l’ItaloAmericano/ Il sogno americano di Dalia Raafat, da La Spezia alla NASA per studiare le missioni su Marte – di Silvia Nittoli


SAN FRANCISCO\ aise\ - “Una moka sul fornello, la pressione che aumenta, il caffè che sale lentamente. Per molti è solo un rito quotidiano. Per Dalia Raafat è un piccolo esempio di fisica applicata. “Quando capisci che matematica e fisica sono i linguaggi con cui è scritto l’universo – racconta – inizi a vedere tutto in modo diverso. Anche un oggetto semplice come la moka diventa affascinante perché dietro ci sono delle leggi di termodinamica che spiegano come funziona”. Quella curiosità e quel modo di vedere il mondo l’hanno portata molto lontano: Dalia —nata a Ravenna nel 1996 e cresciuta a La Spezia — oggi lavora come ingegnere meccatronica al NASA Jet Propulsion Laboratory in California, uno dei centri più importanti al mondo per l’esplorazione robotica dello spazio. Qui si occupa di test e sistemi meccanici legati alle missioni su Marte, tra cui il rover Perseverance”. Ad intervistarla è stata Silvia Nittoli per l’ItaloAmericano, magazine diretto a San Francisco da Simone Schiavinato.
“Il suo percorso, però, non è stato quello della “studentessa prodigio”. Dopo il liceo classico era convinta di non essere portata per le materie scientifiche e i primi anni di università, a Pisa, sono stati difficili e pieni di dubbi. Dopo aver deciso di azzerare tutto e ricominciare da capo all’Università di Genova, nel polo di La Spezia, Dalia si è laureata con il massimo dei voti in ingegneria meccanica e poi in ingegneria meccatronica, completando anche un percorso nella Scuola Superiore dell’Università di Genova. “La coincidenza incredibile è che il giorno della mia laurea triennale è stato lo stesso giorno in cui Perseverance è atterrato su Marte”, racconta Raafat.
L’arrivo in California è avvenuto quasi per caso. Dalia aveva letto la storia di Michelle Easter, un’ingegnera del Jet Propulsion Laboratory che in seguito sarebbe diventata la sua mentore. Dopo averla seguita a lungo sui social, ha trovato il coraggio di scriverle. Da quella conversazione è nata l’opportunità di svolgere la tesi proprio al JPL, dove Dalia arriva nel 2022 come tirocinante. Cinque mesi dopo, ancora prima di discutere la laurea magistrale, riceve un’offerta di lavoro a tempo indeterminato.
“Un talento grosso che ho è quello di rompere le scatole — dice sorridendo — e secondo me nella vita porta lontano. Dopo due mesi da intern sono andata nell’ufficio del vice direttore del JPL con una presentazione PowerPoint e gli ho detto: questo è quello che faccio e voglio lavorare al progetto Mars Sample Return. Lui si è messo a ridere e ha chiamato anche la direttrice dell’epoca, Laurie Leshin, dicendole: “Vieni a conoscere questa giovane promessa”. Così mi sono fatta notare e dopo cinque mesi mi hanno offerto un lavoro, ancora prima di laurearmi”.
Oggi Dalia lavora ogni giorno con i sistemi che permettono ai rover di muoversi sul suolo marziano, testando in laboratorio come reagiscono alle condizioni estreme del pianeta.
D. Dalia il suo percorso professionale sembra tipico del sogno americano. Come si è sentita quando è entrata alla NASA?
R. Quando sono arrivata al Jet Propulsion Laboratory ho capito subito che era il posto giusto per me. Il primo progetto che mi hanno affidato è stato progettare da zero un meccanismo di separazione per una missione legata a Marte. All’inizio ero terrorizzata: ho detto al mio supervisore che non mi sentivo all’altezza. Ma mi hanno incoraggiata e passo dopo passo sono riuscita a portarlo avanti.
D. È specializzata in meccatronica, di cosa si tratta?
R. È una disciplina relativamente recente che combina meccanica, elettronica e informatica. All’inizio ho lavorato sulla missione Mars Sample Return, il progetto che dovrebbe riportare sulla Terra campioni di roccia raccolti su Marte. In quel contesto ho progettato un meccanismo di separazione per uno dei sistemi della missione. Oggi invece lavoro su test legati al rover Perseverance. Nel nostro laboratorio stiamo simulando le condizioni estreme di Marte per capire quanto a lungo alcuni componenti del rover possono continuare a funzionare. In particolare testiamo gli attuatori delle ruote: ricreiamo vibrazioni, urti, terreno irregolare e temperature marziane per vedere quanti chilometri in più il rover potrebbe percorrere rispetto a quelli per cui era stato progettato.
D. Quale aspetto del lavorare alla NASA l’appassiona di più?
R. Lavorare accanto a persone che hanno partecipato a missioni storiche come Cassini o Galileo. È come avere accesso ogni giorno a una quantità enorme di conoscenza.
D. Essere donna in ingegneria è ancora insolito?
R. Dipende. Al JPL ci sono molte donne ingegnere e non mi sono mai sentita diversa. In Italia invece la situazione è ancora un po’ diversa. Quando studiavo a Pisa eravamo pochissime: su centinaia di studenti forse una decina erano donne. Anche alla magistrale spesso ero l’unica.
D. Le scrivono ragazze che si sentono ispirate dalla sua storia?
R. Sì, e questa è una delle cose che mi rende più felice. Molti mi scrivono dicendo che stavano pensando di lasciare gli studi e che invece hanno deciso di continuare. Il consiglio che do sempre è di capire prima di tutto se quella è davvero la propria passione. Se lo è, allora vale la pena insistere anche quando sembra impossibile. Io stessa ho avuto molti fallimenti e per anni mi sono sentita dire che non ce l’avrei fatta. Ma ho capito che l’impegno e la determinazione possono compensare anche quando non si parte con un talento naturale.
D. Su cosa le piacerebbe lavorare in futuro?
R. Ho sempre sognato di lavorare su Perseverance, quindi già questo per me è incredibile. Mi piacerebbe continuare a lavorare sulle missioni marziane e magari contribuire un giorno alla missione che riporterà i campioni sulla Terra, probabilmente intorno al 2033. Sarebbe la prima volta nella storia dell’umanità che materiali provenienti da un altro pianeta arrivano sulla Terra. In generale amo imparare cose nuove: robotica, automazione, sistemi autonomi. Al JPL ogni progetto è un’opportunità per esplorare qualcosa di completamente nuovo.
D. Quale scoperta più importante avete fatto su Marte?
R. Tra i campioni raccolti dal rover Perseverance ce n’è uno che ha attirato molto l’attenzione degli scienziati. Presenta alcune strutture e caratteristiche che potrebbero essere compatibili con tracce di attività biologica passata. È importante però essere molto cauti: al momento si tratta solo di indizi preliminari. Per capire davvero di cosa si tratta, quei campioni dovranno essere riportati sulla Terra nell’ambito della missione Mars Sample Return mission e analizzati nei laboratori con strumenti molto più avanzati. Solo allora potremo stabilire con certezza la loro origine.
D. Lo spazio è spesso raccontato nei film di Hollywood. Qual è il suo preferito?
R. Mi è piaciuto molto The Martian, ma probabilmente il mio preferito resta Interstellar. Non solo per la storia, ma anche per il personaggio dell’astrofisica interpretata da Jessica Chastain: è un ruolo femminile forte e centrale, che inizialmente era stato scritto per un uomo. Vederlo interpretato da una donna mi è piaciuto molto”. (aise)