Marcinelle: dare nuovo impulso al cammino della memoria

ROMA\ aise\ - A pochi giorni dall’8 agosto, il Senato ha approvato ieri all’unanimità, in prima lettura, il ddl “Dichiarazione di monumento nazionale della piazza Caduti di Marcinelle e della cappella delle Vittime di Marcinelle a Manoppello, in provincia di Pescara” a prima firma Sigismondi (FdI). Il testo ora passa all’esame della Camera. Introdotto da un ricordo di Mirko Tremaglia, evocato dal Presidente Larussa, il dibattito è stato occasione per richiamare l’importanza di “dare nuovo impulso al cammino della memoria” dei sacrifici fatti dagli emigrati italiani nel mondo, soprattutto di quanti, come a Marcinelle, persero la vita.
Obiettivo del testo, ha ricordato il relatore Marcheschi (FdI), è di “onorare la memoria dei 262 minatori, di cui 136 italiani e 22 residenti a Manoppello, che persero la vita l'8 agosto del 1956 nel disastro di Bois du Cazier in Belgio”.
Il provvedimento “individua due spazi distinti che costituiscono il fulcro della memoria collettiva della comunità abruzzese e nazionale: il primo è la piazza Caduti di Marcinelle, che, come si legge nella relazione illustrativa, ospita lapidi commemorative e un monumento-fontana, opera dello scultore Pietro Cascella. La piazza è arricchita da un carrello di carbone, simbolo del legame storico e lavorativo fra le miniere locali della Majella e quelle belghe. Il secondo è la Cappella della memoria, eretta nel 1957 presso il cimitero comunale, che accoglie le spoglie di ben 22 minatori manoppellesi. Il sito rappresenta il tributo di sangue versato dall'immigrazione italiana e il dolore di un intero territorio”.
“Quanto alla rilevanza storica e sociale, - ha aggiunto il senatore – la tragedia di Marcinelle, com'è noto, è assurta a simbolo del sacrificio dei lavoratori italiani nel mondo, tanto da essere celebrata annualmente l'8 agosto come Giornata nazionale del sacrificio del lavoro italiano nel mondo”, dal 2001. “Il riconoscimento proposto dal disegno di legge in esame giunge in prossimità del 70° anniversario del disastro, con l'obiettivo di consolidare il legame fra Manoppello e i Comuni coinvolti e di dare nuovo impulso al cammino della memoria, oltre che alle relazioni internazionali nate dal gemellaggio con Charleroi”.
Approvato l’articolato all'unanimità si è passati alle dichiarazioni di voto, tutte favorevoli.
Borghi (Iv) ha richiamato le “velleità” che portarono alla seconda guerra mondiale, alla sconfitta e alle difficoltà dell’Italia del dopoguerra che costrinsero in molti a partire, anche verso Paesi, come il Belgio, con cui l’Italia aveva firmato l’accordo per il carbone in cambio di manodopera. Il senatore ha quindi tracciato un parallelo con quanto accaduto a Ceuta, parallelo contestato da Biancofiore (Cd'I) secondo cui gli italiani, che emigravano per bisogno e perché “scambiati” col carbone, sono sempre stati “assolutamente rispettosi delle leggi e dei costumi”, al contrario dei migranti africani “con il cappellino di Gucci” che in centinaia di migliaia sono arrivati nell’exclave spagnola dal Marocco “che non rispettano i nostri usi, costumi e tradizioni”. La senatrice ha quindi ricordato le 22 famiglie abruzzesi colpite dal lutto dell’8 agosto: “era doveroso per l'Italia, per il nostro Paese democratico, ridare la memoria anche attraverso la legge, perché oggi forse c'è qualcuno che ancora può ricordare qualche familiare che era presente all'evento drammatico di Marcinelle; quando la memoria non ci sarà più, ci saranno per fortuna le leggi a ricordarlo, ci sarà la legge di questo Governo e di questo Parlamento a ricordare un fatto tragico della storia”.
Per il senatore Magni (Misto-AVS) ricordare i minatori italiani morti a Marcinelle “significa ricordare” quanti “hanno pagato un prezzo elevatissimo, in Europa, negli Stati Uniti e in Sud America, perché il nostro è un Paese di emigranti, che hanno girato tutto il mondo. Il problema è che questo fatto ci interroga sul perché ancora oggi molte persone siano costrette a emigrare dal proprio Paese. Sono costrette a emigrare perché ci sono le guerre e quindi credo che dovremmo fare una politica di pace, dato che la guerra molto spesso porta con sé povertà, morte e, nello stesso tempo, anche emigrazione, perché le persone scappano”. Forse, ha osservato, “bisogna ricordarsi di come noi le accogliamo, e questo è purtroppo molto paragonabile a quello che avveniva molti anni fa, quindi in sostanza con un respingimento, una remigrazione”. Se uno lascia il suo paese, ha aggiunto, è perché “lì non trova soddisfazione rispetto ai bisogni che ha”. Un monumento “non è un fatto puramente storico, è un modo per diffondere la conoscenza e quindi avere la capacità di affrontare drammi che certamente ci interrogano tutti”, ha concluso prima di ricordare “le morti sul lavoro di tutti i giorni”.
Per Occhiuto (Fi) “la memoria di Marcinelle appartiene all'Italia. Non è soltanto il nome di una tragedia; è una ferita della nostra storia nazionale ed è il luogo simbolico in cui il lavoro, l'emigrazione, il sacrificio e la dignità degli italiani all'estero si incontrano. La piazza e la cappella di Manoppello, che oggi dichiariamo monumento nazionale, sono il luogo nel quale quella memoria continua a vivere”. Quindi “dichiarando monumento nazionale questo luogo della memoria, il Parlamento riconosce che una parte della nostra identità nazionale è stata costruita oltre i confini. La memoria non cambia il passato; cambia noi, ci rende più consapevoli, più giusti, forse più capaci di capire il presente”.
