MalindiKenya.net/ Cosa fa quell'aereo italiano nei cieli del Kenya? – di Freddie del Curatolo

MALINDI\ aise\ - “Se nei cieli bassi e profondi dell’equatore keniano, quelli che fanno sognare milioni di turisti e ammalare di mal d’Africa, in questi giorni vedete un velivolo di medie dimensioni che continua ad oscillare, cambiare posizione e quota, non si tratta di un’avaria, né di un moderno emulo di Denis Finch Hatton, ma è un Piaggio P180, e fa parte dell’Ente Nazionale per l’Assistenza al Volo italiano”. Ne scrive Freddie del Curatolo su MalindiKenya.net, portale da lui fondato e diretto.
“Sembra quasi una scena da film d’altri tempi, uno di quei piccoli aerei eleganti e un po’ misteriosi che sorvolano l’Oceano Indiano con traiettorie apparentemente senza senso, che di questi tempi scatenano complottisti d’ogni tipo, figli della nidiata delle scie chimiche (e vi giuro li ho sentiti, anche sulle rive dell’oceano indiano).
“Sono alieni che spargono delle polverine per rincoglionirci”, mi ha assicurato un connazionale.
“Ecco, per te non c’è bisogno”, gli ho risposto.
E invece, dietro quelle virate, quei passaggi bassi sopra le piste e quelle manovre ripetitive, c’è uno dei lavori più delicati e fondamentali dell’aviazione civile moderna: la calibrazione dei sistemi di navigazione aeroportuale.
L’ENAV, l’ente italiano che gestisce il traffico aereo civile e i servizi di assistenza al volo, è stata incaricata dalla Kenya Civil Aviation Authority di effettuare una serie di verifiche tecniche e controlli strumentali negli aeroporti internazionali di Nairobi e Mombasa. Un’altra collaborazione tra Italia e Kenya che passa quasi sotto silenzio, ma che racconta ancora una volta quanto il nostro Paese continui ad esportare competenze altamente specializzate in Africa orientale.
Per farlo viene utilizzato uno degli aerei italiani più particolari degli ultimi decenni: il Piaggio P180 Avanti II, costruito dall’azienda ligure Piaggio Aerospace. Un velivolo inconfondibile, con la sua linea futuristica, le eliche posteriori e quell’aspetto che sembra uscito da un fumetto di fantascienza degli anni Settanta disegnato da un architetto milanese innamorato dell’aerodinamica.
Nato come aereo executive di lusso, il P180 si è trasformato negli anni anche in piattaforma per missioni speciali, grazie ai costi relativamente contenuti, ai bassi consumi e alla possibilità di installare sofisticati sistemi elettronici a bordo. Non più soltanto trasporto VIP, dunque, ma aeroambulanza, sorveglianza territoriale, pattugliamento marittimo e soprattutto ispezione in volo dei sistemi aeroportuali.
Ed è proprio quello che il velivolo italiano sta facendo in Kenya.
Dentro la cabina del Piaggio non ci sono uomini d’affari con il cocktail in mano, ma piloti, tecnici e operatori di sistema che lavorano davanti a consolle piene di monitor e strumenti. Durante i voli, l’aereo segue traiettorie molto precise sopra e attorno agli aeroporti per controllare il corretto funzionamento di radar, radioassistenze, sistemi di atterraggio strumentale e apparati di guida per i velivoli civili.
In pratica, il P180 “ascolta” e misura i segnali trasmessi da terra. Ogni oscillazione, ogni passaggio a quota diversa, ogni circuito apparentemente strano serve a verificare che un pilota di linea, magari nel mezzo di un temporale tropicale sopra Nairobi o nella foschia umida di Mombasa, riceva indicazioni perfette per atterrare in sicurezza.
Sotto la fusoliera dell’aereo sono installati sensori, antenne e persino telecamere verticali che registrano in tempo reale qualità e precisione dei segnali. Se qualcosa non funziona correttamente, i tecnici a terra possono intervenire immediatamente per regolare le apparecchiature mentre il velivolo continua le sue manovre sopra la pista.
Sono controlli fondamentali, richiesti periodicamente dalle normative internazionali dell’aviazione civile. Senza queste verifiche, un aeroporto non potrebbe mantenere la certificazione operativa necessaria per garantire sicurezza e affidabilità del traffico aereo.
Ed è curioso, ma anche significativo, pensare che, in un Kenya che spesso si racconta attraverso safari, resort e grandi infrastrutture cinesi, una parte silenziosa della sicurezza dei suoi aeroporti dipenda anche da un elegante bimotore italiano partito da Ciampino.
In fondo è una delle tante forme della presenza italiana nel Paese: meno appariscente dei grandi investimenti, meno romantica delle vecchie storie coloniali o dei tramonti raccontati nei romanzi africani, ma forse persino più concreta. Tecnologie, competenze, manutenzione, formazione. Roba che non finisce sulle cartoline, ma permette agli aerei di continuare a decollare e atterrare ogni giorno. Non a caso, è Leonardo uno dei fornitori principe di elicotteri al Kenya, e sempre più aziende tecnologiche non solo del volo, ma ad esempio spaziali, navali, estrattive, stanno stringendo rapporti con enti keniani.
E mentre il Piaggio continua a disegnare strane geometrie sopra i cieli dell’equatore, oltre al pensiero di un sistema Italia che decolla verso il Kenya, come hub dell’Africa subsahariana, c’è quasi qualcosa di poetico in quell’aereo italiano che controlla rotte invisibili tra Nairobi, Mombasa e il resto del mondo. Come se la precisione tecnica in Africa avesse bisogno di un po’ di eleganza mediterranea, e la leggerezza del volo un po’ di mal d’Africa”. (aise)