Tutelare la Casa d'Italia a Salvador di Bahia: Tripodi risponde a Porta (Pd)

ROMA\ aise\ - Il Ministero degli affari esteri e della cooperazione internazionale “continuerà a seguire la vicenda della Casa d'Italia di Salvador di Bahia con l'obiettivo di favorire il ripristino dell'integrità strutturale dell'edificio e di rilanciare la capacità dell'Associazione di valorizzare l'identità culturale italiana nella regione”. È quanto assicura la sottosegretaria agli esteri Maria Tripodi nella risposta alla interrogazione con cui il deputato Pd Fabio Porta, alla luce delle notizie sulla vendita dell’edificio, chiedeva al Governo di tutelarlo alla luce del suo alto valore storico-culturale.
La Casa d'Italia di Salvador di Bahia, ricorda Tripodi nella risposta che le è stata affidata, “è un ente associativo senza fini di lucro costituito secondo il diritto privato locale. Particolarmente attiva tra la fine del XIX secolo e in seguito alla Seconda guerra mondiale, l'Associazione ha vissuto negli ultimi decenni un sostanziale declino: le attività culturali di interesse per la comunità italiana sono sempre meno frequenti e la struttura è pressoché inutilizzata”.
“Negli ultimi vent'anni l'edificio omonimo, che ospita l'Associazione, ha subito un consistente decadimento materiale a causa dell'assenza di adeguati interventi di manutenzione”, continua la sottosegretaria. “Allo stato attuale, il costo stimato per le opere di ristrutturazione è di circa 800.000 euro, cui si aggiungono circa 250.000 euro di debiti che l'Associazione ha accumulato nel corso degli anni nei confronti del fisco brasiliano. Attualmente l'Associazione conta all'attivo 15 soci, i quali, pur volendo preservare la Casa d'Italia per la sua importanza storico-culturale e in quanto testimonianza dell'emigrazione italiana in Brasile, non dispongono dei mezzi economici necessari per saldare i debiti dell'ente e provvedere ai lavori di ristrutturazione, divenuti ormai improrogabili”.
L'edificio, sottolinea Tripodi, “non ha natura demaniale, né possiede lo status di “bene tutelato” (tombado), come evidenziato da una nota dell'istituto del patrimonio artistico e culturale dello Stato di Bahia (IPAC); pertanto non sussistono vincoli giuridici alla sua alienazione o alla realizzazione di modifiche strutturali che possano comprometterne l'integrità. Proprio per questo motivo è improbabile, allo stato attuale, un eventuale coinvolgimento economico del Governo dello Stato di Bahia o del Municipio di Salvador a sostegno delle spese di ristrutturazione”.
La Farnesina “segue la vicenda della potenziale vendita della Casa d'Italia di Salvador di Bahia con la massima attenzione. Lo scorso ottobre – riporta Tripodi – il Console d'Italia a Recife ha partecipato da remoto alla riunione organizzata all'interno della struttura proprio con lo scopo di discutere e analizzare le possibili alternative alla vendita. A seguito di un confronto costruttivo, il progetto di vendita è stato momentaneamente accantonato in attesa di verificare la concreta fattibilità di soluzioni alternative per la ristrutturazione dell'edificio e il rilancio delle attività dell'Associazione”.
Inoltre, “il Consolato d'Italia a Recife, d'intesa con il Presidente dell'associazione e Console onorario a Salvador, Andrea Garziera, ha proposto di porre in vendita unicamente il terreno di pertinenza dell'edificio e di utilizzare il ricavato per la ristrutturazione della Casa d'Italia, che in questo modo rimarrebbe di proprietà dell'associazione. Qualora la vendita dell'immobile diventasse invece improrogabile, il nostro Consolato ha sostenuto l'ipotesi di includere nel contratto di vendita l'obbligo per l'acquirente di farsi carico della completa ristrutturazione dell'edificio e di riservare un adeguato spazio alle attività culturali dell'Associazione o a eventi organizzati dal Consolato stesso”. (aise)