Visto in Uk per i giovani italiani residenti: Sbrollini (Iv) interroga Tajani

ROMA\ aise\ - “Nel Regno Unito è entrato in vigore un importante pacchetto anti immigrazione, varato dal Governo guidato da Rishi Sunak, che restringe ulteriormente i criteri post "Brexit" per ottenere il visto lavorativo che consente la permanenza nel Paese”. A ricordarlo è la senatrice di Italia Viva Daniela Sbrollini che ha interrogato il Ministro degli Esteri Tajani per chiedere di “sollecitare l'adozione di criteri per il rilascio del visto” a tutela dei giovani connazionali che già risiedono nel Paese che rischiano di non ottenere il rinnovo del visto.
La nuova misura del governo britannico, spiega Sbrollini, “ha alzato lo stipendio minimo annuo richiesto per ottenere il visto, passando dalle attuali 26.200 a 38.700 sterline. Senza il raggiungimento di tale soglia, nessun lavoratore potrà essere sponsorizzato dalle aziende e quindi ottenere il visto lavorativo. Solo il 27% degli inglesi guadagna quanto il nuovo salario minimo richiesto: appare quindi estremamente difficile per un giovane lavoratore o un neolaureato italiano, che magari ha investito in somme notevoli per formarsi nel Regno Unito, ottenere un lavoro con una retribuzione simile”.
“Nel Regno Unito, - annota la senatrice – secondo i dati dell'AIRE, ci sono attualmente oltre 550.000 italiani, cifra che supera le 700.000 unità se si considerano anche i non iscritti. L'età media è di 37 anni e circa il 30 per cento sono ragazze e ragazzi under 30”.
Inoltre, aggiunge Sbrollini, “tra le misure è stata inoltre introdotta una nuova soglia salariale necessaria per ottenere un documento che consente il ricongiungimento con un familiare nel Regno Unito, passando da 18.600 a 29.000 sterline. La cifra poi, entro l'inizio del 2025, salirà ulteriormente a 38.700; per superare la richiesta salariale quasi proibitiva esiste tuttavia un visto speciale che consente ai lavoratori under 30 o under 35 di restare nel Regno Unito per due anni senza sponsorizzazione. Questo visto è concesso però solo a persone provenienti da Giappone, Australia, Canada, Corea del Sud, Nuova Zelanda, Monaco, San Marino e Andorra, non includendo quindi alcuno Stato dell'Unione europea”.
“Quanto sopra – sostiene Sbrollini – rappresenta una decisione iniqua, sproporzionata e fortemente pregiudizievole per tutti i cittadini italiani che hanno rapporti stabili e consolidati col Regno Unito o che, comunque, intendono recarvisi per sviluppare relazioni che affondano le proprie radici nella comune storia europea, che sussiste a prescindere dalla Brexit”.
La senatrice, dunque, chiede a Tajani “quali iniziative di propria competenza intenda intraprendere al fine di sollecitare l'adozione di criteri per il rilascio del visto per il Regno Unito che consenta di tutelare i lavoratori o giovani laureati italiani che attualmente risiedono nel Regno Unito e che rischiano di non ottenere il rinnovo del visto dopo anni di lavoro o investimenti sul proprio futuro professionale”. (aise)