matsch, figlio dell’artista, Testa di sole e il bozzetto per la Giurisprudenza, che in mostra dialoga straordinariamente con i pannelli della Leggenda di Orfeo di Bonazza e con le due riproduzioni d’epoca della Medicina e della Filosofia di Gustav Klimt, confermando la stretta relazione stilistica e tematica fra Bonazza e i protagonisti della Secessione viennese. Ulteriore esempio di questi riferimenti sono le placchette in rame di Georg Klimt, fratello di Gustav, che vengono riprese da Bonazza nei dettagli della complessa cornice del trittico dell’Orfeo.
Quest’attenzione al decorativo, che affonda le radici nelle esperienze europee e austriache sviluppatesi tra la fine del XIX secolo e l’inizio del XX secolo, caratterizzò lo stile di Bonazza lungo tutta la sua carriera, sia nella fase viennese sia nella fase trentina.
Come suggerisce il titolo della mostra, in Bonazza il Déco che contrassegnò gli anni Venti, Trenta e Quaranta del Novecento prende a prestito alcune delle forme secessioniste, le cristallizza e le trasforma. Secessione e Déco finiscono per mescolarsi dando vita a forme originali e a un linguaggio personale e unico.
L’enfasi decorativa di Bonazza è ravvisabile tanto nei primi lavori, quanto nelle ultime opere e può essere riassunta visivamente nel ciclo decorativo di Villa Bonazza, residenza trentina progettata dall’artista stesso che ne curò dettagli architettonici e stilistici.
Nella sua ricerca, Bonazza rimase inoltre sempre fedele al concetto unitario di arte, molto caro a secessionisti e avanguardisti dei primi anni del Secolo. Essere artisti significava abbattere le gerarchie, non fossilizzarsi sulle vecchie distinzioni fra arti maggiori e minori, sperimentare tecniche e codici.
Attraversata la prima sala dedicata alla Secessione, il pubblico si trova al cospetto del masterpiece di Bonazza: quell’Orfeo che normalmente è valorizzato nel percorso permanente del Mart.
Realizzato nel 1905 fu presentato a Milano in occasione dell’Esposizione internazionale nel 1906, alla Secessione di Vienna l’anno successivo e in seguito a Berlino e a Monaco. Una volta a Trento, il trittico divenne il “pezzo forte” di Villa Bonazza.
Con lascito testamentario l’artista decretò che, alla sua morte, l’Orfeo venisse donato alla SOSAT; disponeva di una sala sufficientemente grande per ospitarlo e renderlo fruibile a quante più persone possibile (Via Malpaga 17). È proprio grazie alla Sezione Operaia della Società Alpinistica Tridentina che l’opera giungerà al Mart, tramite un deposito del 1985, anno della grande mostra su Bonazza negli spazi del rinascimentale Palazzo delle Albere.
Quarant’anni dopo a Rovereto l’Orfeo rappresenta idealmente l’inizio e la fine di un percorso circolare che attraversa la vita del suo autore, prima a Vienna (1897-1911) e poi a Trento (dal 1912-1965).
Oltre alla Leggenda di Orfeo, la mostra raccoglie 206 opere di Bonazza contribuendo non solo alla promozione presso il grande pubblico di uno dei più talentuosi artisti trentini, ma anche alle ricerche di studiosi, appassionati e conoscitori del suo lavoro.
L’intera opera di Bonazza, così come quelli dei suoi maestri, dei suoi coevi e dei suoi eredi, dialoga con il patrimonio del Mart di Rovereto, valorizzandolo e approfondendolo.
Si comincia con le opere giovanili realizzate da Bonazza a Vienna, si procede, tra tecniche e formati diversi, tra riferimenti all’epica e alle saghe degli eroi, fino al rapporto con Gabriele d’Annunzio, ai ritratti di Cesare Battisti e degli altri irredentisti, ai paesaggi dipinti in tarda età, tra le montagne e i laghi del suo Trentino.
In particolare, il rapporto tra Bonazza e D’Annunzio rappresenta uno dei principali contributi apportati dalla mostra alla ricerca sull’artista, come approfondito in una delle sezioni espositive e in uno dei testi in catalogo della curatrice Alessandra Tiddia. Presso gli eredi di Bonazza è stata recentemente rinvenuta Asceta del Carnaro, una fotografia con dedica del Vate a Bonazza, del 1918, che conferma la stretta relazione tra i due, anticipandone di fatto l’inizio. Questa fertile amicizia e la visita al Vittoriale degli Italiani, nel 1925, influenzeranno tutta l’opera di Bonazza che sempre richiamerà temi e figure dell’epica dannunziana.
