Al via la 41^ edizione del Romaeuropa Festival

ROMA\ aise\ - L’inaugurazione della quarantunesima edizione del Romaeuropa Festival, presieduto da Guido Fabiani con la direzione generale e artistica di Fabrizio Grifasi, si fa doppia. Il Festival internazionale della capitale torna a partire da oggi, 8 settembre, e fino al 15 novembre con il suo programma che intreccia generazioni e linguaggi, costruito come un dialogo di oltre due mesi tra musica, teatro, danza, arti digitali e creazione per l’infanzia.
Oggi e domani, all’Auditorium Conciliazione, l’opening di questa edizione prende forma in due serate, realizzate con il sostegno di Banca Ifis e dedicate a due artiste italiane protagoniste della scena internazionale che rappresentano alcune delle traiettorie più interessanti della creazione italiana nel mondo.
Prima la danza (8 settembre) con Sofia Nappi e la sua compagnia KOMOCO; poi la musica (9 settembre) con Caterina Barbieri, ONCEIM - Orchestra di Nuova Creazione, Sperimentazione e Improvvisazione Musicale e Christian Marclay.
Nel segno del dialogo, la settimana inaugurale del Festival prosegue al Teatro India il 10 e l’11 settembre con L’Echo di Nacera Belaza e Valérie Dréville, presentato in collaborazione con Short Theatre e primo degli appuntamenti sostenuti da Dance Reflections by Van Cleef & Arpels. Ancora all’Auditorium Conciliazione, il coreografo francese Benjamin Millepied, il 14 settembre, nell’ambito delle celebrazioni per i Settant’anni di gemellaggio esclusivo Roma-Parigi, presenta in prima nazionale Summerland, nuova creazione per le danzatrici e i danzatori di Paris Dance nata dall’incontro con la cantautrice francese November Ultra con la sua voce e il suo universo musicale, sospeso tra bedroom pop, R&B, folk ed elettronica. Dal 15 al 17 settembre il Festival si sposta poi all’Auditorium Parco della Musica Ennio Morricone, grazie alla collaborazione con l’Accademia Nazionale di Santa Cecilia, con tre grandi concerti: Il 15 settembre Fatoumata Diawara, tra le voci più importanti della scena africana contemporanea presenta live il suo ultimo album Massa; il 16 settembre la musica incontra il cinema con il capolavoro Powaqqatsi di Godfrey Reggio e Philip Glass, presentato con la Philip Glass Ensemble che esegue dal vivo la celebre partitura in sincrono con le immagini del film; infine il 17 settembre The Trip To Vega di Jeff Mills e Kety Fusco costruisce un viaggio fantascientifico tra musica elettronica, arpa, navicelle spaziali e stelle lontane.
Romaeuropa Festival prosegue per oltre due mesi in 18 spazi, presentando a Roma 100 spettacoli per 240 repliche e circa 1000 artisti dall’Italia, dall’Europa e dal mondo, per arrivare il 15 novembre al suo gran finale con un’intera giornata dedicata alla musica che culminerà nel Classical Rave Party di Enrico Melozzi. Un progetto speciale che parte dal mattino con i 100 Cellos fondati da Melozzi e Giovanni Sollima e prosegue fino alla notte con l’Orchestra Notturna Clandestina e una costellazione di musicisti, artisti e ospiti: da Niccolò Fabi, ad Alessandro Baricco, da Giovanni Sollima alla Banda dell’Esercito Italiano insieme a Giuseppe Andaloro, Alessandro Carbonare, Gloria Campaner, Marta Sollima, Miriam Prandi e Carlotta Dalia, fino alle incursioni di Elsa Lila, Anastasio, Fasma e tanti altri.
Una grande festa che nasce dalla musica classica e ne attraversa i confini, mescolando concerto, rave e performance, per trasformare ancora una volta la musica in un luogo di incontro, di energia e di condivisione, nello spirito che da quarantuno anni contraddistingue Romaeuropa.
L’OPENING DEL ROMAEUROPA FESTIVAL 2026: TRA DANZA E MUSICA
Questa sera, 8 settembre, all’Auditorium Conciliazione, è Sofia Nappi ad aprire il Festival con la prima nazionale di Chora – Il vuoto all’origine e DODI, una delle sue primissime creazioni. Già al Romaeuropa Festival nel 2021 con il suo Wabi Sabi, presentato nell’ambito della sezione Dancing Days dedicata alla nuova danza europea, Nappi si è rapidamente affermata come una delle voci più interessanti della nuova coreografia italiana nel mondo. Direttrice artistica di KOMOCO, compagnia da lei fondata a Firenze insieme ai danzatori Adriano Popolo Rubbio e Paolo Piancastelli, ha costruito un percorso internazionale riconosciuto da importanti premi e collaborazioni con prestigiosi teatri e compagnie, dalla Biennale di Venezia al Nederlands Dans Theater, dallo Scottish Dance Theatre a Introdans, fino a Ballet BC e Leipzig Ballet. Oggi presente nei teatri di tutto il mondo, torna a Roma con due lavori che restituiscono uno sguardo sul suo percorso artistico e sulle domande che da sempre hanno attraversato la sua ricerca.
