Eunews/ Gli stoccaggi di gas in Europa sono ai minimi storici - di Rodolfo Fabbri

BRUXELLES\ aise\ - “I livelli di stoccaggio di gas in Europa sono ai minimi storici. La media dell’UE è intorno al 55 per cento, in un periodo in cui i depositi dovrebbero essere ormai quasi pieni, per fare scorta in vista dell’inverno. Pesano soprattutto due fattori: la prevista fine delle importazioni di gas russo e il blocco dello Stretto di Hormuz, che incide sia sui volumi disponibili sia sui prezzi”. Così scrive Rodolfo Fabbri su “Eunews”, quotidiano online diretto a Bruxelles da Lorenzo Robustelli.
“La situazione, come si vede nel grafico interattivo che si aggiorna quotidianamente grazie ai dati Agsi Gie Eu, varia comunque in modo netto a seconda degli Stati membri. Il Paese con il maggiore livello di gas nei depositi è al momento il Portogallo, seguito dalla Polonia. A seguire c’è l’Italia: il buon risultato di Roma è favorito dalla capacità di rigassificazione del Paese, garantita dai numerosi terminali gestiti da Snam. Il problema per l’Italia non sono dunque tanto gli stoccaggi, quanto il prezzo in aumento, come ha evidenziato anche nei giorni scorsi l’amministratore delegato di Eni Claudio Descalzi. Secondo quest’ultimo poi, dal 2027 potranno esserci anche problemi di approvvigionamento, a causa dello stop definitivo al gas russo.
Tra i grandi Paesi, la Spagna ha livelli di riempimento (grazie anche a sostanziose importazioni di Gnl da Mosca) vicini a quelli dell’Italia, la Francia è appena sotto la media UE, mentre la Germania si ferma al sotto il 50 per cento. Fanalino di coda la Svezia, che ha una preoccupante percentuale di riempimento dei suoi depositi di poco sopra il 10 per cento.
Secondo un’analisi di Wood Mackenzie, nel best case scenario in cui il Qatar ritornasse alla piena capacità operativa a settembre, la percentuale di riempimento dei depositi di gas nell’Ue toccherebbe il 75 per cento l’1 novembre. Negli scorsi anni per quella data il riempimento medio era del 90 per cento. Se invece lo stretto di Hormuz restasse chiuso nelle prossime settimane, la percentuale scenderebbe sotto il 70 per cento. In tale scenario sarebbe poi inevitabile un forte aumento dei prezzi, per un bene che ha dimostrato di essere più sensibile agli shock geopolitici rispetto al petrolio. Nemmeno il Gnl potrebbe offrire un aiuto immediato. Secondo la stessa analisi il gas liquefatto non sarebbe in grado di migliorare in modo significativo la situazione europea prima del 2028”. (aise)