Insieme ai già noti dipinti di Bonazza, come per esempio Vienna di notte, Notte d’estate e Ritratto di Italia Bertotti, vengono esposti disegni e studi; esempi di decorazione sacra, come la Pala realizzata per la Chiesa del Sacro Cuore di Gesù dei padri Dehoniani; testimonianze di prestigiosi incarichi pubblici, come i cartoni preparatori per l’affresco del Palazzo delle Poste di Trento; il pregiato ciclo di incisioni Jovis amores di cui vengono esposte, oltre alle stampe, anche le matrici originali; il ritratto dedicato al “martire” Cesare Battisti del 1916 che fu riprodotto in numerosissimi esemplari; la produzione pubblicitaria; i lavori realizzati per le Officine Caproni di Milano dove Bonazza lavora durante la Prima guerra mondiale.
Da Villa Bonazza, mantenuta intatta da chi vi abitò dopo l’artista, provengono dodici opere: i dipinti Notturno, La nascita del giorno, Acqua zampillante, Sirene, Deposizione, Aurora, alcuni studi, qualche paesaggio, le acqueforti che raffigurano Dante Alighieri e Gabriele D’Annunzio. In occasione della mostra e grazie alla disponibilità dei proprietari, la Fondazione Bruno Kessler e il Mart hanno realizzato uno street view in 3D per permettere a visitatori e visitatrici di esplorare virtualmente la Villa, tramite uno schermo touch screen.
Tra i ritratti realizzati da Bonazza in Trentino, spiccano quello dedicato ad Alcide De Gasperi, i membri della famiglia Cavagna, suoi mecenati a Vienna, il ritratto di Italia Bertotti e i due Fratelli in giardino, mai esposti prima, oltre a un suggestivo Autoritratto del 1905.
La visita si conclude tra le opere di quegli artisti trentini che, come Bonazza, scelsero un linguaggio che coniugava contenuti italici a uno stile di ascendenza nordica: Giorgio Wenter Martini, Luigi Ratini, Francesco Trentini, Dario Wolf e Stefano Zuech. In questa ultima sezione sono eccezionalmente esposte opere provenienti da collezioni private di Luigi Ratini, come il Perseo, e di Dario Wolf, come Elevazione e Il musico.
La mostra è completata da un ambizioso catalogo, edito da Moebius, che raccoglie le riproduzioni delle opere, testi di approfondimento, testi critici e saggi di Alessandra Tiddia, Markus Fellinger, Francesco Parisi, Valerio Terraroli, Maximiliane Buchner, Neva Capra e Luca Gabrielli, Federica Lavagna, Luca Nicolodi, Caterina Tomasi, Mirko Saltori, Alessandro Pasetti Medin, Federico Zanoner, Fabio Campolongo, Roberta Bonazza. Biografia a cura di Noemi Angeli.
Luigi Bonazza nasce ad Arco di Trento il 1° febbraio 1877, frequenta la Scuola Reale Superiore Elisabettina a Rovereto, ottenuto il diploma si trasferisce a Vienna dove si iscrive alla Kunstgewerbeschule (Scuola di Arti Applicate) diplomandosi con ottimi voti. Nel 1903 ottiene le prime commissioni e collabora con riviste trentine inviando disegni e illustrazioni, espone poi una veduta della piazza di Santo Stefano a Vienna con favore della critica. Nel 1904 realizza i primi bozzetti per La Leggenda di Orfeo, vince il concorso della Società degli Alpinisti Trentini per il manifesto “Italiani visitate il Trentino!” e l’ingegnere trentino Attilio Cavagna lo introduce nell’ambiente viennese. Partecipa con La leggenda di Orfeo all’Esposizione Internazionale di Milano ottenendo consenso e inizia a occuparsi dell’incisione su acciaio, eseguendo le sei tavole Jovis Amores. Nel 1907 La leggenda d'Orfeo è esposta alla XXIX mostra della Secessione e Jovis Amores alla Secessione di Vienna e Monaco, alla Biennale di Venezia e a Berlino. Nel 1909 avvia gli studi per le Allegorie del giorno che completerà nel 1920, anno dell’esposizione alla XII Biennale di Venezia. Nel 1912 si stabilisce a Trento e acquista un terreno per costruire, su suo progetto, Casa Bonazza. Nel 1915, temendo l’arruolamento, si rifugia a Milano. Durante gli anni del conflitto lavora come disegnatore nelle officine fondate dal pioniere dell’aeronautica Gianni Caproni a Vizzola Ticino. Nel 1918 rientra a Trento, partecipa a numerose esposizioni e ottiene importanti commissioni. Nel 1921 fonda il Circolo Artistico Tridentino. Nel 1931 vince il concorso per la decorazione del palazzo delle Poste, progettato da Angiolo Mazzoni, con Il Ricevimento di tre Cardinali nel Palazzo a Prato a Trento nel tempo del Concilio. Il lavoro lo impegna per due anni. Nel 1943 a causa dei bombardamenti lascia Trento per Bosentino, una frazione del comune dell’Altopiano della Vigolana. Rientra dopo la guerra e riprende la decorazione di Casa Bonazza. Continua a dipingere negli anni Cinquanta e Sessanta fino alla morte, avvenuta il 4 novembre 1965. (aise)