“Passeggiata (verso sud)”: le opere di Linda Carrara in Platea | Palazzo Galeano a Lodi

LODI\ aise\ - Platea | Palazzo Galeano a Lodi ospiterà sino al 12 marzo “Passeggiata (verso sud)”, personale dell’artista Linda Carrara (Bergamo, 1984), a cura di Gaspare Luigi Marcone, con cui si apre la programmazione espositiva promossa dall’associazione lodigiana per il 2026.
I lavori realizzati da Linda Carrara per Platea | Palazzo Galeano sono il distillato della sua prassi operativa che ha preso corpo nel corso di alcuni mesi del 2025 concretizzandosi nel trittico ad acrilico su tela Passeggiata (verso sud). Cresciuta sulle rive dell’Adda, Linda Carrara ha compiuto varie perlustrazioni e analisi dei territori bagnati dal fiume, protagonista di una secolare storia culturale, economica e ambientale dell’attuale territorio lombardo. L’artista ha percorso più volte, non solo idealmente, il tragitto tra uno dei suoi studi a Villa d’Adda e Lodi, città sede dell’esposizione. Un “processo peripatetico” dove il cammino e l’atto pittorico si fondono partendo dall’idea originaria che l’arte è “cosa mentale”.
“Linda Carrara da anni riflette sul “paesaggio” e le sue opere si possono definire come “realizzate in collaborazione” con il contesto naturale, in alcuni casi i lavori sono paesaggio. Non vi è un’idea di mimesi “distaccata”, una rappresentazione da lontano, ma il lavoro si completa, avendo la sua ragion d’essere, nel paesaggio e con il paesaggio”, spiega Gaspare Luigi Marcone, curatore della mostra.
Il trittico di lavori Passeggiata (verso sud) è realizzato attraverso il ricorso a una tecnica che rievoca il tradizionale frottage: l’artista ha “ricalcato” porzioni della riva dell’Adda con colori acrilici su di una tela sottile, con un pennello dalle setole morbide, arrivando a mettere a registro forme, linee e frammenti del paesaggio fluviale. Diversamente però dal canonico frottage, le parti più aggettanti sono leggere, aeree, sfumate, mentre le porzioni in profondità appaiono più scure, ombrose e dettagliate. Le tonalità sono create sul momento osservando le variazioni cromatiche del contesto specifico in cui viene formalizzato il lavoro che in parte è controllato dall’artista e in parte è determinato dai contesti atmosferici e naturali o dalla libertà del materiale pittorico.
Il paesaggio, nell’opera di Carrara, non è da intendersi strettamente come immagine visiva ma in modo più ampio, multisensoriale: clima, temperature, colori, stagioni, corpi intervengono nel risultato finale. Tecniche e materiali scelti per questi lavori trasformano le opere in pellicole che riflettono i frammenti naturali, ma completamente trasfigurate, apparendo come immagini assolute o visioni altre. In alcuni casi l’immagine paesaggistica diventa informe, perdendo gli elementi che consentono di ricollegarla a una visione reale.
Ricordando l’assunto leonardesco: in queste macchie si possono vedere nuove immagini. (aise)