In DODI (2021), una delle sue prime creazioni, la coreografa mette in scena due corpi che si cercano, si rispecchiano, si sostengono e si mettono reciprocamente alla prova, attraversando tensione, desiderio, fragilità e abbandono. La relazione diventa così uno spazio di ascolto e di scoperta, nel quale la presenza dell’altro può trasformarsi in occasione di cambiamento e di libertà. Il duo ha segnato profondamente l’inizio del percorso internazionale di Nappi ed è stato premiato nel 2021 con il Partner Introdans Award alla Rotterdam International Duet Choreography Competition e con il Primo Premio e il Premio della Critica all’International Choreography Competition di Hannover.
Chora – Il vuoto all’origine (coprodotto da Romaeuropa e da Festival Oriente Occidente, di cui Nappi è artista associata e dove sarà in replica il 10 settembre), porta quella stessa attenzione verso lo spazio vuoto, inteso come entità generativa capace di definire e muovere l’individuo nella sua forma e nella sua essenza primaria.
Concepita per sette danzatori, la pièce nasce, infatti, da un profondo ascolto dello spazio. I corpi appaiono e scompaiono, si sostengono e si sfiorano, costruendo paesaggi in continua trasformazione. Il vuoto diventa così un luogo fertile in cui presenza e assenza convivono e nel quale la creazione può continuamente ricominciare.
È un’idea che la coreografa ha scelto di attraversare a partire dall’ascolto del respiro, della gravità, del movimento e da ciò che accade nello spazio prima ancora che il gesto prenda forma.
È nella sospensione tra controllo e abbandono che, per Sofia Nappi, può nascere infatti la danza: una condizione fragile e insieme potentissima, nella quale il corpo trova nuove possibilità di esistere, di entrare in relazione e di trasformarsi.
Così in Chora la ricerca coreografica si fa anche riflessione sul nostro stare nel mondo, sulla necessità di accettare ciò che non possiamo comprendere fino in fondo e di dare valore a quei luoghi, fisici e spirituali, che attraversiamo senza accorgercene.
Il 9 settembre, sempre all’Auditorium Conciliazione, la doppia inaugurazione del Romaeuropa Festival prosegue nel segno della musica con Caterina Barbieri, ONCEIM – Orchestra di Nuova Creazione, Sperimentazione Improvvisazione Musicale e il Leone d’Oro alla Biennale Arte Christian Marclay.
Tra le figure più rilevanti della scena musicale italiana, direttrice artistica della Biennale Musica di Venezia e assoluta protagonista della scena musicale globale, Barbieri torna per la terza volta al Festival con la première italiana di Non puoi contare l’infinito, nuova composizione commissionata dalla Philharmonie de Paris e dal Romaeuropa stesso.
Dopo Patterns of Consciousness, presentato al REF nel 2018, e Spirit Exit al REF2023 nella cornice del Teatro Argentina, la sua ricerca compie un nuovo passaggio aprendo il proprio universo elettronico alla dimensione orchestrale e all’incontro con l’orchestra Francese guidata da Frédéric Blondy e composta da oltre trenta musicisti provenienti da differenti ambiti e pratiche musicali che fanno della creazione collettiva, dell’improvvisazione e della ricerca sul suono il centro del proprio lavoro.
Al cuore di Non puoi contare l’infinito sono la nascita e la separazione, il passaggio dall’unità alla differenza, dall’infinito al finito. Una matrice armonica programmata da Barbieri sul sequencer analogico ER-101 diventa una struttura aperta alle possibilità degli interpreti, dove scrittura e improvvisazione convivono e la musica si trasforma nel tempo della performance.
L’opera si articola in due atti: Bruma, per orchestra, tre voci ed elettronica, e Non puoi contare l’infinito, per archi, ottoni e voce, ispirato a una poesia della compositrice sul rapporto tra una madre e il proprio figlio sulla soglia della nascita.
