“Reconstruindo. Cartografias afetivas” al Museu FAMA di San Paolo con l’IIC

SAN PAOLO\ aise\ - Il Museu FAMA – Fábrica de Arte Marcos Amaro di San Paolo del Brasile ospita sino al 17 maggio la mostra “Reconstruindo. Cartografias afetivas”, che riunisce cinque artiste del Coletivo Biohabitantes provenienti da Brasile, Cile e Italia.
Organizzata in collaborazione con l’Istituto Italiano di Cultura di San Paolo, l’esposizione propone un percorso immersivo in cui arte, ecologia e cura del vivente si intrecciano, invitando il pubblico a riflettere sulla crisi ambientale e sulle possibilità di ricostruire il nostro rapporto con il pianeta.
“Reconstruindo. Cartografias afetivas” riunisce le opere di Yto Aranda, Marina Bellino, Klaudia Kemper, Soledad Neira e Clara Salina, che coltivano un sapere ecologico e pratiche di benessere radicate nell’esperienza quotidiana. Installazioni immersive, pittura, tessuti, video e oggetti simbolici compongono una cartografia sensibile fatta di immagini, suoni, gesti e piccole azioni, che interrogano il modo in cui abitiamo la Terra e condividiamo i suoi fragili equilibri. Lo sguardo femminile attraversa l’intero percorso espositivo come postura di cura e attenzione: osserva, denuncia, ma rifiuta di rinunciare alla speranza in nuove forme di convivenza con il mondo naturale.
Articolando la dimensione poetica con l’urgenza etica, “Reconstruindo. Cartografias afetivas” entra nella programmazione contemporanea del Museu FAMA come contributo rilevante al dibattito sulla crisi climatica, sulla giustizia ambientale e sulla responsabilità collettiva verso le generazioni future. Ricostruire, in questo contesto, significa trasformare l’estetico in pratica quotidiana di relazione con la vita in tutte le sue forme.
Molte opere sono già state realizzate sul problema dei rifiuti di plastica. La proposta estetica dell’italiana Clara Salina, “Códigos de Futuro”, concentra tuttavia la sua critica sul paradigma stesso della raccolta e del riciclo.Dà forma a un corpus di lavori che nasce da oltre 10 anni di ricerca, proponendo la tracciabilità dei rifiuti di plastica attraverso l’uso di codici a barre e, soprattutto, problematizzando l’assenza di un attore fondamentale nel modello di consumo: i supermercati. Sottolinea il grande potenziale di queste strutture nel risolvere il problema e l’urgente necessità di gestire ciò che viene prodotto. (aise)