“That Person’s Heaven”: a Bergamo la personale di Matt Mullican

Matt Mullican, That Person's Heaven, 2025, Palazzo della Ragione, Bergamo - Courtesy l’artista e The Blank Contemporary Art - Crediti fotografici: Roberto Marossi
BERGAMO\ aise\ - Si terrà presso Palazzo della Ragione a Bergamo sino al 18 gennaio 2026 la mostra personale di Matt Mullican “That Person’s Heaven”, che segna il ritorno in Italia di uno dei più rilevanti artisti contemporanei, le cui opere figurano nelle collezioni del MoMA e del Whitney Museum of American Art di New York, della Tate di Londra e del Centre Pompidou di Parigi.
Inaugurata tra gli eventi di punta della recente 15ª edizione di ArtDate, il festival di arte contemporanea organizzato da The Blank, la mostra, a cura di Stefano Raimondi, presenta una nuova installazione monumentale che esplora attraverso l’ipnosi i rapporti tra coscienza e inconscio, ordine e caos, linguaggio e percezione.
Mullican torna dunque a esporre in un’istituzione italiana dopo la retrospettiva al Pirelli Hangar Bicocca (2018), realizzando una nuova grande installazione concepita appositamente per gli spazi di Palazzo della Ragione.
Matt Mullican, classe 1951, nato a Santa Monica, in California, e oggi di stanza a New York e a Berlino, fin dagli anni Settanta ha sviluppato un complesso sistema di simboli, pittogrammi e codici cromatici che strutturano l’organizzazione e la condivisione della conoscenza, del linguaggio e del significato: il verde indica il materiale, l’azzurro la quotidianità, il giallo le idee, bianco e nero simboleggiano il linguaggio e il rosso il soggettivo. Questa mappa cromatica è diventata il suo modo di dare forma a un cosmo personale, una griglia in grado di interpretare ogni aspetto dell’esperienza umana.
Il titolo della mostra “That Person’s Heaven” fa riferimento a “That Person”, un personaggio specifico che Mullican incarna durante le sue sessioni ipnotiche, un alter ego che non coincide pienamente con l’artista, ma che ne abita il corpo e ne usa la voce. È un’entità che si esprime con gesti infantili, con un linguaggio apparentemente privo di filtro, a tratti caotico, a tratti sorprendentemente lucido. E proprio in stato di ipnosi è realizzata l’opera che nella sua totalità si presenta come una monumentale griglia quadrata di 16x16 metri, composta da trentadue lavori di uguali dimensioni, realizzati metà in bianco e nero e metà in rosso.
L’artista utilizza la trance ipnotica come strumento per esplorare stati di coscienza alterati e produrre esperienze performative uniche. In questo contesto, il silenzio non rappresenta un vuoto, ma un elemento strutturale che amplifica l’intensità dell’indagine interiore. Il silenzio diventa luogo di sospensione in cui emergono immagini, simboli e memorie inconsce, assumendo così un ruolo attivo, facilitando l’accesso a dimensioni percettive profonde e difficilmente raggiungibili in condizioni ordinarie. La pratica ipnotica di Mullican dimostra come l’arte possa farsi veicolo di esplorazione della mente attraverso linguaggi non verbali.
“Tutto è nella mente. Tutte le immagini sono mentali”, afferma l’artista. “Il lato in bianco e nero è dipinto da quella persona. Quella persona è ciò che divento in trance ipnotica. Il copione è dipinto. Il copione è mentale. Il soggetto è il tempo. Il soggetto è ciò che faccio dopo essermi svegliato e prima di andare al lavoro. Riguarda i dettagli e le emozioni quotidiane. Riguarda il soggetto delle nostre emozioni che fanno cose che non ricorderemo di aver fatto. Il lato destro riguarda il quadro generale ma non è necessariamente reale. Riguarda il paradiso, Dio, i demoni e gli angeli prima della nascita e dopo la morte. Non ci sono parole sul lato destro! È tutto astratto! Sono parti diverse della stessa storia. Rispondono alle domande: Dov’ero prima di nascere? Perché mi accadono cose mentre vivo la mia vita? Dove vado dopo la morte?”.
In questo contesto, la pratica ipnotica si configura come un cortocircuito. Se la griglia è lo strumento per ordinare e razionalizzare, l’ipnosi introduce l’elemento dell’imprevedibile. È un’apertura al caos che mette in tensione l’intera architettura concettuale dell’artista. Emerge da questo lavoro una forza primordiale, come se quei segni contenessero una verità più autentica rispetto a quella raggiungibile da svegli. Il processo ipnotico diventa così una metafora della condizione artistica in generale. Per Mullican l’arte non nasce tanto da un atto volontaristico, quanto da una disponibilità a lasciarsi possedere da immagini, linguaggi e visioni.
La mostra è corredata da un dettagliato catalogo bilingue realizzato da Silvana Editoriale con testi di Stefano Raimondi, direttore artistico The Blank, e Roberta Tenconi, curatrice Pirelli Hangar Bicocca. (aise)