Da Castel Gandolfo Leone XIV rilancia il suo appello per la pace

foto Vatican Media

ROMA\ aise\ - “Tornano purtroppo a soffiare i venti della guerra in Medio Oriente, in Ucraina e in numerose altre parti del mondo, seminando violenza, terrore e morte e colpendo, ancora una volta, tanti innocenti. Non lasciamo che questi venti spengano la fiammella della speranza e della pace, anche quando essa sembra fragile e vacillante”. Questo l’appello che Papa Leone XIV ha rilanciato ieri, domenica 12 luglio, a margine dell’Angelus recitato in Piazza della Libertà, a Castel Gandolfo, dove sta trascorrendo un periodo di riposo. Da qui il Papa ha rinnovato il suo “auspicio” affinché “si percorra con perseveranza la via del dialogo, dell’incontro e della diplomazia, unico cammino capace di condurre a una pace giusta e duratura, nella quale i popoli possano vivere riconciliati, nella sicurezza reciproca e nel rispetto della dignità di ogni persona”.
Prima della preghiera mariana, il Santo Padre ha richiamato la pagina del Vangelo di Matteo con la Parabola del seminatore, che, ha ricordato il Pontefice, “descrive la generosità e la fiducia con cui Dio sparge la sua Parola nel nostro cuore e la sua potenza in noi”.
“Gesù stesso, il Verbo fatto uomo, che ha dato la vita per la nostra salvezza, è il seme che il Padre continua a spargere nel mondo perché, morendo, porti molto frutto. È vero, - ha riconosciuto Leone – a volte incontra in noi un terreno duro e insensibile, altre volte distratto, simile al suolo battuto dei sentieri, al terreno sassoso, ai cespugli dei rovi; ma ci sono momenti in cui trova una terra ricettiva e feconda, e allora si innescano miracoli d’amore capaci di cambiare tutto il resto, come certamente abbiamo sperimentato anche noi nella nostra vita. Per questo il Padre non smette di seminare, perché sa che la potenza del suo amore è più forte della nostra debolezza”.
“San Giovanni Crisostomo, riferendosi alla “semente” della Parola di Dio, afferma: “Come può essere ragionevole seminare sulle spine, sul terreno sassoso, sulla strada? Nel caso dei semi e della terra non sarebbe ragionevole, mentre nel caso delle anime e degli insegnamenti ciò è molto lodevole”, perché nelle mani di Dio è possibile che “il luogo sassoso si trasformi e diventi terra fertile, che la strada non sia più calpestata e non sia esposta a tutti i passanti, ma sia terreno pingue, che le spine siano eliminate e i semi godano di una situazione di grande sicurezza”. La generosità di Dio nei nostri confronti – ha sottolineato Leone – non è ingenua, ma sapiente, e sa cogliere in noi la possibilità di un bene di cui a volte nemmeno noi ci rendiamo conto. Per questo il Signore, che conosce bene il terreno del nostro cuore, meglio di quanto noi stessi lo conosciamo, non smette di credere in noi, in quello che siamo e in quello che possiamo diventare, giorno per giorno, se con fede ci abbandoniamo a Lui”.
“Così, - ha aggiunto – dalla gratuità e dalla fiducia con cui il seme è sparso e dall’umiltà e dalla disponibilità con cui è ricevuto, crescono in noi e si diffondono i frutti dello Spirito Santo, che sono, come insegna San Paolo: “amore, gioia, pace, magnanimità, benevolenza, bontà, fedeltà, mitezza, dominio di sé”. Quanto il nostro mondo ha bisogno di questi frutti: di esserne riempito e trasformato! Impegniamoci, allora, specialmente in questi giorni di ferie, a dare spazio all’ascolto, alla lettura e alla meditazione della Parola di Dio, coltivando, assieme al riposo e al sano divertimento, anche momenti significativi di silenzio e di preghiera. Ritorneremo alle nostre occupazioni abituali rinnovati nel corpo e nello spirito, pronti ad annunciare la Buona Notizia del Vangelo e – ha concluso – sempre più capaci di cooperare alla crescita del Regno di Dio. Ci aiuti in questo Maria, Regina degli Apostoli e Stella dell’evangelizzazione”. (m.av.\aise)