La “Primavera Romana” di Adel Abdessemed riapre la Galleria Continua di Roma

Adel Abdessemed, Politics of the Studio, Owl, 2020 - Courtesy: l’artista e Galleria Continua - Copyright: © Adel Abdessemed, Paris ADAGP 2025 – Foto di Giorgio Benni
ROMA\ aise\ - La mostra personale “Primavera Romana” di Adel Abdessemed ha inaugurato venerdì scorso, 12 dicembre, il uovo programma di mostre, progetti e collaborazioni di Galleria Continua Roma dedicati alla vitalità della ricerca artistica contemporanea. La galleria torna così ad animare la scena culturale della capitale, riaffermando la propria vocazione a costruire dialoghi tra linguaggi, generazioni e territori.
In programma sino al 28 febbraio negli spazi del St. Regis che ospitano la galleria, la mostra di Adel Abdessemed, artista francese di origine berbera riconosciuto a livello internazionale per la forza poetica e politica della sua opera, apre una stagione che vedrà susseguirsi esposizioni e interventi site- specific capaci di intrecciare riflessione, emozione e attualità.
Salito alla ribalta nei primi anni 2000, Adel Abdessemed ha segnato l’inizio del XXI secolo con opere di forte impatto visivo ed emozionale. L’integrazione, il razzismo, la nudità e il superamento dei tabù imposti dalle religioni sono i temi centrali del suo lavoro; l’artista li interpreta in modo trasversale, attraverso tutti i mezzi espressivi - dal video alla fotografia, dal disegno alla pittura, dalla performance all’installazione - operando una revisione costante dei parametri e dei media, che si esprime anche nei suoi riferimenti ad altre arti e ai loro generi, così come ad altri tropi o immagini culturali consolidati.
Primavera Romana è la prima personale concepita da Abdessemed nella città capitolina e raccoglie un nutrito numero di disegni che spaziano dalla dimensione intima ai grandi formati. Sviluppati per nuclei tematici e realizzati tra il 2010 e il 2025, questi disegni trascendono i limiti della tecnica per catturare l’essenza dei soggetti rappresentati. Il tratto - virtuoso e preciso ma anche istintivo, veloce, appassionato e a volte brutale - restituisce immagini intense alle quali l’artista conferisce nuova vita simbolica e significati, trasformando l’ordinario in qualcosa che interroga e provoca lo spettatore. Con queste parole Adel Abdessemed ci introduce alla mostra: “Primavera Romana, una stagione introspettiva in cui Roma risveglia i suoi segreti più profondi. Un dialogo intimo con la Città Eterna, la sua luce, le sue ombre e i suoi silenzi… Questa città che osserva tanto quanto si lascia osservare”.
Nella prima sala ci accoglie Histoire de l’art, un grande disegno a carboncino su carta che ritrae il Cristo crocifisso al quale è stato aggiunto un braccio di filo spinato a doppio taglio. Pochi mesi dopo il suo arrivo in Francia, Abdessemed si reca al museo Unterlinden di Colmar per vedere la pala d’altare di Isenheim dipinta da Grünewald; in risposta ad una delle espressioni più sublimi e realistiche della sofferenza cristiana, l’artista realizza una serie di disegni (Histoire de l’art) e quattro sculture a grandezza naturale (Décor) forgiate dall’intreccio di lame di rasoio in acciaio zincato. La straordinaria potenza della figura del Cristo della Passione – la sua capacità di accogliere la sofferenza di tutti – fu reinvestita in Décor. Al contrario, Histoire de l’art è più interessata al Cristo storico-artistico, il corpo umano e divino che ha sempre stimolato la sperimentazione estrema da parte degli artisti. Le linee del disegno si uniscono alle linee aggrovigliate del filo spinato, facendo letteralmente balzare il braccio in tre dimensioni. Lungi dal disgregare la figura, il passaggio di tecnica accresce straordinariamente l’espressività dell’opera, spiega lo storico dell’arte Giovanni Careri. Sulla parete dirimpetto è collocata un’immagine altrettanto potente di senso e dimensioni, Politics of the Studio, Pope: Piazza San Pietro, vuota, silenziosa, battuta dall’acqua e dal vento, sullo sfondo un solitario Papa in preghiera.