Ad aprire la serata è l’esecuzione di Constellation di Christian Marclay, artista e compositore statunitense tra le figure più influenti della ricerca contemporanea come dimostra il Leone d’Oro per il miglior artista ricevuto alla 54ª Biennale Arte di Venezia nel 2011, per The Clock, opera monumentale divenuta uno dei lavori più celebri della videoarte contemporanea: un montaggio di migliaia di frammenti cinematografici sincronizzati, capace di trasformare la storia del cinema in un’esperienza immersiva e in una riflessione sul tempo. La sua ricerca nasce da un’idea radicale di composizione, fondata sulla possibilità di prendere materiali esistenti, frammentarli e ricomporli generando nuove relazioni e nuovi significati.
Un principio simile attraversa Constellation: realizzato con ONCEIM, il lavoro nasce da un confronto diretto con i musicisti. Timbri, tecniche, gesti e possibilità espressive vengono raccolti dal compositore come un vero e proprio archivio di “oggetti sonori”, da manipolare e ricomporre attraverso il gesto degli interpreti, con l’obiettivo di permettere ad ogni singolo musicista di partecipare pienamente al gioco creativo. Constellation è un laboratorio in tempo reale, nel quale ogni suono può essere scomposto, rilanciato, sovrapposto e trasformato.
È proprio questa imprevedibilità a rendere l’esecuzione un’esperienza irripetibile, in cui una delle personalità più riconoscibili dell’arte e della musica contemporanea incontra un’orchestra nata per mettere in discussione i confini stessi della composizione.
ROMAEUROPA FESTIVAL
IL PASSO DEL MONDO
Il Festival internazionale della capitale diretto da Fabrizio Grifasi torna dall’8 settembre al 15 novembre con la sua quarantunesima edizione: circa 100 spettacoli per 240 repliche e 1000 artisti dall’Italia, dall’Europa e dal mondo.
Spazio internazionale ed europeo di incontro, visione e immaginazione condivisa, il Romaeuropa Festival, diretto da Fabrizio Grifasi, torna dall’8 settembre al 15 novembre con la sua 41ª edizione, rinnovando la propria vocazione a fare delle arti contemporanee un luogo di relazione, ascolto e attraversamento del presente. Fin dalle sue prime edizioni, il Festival si configura come un grande laboratorio in cui musica, danza, teatro, creazione digitale, progettualità trasversali e percorsi dedicati all’infanzia si intrecciano dando forma a un’esperienza collettiva. «Dalla sua nascita, Romaeuropa ha fatto dell’Europa non soltanto un orizzonte culturale, ma una pratica concreta di relazione: una rete di alleanze artistiche e istituzionali, un esercizio costante di attraversamento delle differenze. Oggi, in un contesto internazionale segnato da instabilità, tensioni e profonde trasformazioni, questa vocazione si fa ancora più necessaria», afferma il Presidente della Fondazione Guido Fabiani. Prosegue il Direttore Generale e Artistico Fabrizio Grifasi: «Essere oggi un Festival europeo e internazionale a Roma significa assumersi rischi e responsabilità: sintonizzarsi o costruire il “passo del mondo”, un avanzare fatto di equilibri condivisi e fiducia reciproca (come ci insegna Collectif XY, una delle compagnie di questa edizione). Da questa urgenza riparte la quarantunesima edizione: un invito a mettersi in ascolto e a guardare la creazione artistica come un’esperienza ancora viva e necessaria per orientarsi nella complessità del presente».
Questo percorso è reso possibile grazie al contributo del Ministero della Cultura, della Regione Lazio, di Roma Capitale, della Camera di Commercio di Roma e della Fondazione Roma, cui si affiancano reti costruite con alcune tra le più prestigiose realtà nazionali e internazionali, a partire dalla partnership con Dance Reflections by Van Cleef & Arpels, storico programma della maison di gioielleria a sostegno delle arti coreutiche, che sostiene artisti e istituzioni nelle diverse fasi di vita di un'opera — dalla creazione alla produzione, fino a residenze e percorsi formativi — e che organizza ogni anno festival, da New York a Shangai, in collaborazione con le istituzioni partner: in questa rete internazionale, il Romaeuropa Festival è dal 2022 l'unico partner italiano del programma (legame ora ancora più stretto grazie all'ingresso del suo Direttore della Programmazione Danza e Cultura, Serge Laurent, nel Consiglio d'Amministrazione della Fondazione).
Al rinnovato sostegno di Banca Ifis ai due spettacoli inaugurali di questa edizione del Festival, si aggiungono le nuove collaborazioni con Poste Italiane, che sostiene la presentazione del cine-concerto dedicato a Blade Runner (8 novembre - Sala Santa Cecilia, Auditorium Parco della Musica) e l’appuntamento con The Köln Concert interpretato da Maki Namekawa e Thomas Enhco (2 novembre ancora Sala Santa Cecilia). Infine, ENI sarà sponsor di ULTRA REF, il programma del Romaeuropa Festival a La Pelanda del Mattatoio, dedicato all’innovazione, alla contaminazione e ai nuovi linguaggi.
