Unicef: 370.000 bambini sfollati e 121 uccisi in tre settimane in Libano

Foto UNICEF

GINEVRA\ aise\ - Più di 1 milione di persone sono state sfollate dal Libano a causa dell’aggressione di Israele. Molte delle quali sono state sfollate per la seconda, terza o addirittura quarta volta. Di questi, almeno 370 mila sono bambini, che continuano a vivere un dramma senza fine. 121 di loro sono stati uccisi e 395 sono rimasti feriti dai bombardamenti incessanti dell’esercito israeliano (dati aggiornati al 27 marzo). L’istruzione è di fatto bloccata per oltre 115 mila bambini, le cui scuole sono diventate centri di accoglienza, mentre ospedali e presidi medici, così come ponti e sistemi idrici e fognari, sono stati distrutti dall’IDF. E tutto questo, come spiega l’italiano Marcoluigi Corsi, rappresentante per il Libano dell’Agenzia Onu per l’Infanzia e l’Adolescenza (UNICEF), è avvenuto in sole 3 settimane.
In questi poco più di 21 giorni, in media “almeno 19.000 ragazze e ragazzi sono sfollati ogni giorno”, ha spiegato Corsi. “Per rendersi conto della portata del fenomeno, è come se ogni 24 ore centinaia di scuolabus pieni di bambini scappassero per salvarsi la vita”.
“In meno di un mese, circa il 20% della popolazione del Libano è stata sfollata – ha spiegato -. La rapidità e la portata di questo fenomeno sono sconcertanti. In tutto il Paese, oltre 1 milione di persone si trovano ora sfollate. Si tratta di uno sfollamento di massa improvviso e caotico, che sta separando le famiglie e svuotando intere comunità, con conseguenze che si faranno sentire a lungo anche dopo che la violenza si sarà placata”.
L'esaurimento mentale ed emotivo che grava sui bambini del Libano è devastante – ha spiegato ancora il rappresentante italiano dell’UNICEF -. Senza aver avuto nemmeno un attimo per riprendersi dal trauma dell'ultima escalation, avvenuta appena 15 mesi fa, i bambini vengono nuovamente sradicati con la forza. Questo ciclo senza sosta di bombardamenti e sfollamenti sta aggravando gravemente le loro ferite psicologiche, radicando una paura profonda e minacciando di causare danni emotivi gravi e duraturi”.
Corsi ha quindi spiegato che gli oltre 135.000 sfollati interni hanno trovato rifugio in più di 660 centri di accoglienza collettivi. Ma le condizioni di vita sono sempre più difficili: “molte famiglie sfollate vivono in contesti informali, sovraffollati e insicuri, tra cui edifici in costruzione, spazi pubblici e veicoli. La crisi economica del Libano e l’infrastruttura ormai logora limitavano già la capacità del Paese di soddisfare i bisogni primari; oggi, quell’infrastruttura sta cedendo sotto la pressione”.
“I servizi essenziali di cui i bambini hanno bisogno per la loro sopravvivenza e il loro futuro stanno subendo gravi interruzioni – ha spiegato ancora l’UNICEF -. In zone come la Bekaa e Baalbek, i bombardamenti hanno distrutto serbatoi idrici e stazioni di pompaggio fondamentali, privando decine di migliaia di persone dell’accesso all’acqua potabile. Inoltre, con circa 435 scuole pubbliche che ora fungono da centri di accoglienza, l’istruzione di oltre 115.000 studenti è stata bruscamente interrotta”.
Il costo umano di questa nuova, ennesima escalation è “sconvolgente”: “coloro che sopravvivono ai bombardamenti si ritrovano ad affrontare una realtà umanitaria drammatica. Assistiamo a famiglie in fuga con solo i vestiti che indossano, costrette a spostarsi più volte nel giro di pochi giorni a causa dei ripetuti ordini di sfollamento. Nel frattempo, le infrastrutture civili essenziali – tra cui ospedali, scuole, ponti e sistemi idrici e fognari – da cui i bambini dipendono per andare avanti con la loro vita, sono state costantemente attaccate, danneggiate o distrutte”.
L’UNICEF ha spiegato di essere sul campo e di lavorare senza sosta insieme ai partner e alle istituzioni nazionali per sostenere i bambini sfollati, nei centri di accoglienza e nelle zone difficili da raggiungere. Solo nelle ultime settimane, il nostro Meccanismo di risposta rapida ha fornito a oltre 167.000 sfollati beni di prima necessità non alimentari e kit per l’inverno.
“Abbiamo consegnato più di 140 tonnellate di materiali sanitari essenziali agli ospedali e attivato 40 Unità Satellite di Assistenza Sanitaria di Base per garantire che i bambini e le famiglie nei centri di accoglienza abbiano accesso alle cure. Stiamo fornendo assistenza d’emergenza per l’acqua e i servizi igienico-sanitari a quasi 190 rifugi e stiamo lavorando per proteggere il futuro dei bambini, sostenendo il Ministero dell’Istruzione nella creazione di un accesso all’apprendimento online e nella pianificazione di Spazi di Apprendimento Temporanei”, ha spiegato Corso, che però ha aggiunto: “tuttavia, l’assistenza umanitaria da sola non può risolvere questa crisi. La nostra capacità di risposta alle emergenze è gravemente compromessa dai ripetuti attacchi contro paramedici e operatori sanitari, e migliaia di famiglie rimangono isolate in zone difficili da raggiungere a causa dei rischi per la sicurezza e della mancanza di mezzi di trasporto”.
I bambini stanno pagando il prezzo più alto per questo conflitto”, ha concluso Corsi prima di rinnovare la richiesta urgente sulle garanzie di un accesso umanitario senza ostacoli a tutti coloro che ne hanno bisogno. Richiesta che fa il paio con la quella della “cessazione immediata degli attacchi alle infrastrutture civili, comprese scuole, ospedali e sistemi idrici. Soprattutto, i 370.000 bambini sfollati hanno un disperato bisogno di un cessate il fuoco immediato. Devono smettere di fuggire e ricominciare a vivere come dovrebbero vivere i bambini”. (aise)