Nella stessa sala, due disegni della recente serie Politics of Drawing: un asino, animale docile e pacifico generalmente associato all’idea di umiltà e innocenza e un agnello, nella religione cristiana animale sacrificale simbolo di purezza e redenzione. L’agnello è accovacciato su un giaciglio esplosivo. A proposito di questa serie e degli animali che la popolano, David Elliott scrive: “Come creature esplosive destinate alla contemplazione, sembrano serene, concentrate, indifferenti alla dinamite su cui rimangono perché sono state trasposte in una zona di libera riflessione in cui possibilità di essenza, potenziale, immobilità, felicità, trasformazione, gioia o persino morte, fluttuano nell’occhio della mente come i personaggi di un haiku. (…) Apparendo, scomparendo e riapparendo in tutta l’opera di Abdessemed come espressioni simboliche, a volte ironiche, di riorientamento energetico, emulano e celebrano i rischi, le gioie, le passioni e la bellezza dell’intero nostro universo, in onore di quel Big Bang che ha dato inizio a tutto”.
Politics of Drawing si declina anche nella serie Politics of Drawing, Glass of Water dove, nello spazio ristretto di un bicchiere, si muovono dei pesci. “Per me, i pesci in un bicchiere diventano una natura morta vivente, un bagliore sospeso tra movimento e immobilità, dove la vita sembra stare sull’orlo del proprio silenzio”, dichiara l’artista.
Nella serie Nature Morte Adel Abdessemed si confronta con il mondo inanimato delle cose raffigurando, a carboncino e pastello, vasi con splendide composizioni di fiori recisi, rami, melograni ma anche micce e candelotti di dinamite legati, disposti artisticamente attorno alla loro base. In queste opere si manifesta con forza una tensione tra l’estetica delle immagini e la violenza delle idee che queste sottendono; l’artista utilizza il disegno per costruire un nuovo ordine che consenta l’intrusione di paura e stupore: un alfabeto di Ikebana rivoluzionario, dove tutto improvvisamente può accadere e dove le esplosioni sono sempre imminenti. Adele ricevette i segreti del Melograno nella culla. Il Melograno è il frutto della lotta tra la vita e la morte. Il frutto del Cantico d’Amore nel Cantico dei Cantici. Il frutto che “incarna” lo strano destino di Persefone, dichiara la scrittrice d’Hélène Cixous.
Nato a Costantina, Algeria, nel 1971, Adel Abdessemed vive e lavora a Parigi, in Francia.
Dalla prima mostra personale di Abdessemed nel 2001, ha avuto altre mostre a: PS1/MoMA, New York; MIT List Visual Arts Center, Cambridge, MA, USA; CNAC - Le Magasin (Centre National d’Art Contemporain), Grenoble, Francia; Parasol unit, Londra; Fondazione Sandretto Re Rebaudengo, Torino, Italia; Centre Pompidou, Parigi (Adel Abdessemed Je suis innocent, 2012); CAC, Málaga, Spagna; Montreal Museum of Fine Arts, Canada (Adel Abdessemed: Conflict, 2017); Otchi Tchiornie a MAC’s, Grand-Hornu, Belgio; L’Antidote a MAC, Musée d’Art Contemporain, Lione, Francia.
Il lavoro di Adel Abdessemed è stato esposto alla Biennale di Venezia tre volte (2003, 2009, 2015), nonché alla Biennale di Istanbul (2017), L’Avana (2009), Gwangju (2008), Lione (2007) e Saõ Paulo (2006). Nel 2017 ha partecipato alla Triennale di Milano The Restless Earth e alla Oku-Noto Triennale in Giappone. Nel 2020 l’artista ha esposto alla Fondation Louis Vuitton, Parigi, come parte della mostra collettiva Crossing Views, e nel marzo 2022 ha inaugurato An Imperial Message, una mostra personale di grande rilievo su cinque piani al Rockbund Museum di Shanghai. Nel 2024, Adel Abdessemed ha creato la messa in scena, le scenografie, i costumi e il video dell’opera Saint-François d’Assise di Olivier Messiaen, al Grand Théâtre de Genève, sotto la direzione musicale di Jonathan Nott.
Il suo lavoro è rappresentato in importanti collezioni a livello internazionale, tra cui il Centre Georges Pompidou, Parigi; Il Museo di Israele, Gerusalemme; Musée d’Art Moderne et Contemporain, Ginevra; Musée d’Art Moderne de la Ville de Paris; Fondazione François Pinault, Venezia e la Fondazione Yuz, Hong Kong. (aise)