Si rafforzano poi le partnership con Accademia Nazionale di Santa Cecilia e Fondazione Teatro di Roma (con cui è stata da poco rinnovata la convenzione triennale di collaborazione 2027/2029 per i programmi al Teatro Argentina, al Teatro India e al Teatro Valle), accanto alle collaborazioni con Teatro dell’Opera di Roma, Azienda Speciale Palaexpo e Fondazione Mattatoio, Villa Medici – Accademia di Francia a Roma, MAXXI - Museo nazionale delle arti del XXI secolo, Musica per Roma, La Fabbrica dell’Attore – Teatro Vascello, Short Theatre, Auditorium Conciliazione, Teatro Brancaccio e Teatro Olimpico.
Numerose sono inoltre le collaborazione internazionali e i progetti speciali di questa edizione, tra cui il focus sulla scena tedesca, promosso nell’ambito delle celebrazioni per i 75 anni della ripresa delle relazioni diplomatiche tra Italia e Germania, realizzato con Ambasciata di Germania, Accademia Tedesca Roma – Villa Massimo e Goethe-Institut; quello dedicato alla scena fiamminga, frutto della rinnovata partnership triennale per il 2026-2028 con Flanders State of the Art; e le celebrazioni per i Settant’anni di gemellaggio esclusivo Roma-Parigi, accanto alle collaborazioni con Istituto Culturale Coreano, Ambasciata di Norvegia, Institut Français, Institut Ramon Llull, Instituto Cervantes. E non ultimo Lazio Danza e Teatro, il progetto realizzato da Lazio Innova rivolto a danzatrici e danzatori under35 e promosso dalla Regione Lazio – Assessorato alla Cultura, Pari opportunità, Politiche giovanili e della famiglia, Servizio civile –  e dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri.  
Con i suoi programmi di divulgazione e approfondimento, RAI si conferma main media partner del Festival accompagnando visioni e ascolti. Tornano in quest’ambito gli incontri tra artisti e pubblico in collaborazione con RAI Radio 3 a cura di Lorenzo Pavolini. Un'occasione per approfondire poetiche, processi creativi e visioni.
TUTTO IL PROGRAMMA DELLA 41ª EDIZIONE DEL ROMAEUROPA FESTIVAL
LE GIORNATE INAUGURALI |
La quarantunesima edizione del Romaeuropa Festival si apre l’8 e il 9 settembre con un doppio opening all’Auditorium Conciliazione, realizzato con il sostegno di Banca Ifis, affidato a due figure emblematiche della creazione italiana contemporanea: l’8 settembre Sofia Nappi, tra le coreografe più rilevanti della nuova scena italiana e fondatrice della compagnia KOMOCO, presenta in prima italiana Chora – Il vuoto all’origine; il 9 settembre Caterina Barbieri, compositrice e voce radicale della ricerca elettronica internazionale e direttrice artistica della Biennale Musica di Venezia per il biennio 2025–2026, è protagonista di un progetto co-commissionato insieme alla Philharmonie de Paris e presentato in prima italiana, che la vede confrontarsi con la scrittura per orchestra insieme a ONCEIM, l’orchestra di nuova creazione, sperimentazione e improvvisazione diretta da Frédéric Blondy, in un dialogo inedito tra elettronica e dimensione orchestrale. Il programma della serata sarà aperto da un’altra commissione per ONCEIM: Constellation di Christian Marclay.
A chiudere questo trittico inaugurale all’Auditorium Conciliazione, nell’ambito delle celebrazioni per i Settant’anni di gemellaggio esclusivo Roma-Parigi, Benjamin Millepied, tra i coreografi più autorevoli della scena internazionale ed ex direttore della danza dell’Opéra national de Paris, presenta Summerland, costruendo un dialogo con November Ultra, una delle voci più originali e raffinate della nuova scena musicale francese tra folk e bedroom pop.
Grazie alla collaborazione con l’Accademia Nazionale di Santa Cecilia, le giornate inaugurali del Festival proseguono nella sala grande dell’Auditorium Parco della Musica Ennio Morricone con tre appuntamenti musicali: torna al Festival Fatoumata Diawara per presentare dal vivo il suo ultimo album Massa; Philip Glass Ensemble porta per la prima volta a Roma Powaqqatsi di Godfrey Reggio, proposto con musica dal vivo in un appuntamento che anticipa le celebrazioni per i novant’anni del compositore e rinnova il legame storico tra la sua musica e il cinema; Jeff Mills, figura seminale dell’elettronica mondiale, incontra l’arpista e compositrice Kety Fusco in The Trip to Vega, viaggio audiovisivo tra immagini, illusione ottica, musica acustica ed elettronica.
