Servizi consolari/ La Marca (Pd): decreto obsoleto e anacronistico

ROMA\ aise\ - Un decreto “obsoleto e anacronistico”, che prevede una “procedura figlia di un altro secolo”. Così Francesca La Marca, senatrice Pd eletta in Centro e Nord America, ha definito il decreto “Disposizioni per la revisione dei servizi per i cittadini e le imprese all'estero” approvato definitivamente ieri dal Senato.
Intervenendo per dichiarare il voto contrario del Pd, La Marca ha stigmatizzato con forza l’abbinamento al testo del suo ddl che voleva introdurre una riforma della rete consolare onoraria. Una mossa, ha denunciato, fatta per “affossare” la riforma da lei proposta, una “riforma ormai necessaria, improrogabile, che avrebbe dato una struttura veramente solida, un senso di dignità ai nostri rappresentanti della rete consolare onoraria”.
Secondo La Marca, il ddl sui servizi consolari non solo è “obsoleto, anacronistico e del tutto mancante di lungimiranza”, ma rappresenta anche “un vero e proprio passo indietro per quanto riguarda l'offerta dei servizi per i cittadini italiani nel mondo: anziché implementare politiche lungimiranti a favore dei nostri oriundi e delle future generazioni di oriundi, per attrarli, stimolarli a tornare alla Nazione di origine, o quantomeno invogliarli a promuovere il made in Italy nei loro Paesi di residenza come si è sempre fatto, questo Governo ha scelto di introdurre solo nuovi ostacoli burocratici all'avviamento delle procedure per la cittadinanza, così creando un senso di distacco tra loro e la madrepatria. Basti pensare, ad esempio, all'incomprensibile e francamente antiquata richiesta di documentazione cartacea con annesso invio tramite sistema postale per le domande di cittadinanza. È veramente una procedura figlia di un altro secolo, che complica - chissà per quale motivo - tali iter di per sé già lunghi e complessi e contravviene apertamente a qualsiasi criterio di trasparenza, efficienza e modernità”. “Il tutto – ha aggiunto – mentre lo stesso Esecutivo individua, sempre quando gli fa comodo, la digitalizzazione come pilastro della propria azione amministrativa. Da qui l'assurdo paradosso: se da un lato il Governo proclama modernità e semplificazione, dall'altro ostacola con ogni mezzo possibile chi cerca di far valere il rispetto dei propri diritti”.
Un “grave danno”, secondo La Marca deriverà anche dalla centralizzazione delle competenze per le pratiche di cittadinanza alla Farnesina: una “scelta davvero imprudente, visti l'estensione dei territori coinvolti e l'elevato numero di italiani residenti all'estero, che non farà altro che depotenziare ancor di più le strutture consolari che - come ben sappiamo - sono già sotto stress per mancanza di risorse e di personale”.
Una “situazione disastrosa e anche discriminatoria nei confronti dei cittadini italiani all'estero, trattati a tutti gli effetti come cittadini di serie B”, che potrebbe migliorare grazie ai consoli onorari, ha ribadito la senatrice, che anche in Aula ha rivendicato la bontà della riforma da lei proposta in merito.
“Il disegno di legge che ho presentato avrebbe introdotto una riforma organica e moderna di un settore che coinvolge oltre 3.000 uffici consolari onorari nel mondo, una rete che ogni giorno supplisce alle carenze dovute alla distanza geografica e all'insufficienza delle sedi consolari tradizionali che operano sotto organico”, ha ricordato. “Nei territori vasti che rappresento insieme ai miei colleghi Crisanti e Giacobbe, anch'essi eletti all'estero, questi uffici diventano veri e propri punti di riferimento per la nostra collettività nel mondo. Tale realtà, per chi, come noi, rappresenta quei territori ed è costantemente in contatto diretto con quei territori, è veramente lampante. Il fatto che il Governo decida di ignorare tali problemi ci fa comprendere quanto poco conosca realmente le vere esigenze degli italiani che risiedono fuori dall'Italia”.
Citati gli ultimi dati registrati nel Rapporto Italiani nel Mondo della Fondazione Migrantes, La Marca ha ribadito che “l'obiettivo del suo provvedimento era chiaro: sostenere una rete diplomatica in grande affanno, avviando, attraverso una delega governativa, una riforma graduale ma coerente della rete consolare onoraria, riconoscendola come parte integrante della presenza del nostro Stato all'estero, perché, anche se fondato su un servizio volontario non retribuito, questo sistema non può continuare a reggersi su regole poco chiare e meritocratiche. Esso merita oggi più che mai, alla luce dei dati forniti, maggiore rispetto da parte delle istituzioni”.
“Il fatto che questa maggioranza si sia rifiutata di cogliere l'opportunità di rafforzare questa rete – ha concluso - rimane dunque un grave segnale per le politiche che questo Governo sta portando avanti per - o io direi contro - gli italiani all'estero, per la qualità dei servizi erogati ai nostri connazionali, nonché per l'immagine del nostro Paese nel mondo”. (aise)