Export di vino in calo nel 2025 ma Europa e nuovi mercati mitigano la perdita

ROMA\ aise\ - Il 2025 è stato un anno complicato per il mercato del vino italiano, con l’export che ha chiuso in negativo (-3,6% nei valori) rispetto all’anno precedente. In termini assoluti, la riduzione equivale a quasi 300 milioni di euro e 400 mila ettolitri. Il calo più rilevante riguarda il Nord America e l’Europa extra-Ue mentre l’export verso i paesi dell’Unione Europea (che ancora rappresenta il 40% delle esportazioni italiane totali a valore) risulta in crescita e permette di mitigare la perdita assieme alla crescita in nuovi mercati, come quelli del Mercosur, dell’India e dell’Australia.
Partendo da questa premessa introduttiva si è sviluppata la presentazione dei dati sull’export del vino italiano curata da Denis Pantini, Responsabile di Nomisma Wine Monitor, in occasione dell’evento organizzato da Federvini a Vinitaly 2026.
Ma il vino italiano non è l’unico a subire un calo delle esportazioni, dal momento che tutti i principali exporter mondiali hanno registrato una riduzione della vendita di vini riconducibile primariamente alla riduzione dei consumi e dell’acquisto di vini dall’estero che hanno contraddistinto molti mercati internazionali. Solo Germania, Svizzera e Brasile hanno fatto segnare una crescita a valori nelle importazioni di vino mentre gli Stati Uniti (causa anche svalutazione del dollaro) perdono il 12%, il Regno Unito il 6%, il Canada il 12% e la Cina il 15%.
La dinamica in atto si riflette anche nelle esportazioni dei nostri vini Dop: solo i vini rossi fermi del Piemonte e i bianchi della Toscana registrano crescite sia a valore che a volume; i bianchi fermi della Sicilia aumentano nei valori ma perdono qualcosa a volume mentre per il Prosecco accade l’opposto, con una flessione a valore a fronte di una crescita a volume.
Tra i diversi mercati, quello che desta maggior apprensione sono sicuramente gli Stati Uniti, alla luce sia della rilevanza che detiene per il nostro export (primo mercato di sbocco per valori) che per la continua incertezza generata dalla nuova politica commerciale e doganale varata dall’amministrazione Trump. Per quanto il mercato statunitense sia oggi insostituibile per il vino italiano, è importante guardare oltre nella ricerca di nuovi sbocchi in grado di ridurre il rischio e aumentare la diversificazione dei mercati per l’export italiano. L’accelerazione impressa dall’Unione Europea nella conclusione di accordi di libero scambio va proprio in questa direzione, rappresentando, con la progressiva eliminazione dei dazi e la tutela delle denominazioni, uno strumento fondamentale per la conquista di quote di mercato in aree quali il Mercosur (Brasile, Argentina, Uruguay e Paraguay), l’India e l’Australia.
Mettendo invece a confronto i tassi di crescita annuali (tra il 2019 e il 2024) dell’export di vini italiani imbottigliati (fermi e spumanti) con la previsione a cinque anni del Pil pro-capite, si evincono potenzialità interessanti anche in Polonia e Corea del Sud, che già da alcuni anni sono interessate da esportazioni significative di vino italiano, così come in Messico, Perù, Colombia, Tailandia e, per restare in Europa, Repubblica Ceca e Romania. (aise)