LA SCENA INTERNAZIONALE | È ancora nel segno dell’incontro tra musica e movimento che proseguono gli appuntamenti con i grandi protagonisti della scena internazionale della quarantunesima edizione del Romaeuropa Festival. Il coreografo fiammingo Michiel Vandevelde, insieme all’ensemble BRYGGEN - Bruges Strings, porta in scena al Teatro Argentina, in corealizzazione con Teatro di Roma – Teatro Nazionale, four seasons changed, un concerto scenico che traduce nello spazio la rilettura che Max Richter ha dedicato alle Quattro stagioni di Vivaldi. In questo solco si inserisce anche il ritorno di una delle più grandi figure internazionali che hanno segnato profondamente la storia del Festival: con Bach Cello Suites Dance, Sasha Waltz torna a danzare sulla scena confrontandosi con le Suites per violoncello di J.S. Bach eseguite dalla violoncellista Anastasia Kobekina. Lo spettacolo, presentato in corealizzazione con il Goethe-Institut, si inserisce nell’ambito delle celebrazioni per il 75° anniversario della ripresa delle relazioni diplomatiche tra Italia e Germania e fa parte del percorso costruito in partnership con Dance Reflections by Van Cleef & Arpels, il progetto attraverso il quale la celebre maison di gioielleria è impegnata nel sostegno alla danza contemporanea nel mondo.
Dello stesso percorso fanno parte anche Lora di Rachid Ouramdane con la Compagnie de Chaillot, spettacolo presentato in corealizzazione con Villa Medici – Accademia di Francia dedicato alla performer lituana Lora Juodkaite; il ritorno de (LA)HORDE, la compagnia alla direzione del Ballet national de Marseilleche ha profondamente ridefinito l’immaginario del contemporaneo dialogando con sottoculture digitali, culture urbane e grandi icone della scena musicale internazionale (non ultima la pop star spagnola Rosalía), con la nuova produzione in prima nazionale Après moi, le déluge; o ancora Wim Vandekeybus di ritorno al Festival (per una corealizzazione con Teatro di Roma) con il riallestimento del suo storico What the Body Does Not Remember che nel 1989 lo impose sulla scena internazionale come una delle figure centrali della nuova ondata fiamminga.
E ancora il coreografo francese Boris Charmatz torna al Festival per presentare Muette, un nuovo assolo intimo e radicale; l’inglese Ben Duke reinventa Amletocome un antieroe contemporaneo in uno spettacolo che intreccia danza, teatro, stand-up e ironia per interrogarsi sul senso della vita; mentre la franco algerina Nacera Belaza, torna al Festival, in corealizzazione con Short Theatre, costruendo con Valérie Dréville un intenso duo scenico nato dall’incontro tra gesto e spazio.
Con la presenza dell’Opera Ballet Vlaanderen Romaeuropa torna al Teatro Costanzi, in corealizzazione con il Teatro dell’Opera di Roma, presentando un programma composto da pièce di Jan Martens, Anne Teresa De Keersmaeker e Christos Papadopoulos, tre autori accomunati da un rapporto radicale e strutturale con la musica e dall’aver attraversato più volte i programmi del Festival. Lo stesso Papadopoulos, in Landless, dirige il danzatore greco Georgios Kotsifakis, proseguendo la sua personale indagine su ritmo, ripetizione e trasformazione del gesto mentre, ancora dalla Grecia la coreografa Katerina Andreou incontra Carte Blanche, la compagnia nazionale di danza della Norvegia in How Romantic riunendo quattordici interpreti in una partitura incessante fatta di resistenza, slanci, cedimenti e desiderio.
Dalla Corea del Sud, Eun-Me Ahn, figura emersa per la sua originalità nel panorama asiatico, intreccia ritualità, nuovo circo, pop culture, eccentricità e colori nel suo Post-Orientalist Express, un viaggio per esplorare e mettere in discussione stereotipi e immaginari legati all’oriente.