Marcinelle “ci ricorda anche una Nazione che vive soprattutto grazie alle fatiche dei suoi uomini, ai loro sacrifici, alla loro capacità di portare con sé, anche dall'altra parte del mondo, un pezzo della propria terra”.
“Per molto tempo – ha concluso – ho pensato che una Patria fosse soprattutto un luogo. Con il tempo, ho capito che, prima di tutto, è una memoria condivisa, una memoria che unisce chi è rimasto, chi è partito e anche chi è arrivato, chi vive in Italia, chi continua ad amare l'Italia da lontano, chi ha costruito il Paese con la parola, con la politica, con la cultura, ma anche chi lo ha costruito e lo sta costruendo, anche oggi in Italia, con le proprie mani, con il sudore, con il sacrificio quotidiano”.
Per Di Girolamo (M5S) “la tragedia di Marcinelle non fu soltanto una sciagura mineraria; mise drammaticamente in luce le condizioni in cui lavoravano migliaia di emigranti italiani e mostrò le conseguenze che possono derivare quando la produzione e il profitto vengono anteposti alla sicurezza e alla dignità della persona. Questo riconoscimento oggi assume un valore ancora più importante perché, signora Presidente, stiamo per festeggiare il 70° anno in memoria di quella tragedia e la dichiarazione a monumento nazionale della Piazza Caduti di Marcinelle e della cappella delle Vittime di Marcinelle significa ricordare che l'emergenza dell'emigrazione italiana non fu sempre una storia di opportunità e di successo, ma fu anche una storia di necessità e di sfruttamento, troppo spesso di vite spezzate”.
Dreosto (Lega) ha sostenuto che gli emigrati partiti da tutte le regioni verso il Belgio “erano italiani che volevano lavorare e non fuggiaschi senza una meta”. Ricordare Marcinelle “significa anche ricordare perché in Italia, come in Europa, abbiamo costruito nei decenni norme sulla sicurezza sul lavoro sempre più stringenti, perché nessun lavoratore, italiano o straniero, debba mai più pagare con la vita il prezzo di un sistema che non li protegge. Lo dico con chiarezza: quando penso che oggi c'è qualcuno che vuole far entrare in Italia e in Europa persone senza sapere chi siano, senza sapere cosa faranno, penso allora a quei minatori, penso a quanto lavoro serio, a quanta selezione c'era dietro quella nostra migrazione”.
Senatrice eletta all’estero, La Marca (Pd) ha ricordato che “quella di Marcinelle rappresenta la prima e più grande tragedia che abbia colpito l'emigrazione italiana in Europa e, pur essendo la terza per numero di vittime tra le tragedie che hanno coinvolto gli emigrati italiani all'estero (dopo Monongah e Dawson negli Stati Uniti), è quella che più di ogni altra è rimasta impressa nell'immaginario collettivo, come simbolo del sacrificio di un'intera generazione che ha lasciato il proprio Paese nella speranza di costruire una vita migliore per sé e per la propria famiglia”. Da senatrice eletta all'estero, ha aggiunto, “sento in modo profondo e con tutto il mio essere la necessità di far conoscere questo capitolo doloroso della nostra storia, troppo spesso ignorato e trascurato dagli italiani in Patria”. Marcinelle “rappresenta non soltanto una pagina dolorosa della storia dell'emigrazione italiana, ma anche un monito che continua a parlarci del presente di fronte alle troppe vite che ancora oggi vengono spezzate sul lavoro”. Occorre “accompagnare misure come questa con un impegno più ampio e duraturo, volto a trasformare il ricordo in consapevolezza e responsabilità collettiva, coinvolgendo soprattutto le nuove generazioni, facendo sì che possano conoscere una pagina della storia dell'emigrazione italiana, come accennato poc'anzi, non sufficientemente conosciuta nel nostro Paese”.
Primo firmatario del testo, Sigismondi (FdI) ha sostenuto che “Marcinelle non è soltanto il simbolo della storia della nostra emigrazione, ricca di straordinari successi, ma anche di lacrime e dolore; è il simbolo della dignità e del coraggio di tanti nostri connazionali che hanno lasciato la propria terra per garantire un futuro migliore alle proprie famiglie e contribuire con il proprio lavoro al progresso dell'Italia e dei Paesi che li hanno accolti. Marcinelle è perciò un elemento fondamentale della nostra identità nazionale. Non a caso, proprio in ricordo di quella tragedia nel 2001, per iniziativa del ministro Mirko Tremaglia è stata istituita la Giornata nazionale del sacrificio del lavoro italiano nel mondo, celebrato ogni anno proprio l'8 agosto”. Richiamata l’importanza di “garantire la sicurezza nei luoghi di lavoro” il senatore ha concluso ribadendo che “dichiarare monumento nazionale la piazza Caduti di Marcinelle e la cappella delle Vittime di Marcinelle a Manoppello significa affermare che quel sacrificio appartiene alla storia dell'Italia; significa dire, con rispetto e commozione, che l'Italia non dimenticherà i suoi figli, ma ne custodisce la memoria e tramanda alle generazioni future il valore del loro sacrificio”.
Votato all’unanimità, il testo è ora atteso alla Camera per il via libera definitivo. (aise)