Renato Guttuso e “Il colore della realtà”: a Sarzana viaggio nell'evoluzione artistica del pittore siciliano

© Renato Guttuso, by SIAE 2025 | Renato Guttuso, Stretto di Messina: Scilla, 1949 - Collezione privata

LA SPEZIA\ aise\ - Un'altra grande mostra, dedicata a un artista tra i più importanti del neorealismo italiano del XX secolo, arriva negli spazi espositivi della Fortezza Firmafede di Sarzana, in provincia di La Spezia, dal 19 dicembre 2025 al 2 giugno 2026.
Renato Guttuso. Il colore della realtà” è il titolo dell'esposizione, curata da Lorenzo Canova, che offre un importante approfondimento di uno dei protagonisti più intensi e coerenti della pittura italiana del Novecento, proseguendo un percorso artistico già sviluppato negli ultimi anni nella Fortezza Firmafede con maestri come Gian Carozzi e la grande mostra dedicata a Giorgio de Chirico del 2025.
La mostra, su progetto di Archivi Guttuso e MetaMorfosi, è organizzata nella Fortezza Firmafede, sito del MIC – Direzione Regionale Musei della Liguria, da Confcommercio La Spezia, nell’attuale semestre rappresentante di Rete Imprese La Spezia per conto delle associazioni di categoria locali — Confcommercio, Confesercenti, CNA, Confartigianato — con il sostegno e patrocinio del Comune di Sarzana, Confindustria, ANCE e in collaborazione con la Casa d’Arte San Lorenzo.
Incorniciata dalla bellezza rinascimentale della Fortezza, il visitatore potrà ammirare una mostra che ripercorre l’evoluzione del linguaggio artistico del pittore siciliano, attraversando temi fondamentali come l’impegno civile, il lavoro, il paesaggio, l’eros, la natura morta e il ritratto.
Artista profondamente radicato nella realtà del suo tempo, Guttuso ha concepito l’arte come strumento di conoscenza e azione, unendo l’esperienza personale alla dimensione collettiva. La sua pittura, mai descrittiva o celebrativa, interpreta e trasforma il reale con forza espressiva, colore e tensione emotiva. Attraverso dipinti, disegni e opere grafiche, la mostra racconta quarant’anni di impegno politico, civile, culturale e di costante indagine, in quello che lo stesso Guttuso, già nel 1934, chiamava il “cuore della pittura”.
L'esposizione mette in luce la sua costante vocazione alla responsabilità: per Guttuso, dipingere era un modo per prendere posizione. Il suo dialogo con la storia e la politica non fu mai un’adesione astratta, ma una partecipazione concreta e sofferta che rendeva l’arte e la vita un unico e indissolubile gesto. Questa unione emerge con forza nell’accostamento tra le grandi composizioni a tema civile e le sue opere più intime e liriche.
Il percorso espositivo permette di apprezzare le fasi più importanti della ricerca dell'artista, dalle influenze di Picasso, che emergono nelle opere degli anni Quaranta come Figure sedute (1946), Figura nell’interno (1946), Brocche (1947) e Stretto di Messina: Scilla (1949), in cui Guttuso organizza la composizione seguendo una struttura che risente delle suggestioni del linguaggio post-cubista, all' omaggio a de Chirico, fino ad arrivare alle tele dedicate alla natura, al paesaggio e alla presenza degli oggetti quotidiani.
Un elemento costante e centrale del percorso espositivo è la tensione amorosa dell’eros, che attraversa tutta l’opera di Guttuso come una delle sue energie più profonde. Il corpo femminile è luogo di desiderio, di tensione emotiva, di immaginazione e di verità. Non è mai semplice celebrazione della bellezza, ma presenza viva, carica di una forza che attrae e inquieta.
In mostra anche un gruppo di opere dedicate alla ricerca di Guttuso nel campo del disegno, inteso come primo metodo di indagine sul reale, di studio e di preparazione dei dipinti e, al contempo, come forma espressiva autonoma, alla quale l’artista riserva spesso i propri personali momenti di introspezione e di una creazione dettata da determinate urgenze espressive. Ne sono un esempio le drammatiche figure degli Emigranti o nell’allucinata visione infernale dei Falsari (entrambi del 1960), nei fogli del paesaggio di mare di Senza titolo (1954), di Studio per l'edicola (1963), di Natura morta con telefono e bottiglie (1964), della Natura morta con ciliegie degli anni Ottanta o della figura femminile (Senza titolo, 1985).
Infine una sezione dedicata alla grafica, sviluppata in stretta collaborazione con lo stampatore Alberto Caprini, chiude il cerchio, unendo natura, figure femminili e impegno civile in segni raffinati, spesso arricchiti da un'intensa componente cromatica.
“Nel contesto attuale, segnato da un rinnovato interesse per la pittura figurativa, Renato Guttuso torna a essere un punto di riferimento fondamentale”, spiega il curatore Lorenzo Canova. “La mostra attraversa quarant’anni della sua ricerca, dall’impegno politico e civile al paesaggio, dalla natura morta all’eros, mettendo in dialogo opere emblematiche come Figure sedute, Stretto di Messina: Scilla, I Falsari, Donna al telefono, fino a Donne nello studio di Velate. Un percorso che restituisce tutta la coerenza, la forza e l’attualità di un artista che ha sempre vissuto la pittura come un atto vitale e necessario”.
“Renato Guttuso supera confini geografici e generazionali: siciliano di radici, universale nel linguaggio”, dichiara l'assessore alla cultura Giorgio Borrini. “Il percorso espositivo illumina i temi centrali del suo lavoro e il ruolo nel dibattito culturale del dopoguerra. La Fortezza Firmafede cresce come polo espositivo nazionale, e ogni nuova mostra ne consolida l’identità. Accanto a Guttuso, Giuseppe Veneziano offre una lettura critica del presente: il dialogo tra i due artisti unisce memoria del Novecento e tensioni contemporanee, per un’esperienza visiva incorniciata dalla bellezza della nostra fortezza rinascimentale. Negli stessi giorni, a pochi passi al Museo Diocesano, sarà possibile ammirare una mostra su Pinturicchio e il Bambin Gesù delle Mani: linguaggi diversi, capaci di interpretare e anche di scandalizzare la propria contemporaneità; secoli differenti, una sola città capace di proporre letture trasversali e di cui essere orgogliosi”.
“Questa mostra, che segue altre da noi prodotte nella Fortezza Firmafede, l’ultima delle quali dedicata a Giorgio de Chirico”, ricorda Pietro Folena, presidente di Metamorfosi, “non è solo un omaggio a uno dei più grandi artisti italiani del Novecento, ma anche un invito a riflettere su temi universali che continuano a risuonare nell'attualità. “Il colore della realtà” offre ai visitatori la possibilità di immergersi in un viaggio visivo e emotivo, esplorando le molteplici sfaccettature dell’opera di Guttuso e, attraverso di essa, le esperienze umane in tutta la loro ricchezza”.
L'esposizione è parte del percorso di candidatura di Sarzana a Capitale della Cultura 2028, che vede l’impegno congiunto delle associazioni di categoria come da protocollo d’intesa, per una candidatura che sia espressione dell’intera comunità. (aise)