Lo sguardo del Festival si apre quindi a lavori capaci di attraversare generazioni e pubblici differenti: Le Pas du Monde del sorprendente Collectif XY, in scena al Teatro Olimpico, si rivolge a tutte le età dando vita a paesaggi in trasformazione e a un rito collettivo fatto di fragilità, slanci, salti acrobatici e torri umane che gioca, sin dal titolo, con il ritmo del mondo e un profondo desiderio di pace; dal Marocco torna il Groupe Acrobatique de Tanger, questa volta con la guida di Raphaëlle Boitel che firma una nuova creazione in cui la forza acrobatica si misura con una scrittura formale e poetica fatta di chiaroscuri, sospensioni e slanci collettivi. Il Festival continua ad attraversare geografie e immaginari, intrecciando narrazioni teatrali e storie capaci di interrogare il presente. Ancora dalla Corea del Sud, e per la prima volta al Festival in collaborazione con l’Istituto Culturale Coreano a Roma, il regista Jaha Koo, vincitore dell’International Ibsen Award, presenta Haribo Kimchi costruendo in scena un vero chiosco di street food e trasformando la preparazione del tradizionale cavolo fermentato coreano in un gesto autobiografico e simbolico.
Memoria autobiografica e testimonianza politica sono al centro anche di The Harvest of Broken Promises dell’indiano Pankaj Tiwari, al suo debutto al REF, che racconta le trasformazioni dell’agricoltura indiana sotto l’influenza del neoliberismo e dell’agroindustria globale, e No Yogurt for the Dead del regista portoghese Tiago Rodrigues, direttore del Festival d’Avignone, che, partendo dagli ultimi appunti incompiuti del padre, trasforma il vuoto lasciato dalla sua scomparsa in un delicato e ironico rito teatrale sulla memoria, l’addio e la resistenza alla fine.
DANZA E TEATRO ITALIANO | Torna a Romaeuropa, in corealizzazione con Teatro di Roma – Teatro Nazionale, uno dei registi che più profondamente hanno segnato il percorso del Festival e delle arti performative globali, scrivendo pagine decisive del teatro e dei suoi linguaggi: Romeo Castellucci presenta in prima nazionale la sua nuova creazione Faust. Fatto, non detto, una radicale esperienza scenica che indaga la figura dell’artista, sospesa tra condanna e redenzione, realtà e visione. Del resto, la creazione italiana attraversa, sin dall’opening, l’intero programma del REF2026, rappresentandone il cuore pulsante attraverso una costellazione ampia e articolata di artiste e artisti oggi protagonisti del rinnovamento delle pratiche performative.
Numerosi sono gli appuntamenti al Teatro Vascello, presentati in corealizzazione con La Fabbrica dell’Attore. Qui Marta Cuscunà debutta in prima nazionale con la sua ultima produzione, La Medium, affrontando la storia vera di Hersilie Rouy, figlia dell’illusionista Charles Rouy, reclusa in manicomio per quattordici anni, in uno spettacolo che intreccia illusionismo, sedute spiritiche e tradizioni popolari per restituire corpo e voce alle “donne invisibili”; mentre Giorgina Pirilegge la figura di Filottete in chiave femminile in Lemnos, fondendo mito e presente. La regista è inoltre presente al MAXXI – Museo nazionale delle arti del XXI secolo con Miasma, una video installazione realizzata a Makronisos, dove mito greco, memoria storica e paesaggio contemporaneo si sovrappongono.
Ancora in corealizzazione con La Fabbrica dell’Attore – Teatro Vascello, Pietro Giannini torna al Festival con il suo nuovo lavoro STARMAN – La vera storia di Leon Skum, prodotto da Teatro Nazionale di Genova: un affresco concreto e visionario che, tra mockumentary, narrazione e musica, interroga il mito della tecnologia nell’era di Elon Musk; Giacomo Bisordi allestisce per la scena il romanzo Il Prodigio di Fabrizio Sinisi (che ne firma l’adattamento teatrale), mentre il Premio Ubu Marco D’Agostin, insieme alla danzatrice Marta Ciappina, raccoglie in Catalogo un commovente mosaico di addii, in cui l’ultima prova di una danzatrice diventa una partitura corale sul congedo, plasmata dallo sguardo di coreografi e registi come Silvia Gribaudi, Francesca Pennini / CollettivO CineticO, Sotterraneo ed Emio Greco / Pieter C. Scholten.
Per la riapertura del Teatro Valle, Romaeuropa Festival accoglie, insieme a Teatro di Roma (che ne è anche produttore), Memorie di ragazza di Silvia Costa, spettacolo tratto dall’omonimo libro di Annie Ernaux con Federica Fracassi, Francesca Mazza ed Emanuela Villagrossi: un racconto intimo e politico in cui l’autrice ripercorre l’estate del 1958, quando aveva diciotto anni, per interrogare un episodio decisivo della propria giovinezza.
Negli spazi del Mattatoio si svolge il ciclo HEIMAT – Patria/Straniero, realizzato con l’Accademia Nazionale d’Arte Drammatica “Silvio d’Amico”: cinque giorni di spettacolo in cui Fabiana Iacozzilli, Thom Luz, Ersan Mondtag, Leonardo Lidi e Leonardo Manzan dirigono gli stessi interpreti del corso di II livello in recitazione dell’Accademia, utilizzando un dispositivo scenico condiviso per dare vita a una riflessione plurale sull’identità e l’appartenenza.
