Il messaggero di Sant’Antonio/ I colori di Gaia – di Generoso D’Agnese


PADOVA\ aise\ - “La Finlandia non ha mai attratto un gran numero di lavoratori italiani. Un’inversione di tendenza c’è stata con l’emigrazione di ultima generazione, vissuta con borse di studio e incarichi di ricercatore o generata dagli affetti. “Io mi sono trasferita in Finlandia per amore. Avevo 21 anni. Quello che oggi è mio marito, desiderava studiare all’estero – racconta Gaia Mazzola, originaria di Bergamo–. È sempre stato un giramondo ed era a conoscenza del fatto che l’educazione in Finlandia è gratuita. Ha ottenuto il posto all’università e l’ho seguito. La realtà di paese mi andava stretta e avevo quasi concluso i miei studi della Triennale a Brescia””. A raccogliere la sua testimonianza è stato Generoso D’Agnese per “il Messaggero di Sant’Antonio – edizione per l’estero” di gennaio.
“L’impatto iniziale con la Finlandia è stato estremamente positivo.
“Ho visitato la mia “nuova terra” nell’agosto del 2014 portando le prime valigie di vestiti. Mi sono innamorata della natura verde e luminosa, dell’aria fresca, della quiete, dei servizi pubblici efficienti”. A pochi mesi di distanza, Gaia ha fatto i conti con la realtà: “burocrazia, una lingua astrusa, il freddo, il buio, e il fatto di non avere accanto la mia famiglia e i miei amici più stretti. Al freddo, al buio e alla lingua fortunatamente ci si abitua. Un detto finlandese recita: “Non esiste il cattivo tempo, solo il cattivo abbigliamento”. La burocrazia si risolve da sé. Anche alla distanza ci si abitua, ma mai del tutto. E nonostante io sia una persona molto indipendente, non nego che ancora oggi, se esistesse il teletrasporto, tornerei in Italia almeno una volta a settimana per stare coi miei”.
Gaia Mazzola è impegnata professionalmente a Helsinki.
Grazie a un gruppo su una piattaforma social, scambia con altri italiani informazioni utili per le attività quotidiane, dando, a sua volta, consigli ai nuovi arrivati in Finlandia. “Il mio legame con l’Italia è quello di una persona adulta con la propria casa d’infanzia. È sempre casa tua. Quando torni, sembra che non te ne sei mai andato. La tua famiglia è lì, ma tu sei cresciuta. La mia famiglia mi manca, i miei amici mi mancano, però sono diventata adulta qui, e mi sono adattata a questo ambiente. A ogni ensilumi (prima nevicata) della stagione, mi innamoro di nuovo di quello che mi circonda. Mi sento pienamente italiana. Provo nostalgia per le piccole cose quotidiane. Desidererei poter andare al bar a fare colazione con cappuccino e brioche, recarmi in panetteria e prendermi una bella focaccia alle olive, andare al supermercato a comprare puntarelle e radicchio freschi, prendere il treno ed essere in una città completamente diversa dalla mia. Ma per ora sto bene qui”.
Da tre anni Gaia Mazzola fa l’insegnante d’asilo, con un passato di educatrice artistica e un lungo periodo di impegno nella ristorazione. “Siamo orgogliosi di ciò che abbiamo costruito negli anni. La nostra vita è cambiata da quando siamo venuti qui. Si guardano film in inglese, si cucina cinese e indiano, si ascolta musica finlandese. Ciò che non è cambiato è l’essenza della nostra italianità, che si esprime nel modo in cui viviamo la nostra quotidianità e nelle nostre priorità. Parlando per metafora, le mie radici italiane sono forti. Il suolo in cui sono diventata un albero è ricco di culture e influenze diverse. Di conseguenza, le mie foglie sono multicolori””. (aise)