La voce d’Italia/ Venezuela, il “Modello Delcy”: la Realpolitik di Trump nel cortile di casa

CARACAS\ aise\ - “Riprese le relazioni diplomatiche dopo il gelo durato sei anni. Il blitz che ha portato alla cattura del presidente “ribelle”, Nicolás Maduro, ora rinchiuso nella cella di un carcere statunitense, e il successivo “protettorato” americano imposto da Donald Trump, che si è proclamato “presidente” dei destini altrui a dimostrazione della vera natura dell’intervento armato, hanno posto il “chavismo” sopravvissuto con le spalle al muro. Una situazione al limite che lo ha obbligato a essere pragmatico e ad abbandonare gli slogan a effetto privi di contenuto. Dopo un lungo isolamento, il Venezuela abbandona la diplomazia del microfono, urlata dai palchi dei comizi, per aprire canali di comunicazione più sobri e autorevoli”. È quanto si legge sulla “Voce d’Italia”, storica testata edita prima a Caracas, ora a Madrid, diretta da Mauro Bafile.
“L’architettura politica delle Americhe ha subito una nuova svolta. Ora si puntano i riflettori sul Venezuela dei fratelli Rodríguez e sugli Stati Uniti di Trump. Attraverso una nota ufficiale, la Casa Bianca inquadra l’intesa come un nuovo pilastro, indispensabile per la sicurezza e la stabilità della regione.
“Gli Stati Uniti e le autorità ad interim del Venezuela – si legge nel comunicato – hanno concordato di ripristinare le relazioni diplomatiche e consolari. Questo passo faciliterà i nostri sforzi congiunti per promuovere la stabilità, sostenere la ripresa economica e compiere progressi nella riconciliazione politica in Venezuela”.
In Venezuela, il periodo successivo alla caduta di Maduro è stato gestito dai fratelli Rodríguez: Delcy, la presidente della Repubblica “ad interim”, e Jorge, il presidente del Parlamento. Non ci sono state elezioni democratiche, ma solo il tacito endorsement di Trump a Delcy Rodríguez, definita una “persona meravigliosa”.
“Lei e il suo staff – ha commentato Trump, che ora vuole riprodurre lo stesso modello in Iran – hanno svolto un lavoro fantastico con noi”.
L’apertura di canali diplomatici si riflette anche nelle nomine. Se da parte venezuelana il ruolo di ambasciatore negli Stati Uniti sarà assunto da Félix Plasencia, quello di capo della delegazione diplomatica statunitense in Venezuela sarà assunto da Laura Dogu.
Ora, per i “chavisti” ancora al potere, il dialogo con il nemico storico è una necessità per la loro sopravvivenza politica, anche se lo giustificano come essenziale per tutelare dei leader detenuti: Nicolás Maduro e Cilia Flores.
“Questo – è il commento nei corridoi di Miraflores, sede del governo – ci permetterà di avere una rappresentanza consolare affinché si possa vegliare sulla sicurezza e la tranquillità del nostro presidente Nicolás Maduro e di Cilia negli Stati Uniti”.
Per il momento, non ci sono elezioni presidenziali all’orizzonte. Non le prevedono alla Casa Bianca, tantomeno lo considerano a Miraflores. Washington non vuole forzare la mano: il suo interesse è il controllo sulle risorse energetiche del Venezuela. Il timore è che, come accaduto in passato in Medio Oriente, un cambio nei vertici del potere in Venezuela possa provocare squilibri e instabilità nella regione. Quindi, per il momento, il rispetto delle libertà e il ritorno alla democrazia restano una chimera”. (aise)