Sempre al Mattatoio, infine, il corpo femminile e la sua rappresentazione sono al centro di CAN CAN, spettacolo nato dall’incontro tra il regista, Premio Nazionale della Critica, Giovanni Ortoleva e l’attrice Irene Mantova; mentre, in corealizzazione con Teatro di Roma, il regista Piero Maccarinelli presenta una lettura de L’ora dei predatori di Giuliano da Empoli con Elisabetta Pozzi e Tullio Solenghi, seguita da un incontro sui temi del libro.
CONCERTI E TEATRO MUSICALE | È la musica a rappresentare nell’ossatura del programma della quarantunesima edizione del Festival, la sua vocazione a far convivere sperimentazione, repertorio e nuove forme di ascolto, intrecciando anniversari, nuove esecuzioni, elettronica, pop e scrittura contemporanea.
La speciale presenza di Vinicio Capossela segna l’incontro tra teatro, cantautorato italiano e letteratura: per la prima volta al Romaeuropa Festival, l’artista presenta, insieme a Pierpaolo Capovilla E morte non avrà dominio, ballad opera liberamente tratta dalla vita di Renato Striglia e dall’opera di Dylan Thomas, un intenso manifesto poetico, che lo stesso Capossela descrive come “contro la cultura della morte e in celebrazione della forza irriducibile della vita”.
Numerosi sono gli omaggi dedicati agli anniversari dei grandi maestri della musica del Novecento. Ai novant’anni di Steve Reich, Blow Up Percussiondedica uno speciale percorso musicale in cui le esecuzioni di lavori come Pendulum Music, Drumming e Come Out trasformano l’ascolto in un’esperienza in movimento. L’ensemble sarà inoltre protagonista all’American Academy in Rome con Field of Vision di Michael Gordon. Se i pianisti Maki Namekawa e Thomas Enhco si confrontano, nella Sala Santa Cecilia, con una delle più celebri composizioni per pianoforte del Novecento, The Köln Concert di Keith Jarrettin una doppia interpretazione che unisce rigore filologico e libertà improvvisativa; The Avex Ensemble omaggia l’iconica colonna sonora di Blade Runner, firmata da Vangelis, in uno speciale cine-concerto che dona nuova luce a uno dei capolavori della storia del cinema (i due appuntamenti sono presentati con il sostegno di Poste Italiane). Doppio l’appuntamento con Tempo Reale impegnato con Fluxus Tree in un omaggio all’eredità del movimento Fluxus con musiche di Toshi Ichiganachi, Yoko Ono, John Cage e Giuseppe Chiari, e con La Luce, nella costruzione di un'installazione dedicata all’omonima composizione di Chiari al fianco dell’artista Agnese Banti.
A un altro anniversario, il centenario della nascita di Hans Werner Henze, Romaeuropa dedica, in corealizzazione con l’Accademia Nazionale di Santa Cecilia, Voices, potente affresco civile e poetico affidato al New European Ensemble diretto da Carlo Boccadoro. Il progetto si inserisce nell’ambito delle celebrazioni per i 75 anni dalla ripresa delle relazioni diplomatiche tra Italia e Germania, di cui fanno parte, grazie alla collaborazione con l’Accademia Tedesca a Roma – Villa Massimo, anche i concerti di Hans Thomalla con l’Ensemble Lux:NM, il progetto dedicato a La bella Magelone di Brahms nella rilettura scenica guidata dai testi di Sabine Scho e dalle esecuzioni di Gideon Poppe e Anh Trung Sam, e la presenza, al Teatro Argentina, del pioniere della techno berlinese, compositore e producer Moritz von Oswald con una nuova versione di Silencio con 8 voci dell’ensemble vocale EVO, elettronica e sintetizzatori.
Le nuove traiettorie della composizione e della musica elettronica sono centrali nel programma del Festival: approda per la prima volta a Roma (ancora al Teatro Argentina) Osmium, il progetto nato dall’incontro tra Hildur Guðnadóttir, violoncellista e compositrice islandese (premio Oscar per la colonna sonora di Joker e Grammy per quella della serie Chernobyl) con James Ginzburg, Rully Shabara e il produttore Sam Slater; Kangding Ray che dopo il successo della colonna sonora del film Sirât, Premio della Giuria al Festival di Cannes 2025, presenta il suo nuovo A/V Live Superfluid, e il pluripremiato ensemble di percussionisti Third Coast Percussion in un dialogo con la compositrice, performer e musicista elettronica, finalista al premio Pulitzer Musica, Jlin.
