EuNews/ Un europeo su due “insoddisfatto” della propria condizione economica: Italia, Francia e Germania guidano il fronte del malcontento – di Giorgio Dell'Omodarme


BRUXELLES\ aise\ - “I cittadini dell’Unione europea si dimostrano sempre più preoccupati rispetto alla loro condizione economica presente e (soprattutto) futura. In particolar modo, si guarda con timore all’impennata dei prezzi di energia e carburanti, una conseguenza della chiusura dello Stretto di Hormuz determinata dallo scoppio della guerra in Iran. Ed è proprio a causa delle ripercussioni economico-finanziarie del conflitto medio-orientale che la maggioranza assoluta degli europei continua ad avere un’opinione estremamente negativa riguardo all’operazione militare lanciata dagli Stati Uniti e da Israele contro Teheran lo scorso 28 febbraio. Sono queste le principali conclusioni che emergono dall’ultimo sondaggio di Polling Europe Euroscope – istituto di ricerche di mercato e sondaggi con sede a Bruxelles, frutto della joint venture tra SWG e OpinionWay – visionato in anteprima esclusiva da Eunews”. A scriverne è stato Giorgio Dell'Omodarme in questo articolo pubblicato sul quotidiano online diretto a Bruxelles da Lorenzo Robustelli.
“La situazione economica: per il 62 per cento del campione le cose vanno “nella direzione sbagliata”
Concentrando lo sguardo sul presente, gli intervistati si dividono sostanzialmente a metà tra il 51 per cento di chi si definisce ‘soddisfatto’ della propria condizione economica attuale e il 49 per cento di coloro che invece si ritengono “insoddisfatti”. Più nel dettaglio, l’8 per cento del campione si dichiara “molto soddisfatto”, il 43 per cento si limita a definirsi “abbastanza soddisfatto”, il 35 per cento sceglie l’opzione “non molto soddisfatto” e il restante 14 per cento si ritiene “del tutto insoddisfatto”.
Ma il quadro cambia se si analizzano i numeri relativi ai singoli Stati membri, in particolare quelli dei cinque Paesi più popolosi di cui Polling Europe offre un’analisi specifica: Spagna, Polonia, Francia, Germania e Italia. Se Spagna e Polonia sono gli unici due Stati in cui prevale – largamente – la percentuale dei soddisfatti (rispettivamente il 65 per cento tra gli spagnoli e il 60 per cento tra i polacchi), in quelle che dovrebbero essere le tre ‘locomotive’ dell’economia UE le percentuali si ribaltano. Tra gli italiani, gli insoddisfatti ammontano al 53 per cento del campione e i soddisfatti al 47 per cento, mentre in Germania e Francia le cose vanno persino peggio: 54 vs 46 tra i teutonici e 57 vs 43 tra i cugini d’Oltralpe.
Effettuando una suddivisione degli intervistati sulla base del partito europeo di riferimento, emerge una divisione piuttosto marcata tra i partiti del cosiddetto mainstream e le forze collocate ai due estremi dello spettro politico. La percentuale dei soddisfatti è maggioritaria nell’elettorato di centro-destra del Partito Popolare Europeo (PPE, 62 per cento), tra i liberali di Renew Europe (61 per cento), i Verdi (60 per cento), i Conservatori e Riformisti (ECR, 57 per cento) e i Socialisti e Democratici (S&D, 56 per cento). Le risposte negative prevalgono invece tra gli elettori de La Sinistra (60 per cento) e quelli delle due formazioni di estrema destra: Europa Sovrana delle Nazioni (ESN, 61 per cento) e Patrioti per l’Europa (PfE, 54 per cento).
Il già diffuso pessimismo si fa ancor più pervasivo quando agli europei viene chiesto di guardare al prossimo futuro. Per il 62 per cento del campione, le cose nel proprio Paese stanno andando ‘nella direzione sbagliata’ economicamente parlando, mentre solo per il 16 per cento il percorso intrapreso è quello giusto. In Italia, le opinioni negative ammontano al 68 per cento del totale e quelle positive al 9 per cento, ma i più pessimisti in questo caso sono i francesi: il 77 per cento è preoccupato per il futuro e solo il 4 per cento vi guarda con speranza.
In particolare, tra gli sviluppi negativi più temuti figurano la crescita della disoccupazione (la ipotizza il 67 per cento del campione generale e il 62 per cento di quello italiano) e l’aumento dell’inflazione (è probabile per il 76 per cento degli intervistati, con la quota che sale all’82 per cento tra gli italiani”. (aise)