La voce d’Italia/ Venezuela, troppe morti: l’OVP esige un’inchiesta urgente sulla salute nelle carceri


CARACAS\ aise\ - “L’Observatorio Venezolano de Prisiones (OVP) ha sollecitato con fermezza le istituzioni statali affinché venga avviata un’indagine indipendente, trasparente e rigorosa per accertare le reali condizioni di salute della popolazione carceraria in Venezuela Secondo l’organizzazione non governativa, l’elevata mortalità registrata all’interno degli istituti di pena non rappresenta più un insieme di episodi isolati. I decessi sono ormai divenuti una costante drammatica dell’odierno sistema penitenziario nazionale. La grave emergenza umanitaria scaturisce direttamente dalla cronica carenza di assistenza medica specializzata, dall’assenza di trattamenti farmacologici e dal progressivo deterioramento strutturato di tutti i centri di reclusione del Paese”. È quanto si legge su “La voce d’Italia”, storica testata edita prima a Caracas e ora a Madrid, diretta da Mariza Bafile.
“Il caso emblematico che ha provocato la ferma denuncia dell’OVP riguarda la morte di Ramón Alexis Franco, detenuto presso il Centro de Formación del Hombre Nuevo El Libertador, nello stato di Carabobo. Il detenuto è deceduto dopo il trasferimento d’urgenza all’Hospital Central Dr. Enrique Tejera. Nonostante le autorità abbiano attribuito il decesso a un presunto arresto cardiocircolatorio, la versione ufficiale solleva forti perplessità e riserve.
L’OVP evidenzia come gli organi di governo non abbiano fornito alcuna informazione circa la patologia pregressa del detenuto, la tempestività delle cure prestate durante la custodia, né i motivi del tardivo ricovero. L’organizzazione umanitaria esige che le istituzioni interrompano la prassi dell’omertà e rendano conto delle gravissime criticità sanitarie che affliggono la popolazione detenuta sotto la diretta responsabilità e tutela dello Stato.
L’osservatorio denuncia l’esistenza di un modello sistematico gestito dalle autorità penitenziarie in caso di decesso dei reclusi. Tale schema si caratterizza per una costante e deliberata assenza di trasparenza. Le famiglie dei detenuti ricevono unicamente comunicazioni ufficiali scarse o del tutto assenti. A ciò si aggiunge la consuetudine di certificare cause di morte generiche, idonee a celare le effettive responsabilità dell’amministrazione penitenziaria.
Non vengono inoltre fornite ricostruzioni dettagliate circa le circostanze cliniche negli ultimi giorni di vita delle vittime, rendendo impossibile stabilire le eventuali colpevoli omissioni nei soccorsi e nelle terapie. Il caso di Ramón Franco non costituisce un decesso isolato. Pochi giorni prima, l’OVP aveva segnalato la morte di Luis Felipe Moreno Moreno, detenuto in Anzoátegui e deceduto in ospedale senza chiarimenti ufficiali.
A questo quadro si sommano due decessi registrati a Lara il 23 luglio e 11 morti contate a giugno in diverse strutture, tra cui El Rodeo III, La Crisálida e la prigione di 26 de Julio.
Il sovraffollamento strutturale rappresenta la causa primaria del tracollo sanitario nelle carceri. L’eccessiva densità abitativa trasforma gli istituti di pena in ambienti propizi alla diffusione di malattie gravi e mortali. Il centro El Libertador, ad esempio, è stato progettato per ospitare circa 1.100 persone. Tuttavia, la struttura conta attualmente oltre 2.300 reclusi, registrando un tasso di sovraffollamento superiore al 109%.
Questa grave eccedenza di presenza impedisce un monitoraggio medico adeguato per i pazienti affetti da patologie croniche. In caso di emergenze sanitarie, la capacità di risposta dell’amministrazione risulta quasi del tutto nulla. Inoltre, la mancanza di spazi adeguati e l’assenza di servizi igienico-sanitari minimi accelerano la diffusione rapida di epidemie, trasformando malattie ampiamente curabili in patologie letali per carenza di farmaci.
L’OVP segnala con preoccupazione anche lo stato di grave degrado delle infrastrutture penitenziarie a seguito del doppio evento sismico che ha colpito con violenza lo stato di La Guaira.
Mentre la popolazione maschile è stata prontamente trasferita in sedi di polizia, 25 donne sono rimaste recluse all’interno della struttura gravemente danneggiata del Retén de Caraballeda, in condizioni del tutto inumane.
Attraverso una nota ufficiale, l’OVP ha manifestato una chiara e dura presa di posizione istituzionale sulla vicenda:
“L’Observatorio Venezolano de Prisiones esprime la sua profonda preoccupazione per la situazione delle donne private della libertà rinchiuse in questo centro di detenzione – è scritto nella nota -. Mantenerle in una struttura che non soddisfa le condizioni minime né garantisce gli standard nazionali e internazionali di detenzione, costituisce una nuova violazione dei diritti umani da parte del regime venezuelano”.
L’organizzazione sollecita un intervento tempestivo da parte degli organi competenti per disporre il trasferimento urgente delle detenute in centri idonei al rispetto della dignità umana e della legalità.
Per porre termine a questa sistematica violazione dei diritti fondamentali, l’OVP rivolge precise e inderogabili richieste al governo venezuelano, sollecitando interventi immediati: avvio di inchieste indipendenti e imparziali per fare piena luce sui decessi di Ramón Alexis Franco, Luis Felipe Moreno Moreno e degli altri reclusi, pubblicazione costante di report ufficiali e trasparenti sulle condizioni di salute generali della popolazione carceraria all’interno di tutti i plessi penitenziari, svolgimento di audit pubblici per verificare la gestione e l’effettivo impiego delle risorse destinate al recupero delle strutture carcerarie sottoposte a intervento statale, adozione di misure deflattive del sovraffollamento per ridurre la pressione abitativa negli istituti e garantire livelli minimi di vivibilità interna e pieno rispetto della Costituzione e applicazione rigorosa delle Regole Mandela delle Nazioni Unite in materia di diritti dei detenuti e tutela della salute.
L’OVP ribadisce in conclusione che la salvaguardia della vita dei detenuti potrà essere garantita soltanto quando lo Stato assumerà pienamente e con responsabilità i propri doveri costituzionali”. (aise)