Infine, nel segno dell’incontro tra classica, contemporanea e pop, il gran finale della quarantunesima edizione del REF, il 15 novembre, si configura come una vera e propria maratona musicale: dodici ore di concerti con un pomeriggio che anticipa le celebrazioni per il novantesimo anniversario di Philip Glass (gennaio 2027), attraverso l’esecuzione integrale degli Études affidata a Vanessa Wagner (rara occasione per attraversare una delle pagine più affascinanti e radicali della scrittura pianistica contemporanea e del repertorio di Glass) e di Águas da Amazônia con Third Coast Percussion, e un inizio e fine giornata in Sala Santa Cecilia (grazie alla collaborazione con Accademia Nazionale di Santa Cecilia) interamente dedicato al Classical Rave Party di Enrico Melozzi. Un grande rito collettivo dell’ascolto in cui i musicisti invaderanno la Sala grande dell’Auditorium Parco della Musica in un closing capace di unire repertori, pubblici e atmosfere, restituendo alla musica la forma di una festa condivisa, aperta, travolgente e profondamente contemporanea. La mattina sarà dedicata a 100 Cellos con Giovanni Sollima; la sera all’Orchestra Notturna Clandestina con ospiti d’eccezione come Niccolò Fabi, Alessandro Baricco, Gloria Campaner, Elsa Lila, la Banda dell’Esercito Italiano, Anastasio e Fasma, per smantellare/superare i confini tra accademia e vita reale, tra concerto e festa.
REF KIDS & FAMILY - SPAZIO DEDICATO ALL’INFANZIA E ALLA PRE-ADOLESCENZA
Nel segno dell’inclusività e dell’abbattimento dei confini, cresce, nell’ambito della quarantunesima edizione del Romaeuropa Festival, la sezione REF Kids & Family a cura di Stefania Lo Giudice, che rinnova la sua proposta di musica, teatro e nuovo circo dedicata al giovane pubblico, articolata in tre weekend di spettacoli e attività gratuite, anche grazie al prezioso sostegno di Fondazione Roma, da quest’anno partner dell’intera rassegna.
Con la collaborazione con Azienda Speciale Palaexpo e Fondazione Mattatoio, gli spazi de La Pelanda si trasformano in uno spazio dedicato ai bambini e alle famiglie, ospitando un programma che guarda tanto alla scena nazionale quanto a quella internazionale e un playground con attività ludiche ed esperienziali, il pop up della libreria Eco di Fata e installazioni interattive.
I fiamminghi ZONZO, nell’ambito di Flanders State of the Art, presentano una nuova esperienza immersiva dedicata all’incontro tra il jazz e il pubblico giovanissimo; il focus sulla scena catalana vede invece protagonisti Anna Confetti con il divertente Where is Stefie?, lo spettacolo di magia su ruote Maginariumdi Pau Segalés, Copiar di Animal Religion, che invita un gruppo di bambini del pubblico a interpretare lo spettacolo, i clown di LaBú Teatre con Triplette e lo spettacolo per tutte le età FORAT di Dudu Arnalot.
Dall’Olanda, con il sostegno di Fonds Podiumkunsten, arriva la compagnia de Dansers, che con A Small Anatomy costruisce un viaggio gioioso nel corpo attraverso danza e musica dal vivo; B A T U di Artefactos Bascos indaga forme geometriche e intrecci visivi insieme a bambini dai 3 ai 6 anni; dalla Norvegia, con il sostegno dell’Ambasciata di Norvegia, Frida Odden Brinkmann presenta il suo Cirkus Antero, mentre il giapponese Kenji Shinohe, si rivolge a un pubblico di adolescenti con Action Briquette Z – Manga, Beat & Dance, un assolo di teatrodanza che esplora l’universo pop del manga tra suono e movimento. Tra le presenze italiane Federica Migliotti con Teatro Viola e Campsirago Residenza in scena con due spettacoli dedicati a un pubblico da 0 ai 3 anni.
ULTRA REF
Infine, con ULTRA REF; Romaeuropa torna a trasformare La Pelanda del Mattatoio (grazie ad Azienda Speciale Palaexpo e a Fondazione Mattatoio) in un vero e proprio festival nel festival realizzato da quest’anno con il supporto di ENI. ULTRA REF è uno spazio dedicato alla creatività emergente, dove prendono forma le sezioni del Festival e le sue proposte più ibride, trasversali e fuori formato; un luogo di festa in continua trasformazione, in cui comunità reali e virtuali si incontrano in un crocevia di estetiche, sperimentazioni e contaminazioni. (aise)