Messaggero di Sant’Antonio/ Le lavatrici col sorriso – di Salvatore Di Mauro


PADOVA\ aise\ - “Ripulire panni e cuori dalla sofferenza: è così che si aiuta il prossimo a Brisbane, sulla costa orientale dell’Australia, dove due giovani amici d’infanzia hanno dato vita a un progetto di grande impatto sociale. Il 21enne Nicholas Marchesi, figlio di italiani emigrati in Oceania, e il coetaneo australiano Lucas Patchett sono i fondatori di Orange Sky, un servizio di lavanderia mobile completamente gratuito, rivolto alle persone senza fissa dimora. Un’idea che ha avuto fin da subito un non so che di rivoluzionario e oggi, con oltre cinquanta van super attrezzati, Nic e Luc toccano le coste di Australia e Nuova Zelanda, percorrendo migliaia di chilometri con i loro veicoli ben riconoscibili per via del colore arancione, scelto appositamente per non passare inosservati”. Ad intervistarli è stato Salvatore Di Mauro per il “Messaggero di Sant’Antonio – edizione per l’estero” di maggio.
““Il progetto è nato come semplice esperimento sociale nel 2014 – racconta Nicholas –. Tutto è partito con poco, una sola lavatrice e due asciugatrici installate su un mio vecchio furgone ribattezzato Susy”. Il raggiungimento del loro obiettivo era stimolato soprattutto dal desiderio comune di intraprendere una decisiva impresa di volontariato, pianificata già nell’adolescenza. “Io e Nicholas ci siamo conosciuti a scuola, e già da liceali partecipavamo ad attività di volontariato – prosegue Lucas –. Abbiamo iniziato fornendo i pasti ai barboni, poi è cresciuto in noi il desiderio di aiutare la gente, realizzando una bella missione, quella di riconnettere positivamente le persone alla società”.
Attualmente Orange Sky si occupa di ripulire oltre 70mila chili di biancheria nel giro di pochi mesi: un’iniziativa ben accolta da tante metropoli, come Melbourne, Sydney e la Gold Coast, nota meta balneare australiana, tanto da riuscire a impiegare ben 270 volontari.
ASCOLTO, DIALOGO E SOLIDARIETÀ
“L’idea iniziale era quella di migliorare le condizioni igieniche delle persone in difficoltà – spiega Nicholas –, ma ben presto ci siamo resi conto che l’aspetto più prezioso del servizio era il dialogo che nasceva attorno al nostro furgone arancione. Così abbiamo allestito anche delle sedie per far accomodare la gente in attesa del lavaggio, e ci siamo seduti accanto a loro, ascoltando le storie e i destini”.
Da un gesto semplice, come lavare i capi da indossare, si è arrivati alla condivisione di attimi di vita: gli utenti si rilassano sugli iconici sedili arancioni e iniziano a raccontare se stessi senza sentirsi giudicati, ma compresi. “Si instaura così una bella connessione con il prossimo e questa condivisione ha creato un forte senso di comunione tra coloro che spesso si sentono invisibili nella società”, conferma Lucas.
Il vecchio furgone Susy ha percorso tanti chilometri per ben nove anni, poi Nicholas ha pensato di ampliare il parco mezzi dell’associazione, acquisendo diversi tipi di veicoli, attrezzati con lavatrici, asciugatrici e anche alcune docce dotate di acqua calda.
“I nostri mezzi sono progettati per essere autosufficienti, alimentati da pannelli solari e sistemi di accumulo di energia, riducendo così l’impatto ambientale”, sottolinea Nic. Oltre al delicato profumo dei panni appena lavati, le strade si sono riempite d’affetto e cura, perché non si tratta soltanto di provvedere a disinfettare la biancheria di chi dorme quotidianamente sui cartoni. “Per noi non è solamente un servizio di lavanderia, bensì un modo semplice di portare un sorriso a coloro che vivono momenti difficili nella vita. Siamo una squadra che è qui per dare una mano, un orecchio e una spalla ai nostri amici e a noi stessi ogni giorno”, continua Lucas.
NESSUNO DEVE SENTIRSI SOLO
L’attività di Orange Sky si è allargata a nuove iniziative, come la più recente, intitolata “The Laundry of the future”: una vera lavanderia del futuro che prevede collaborazioni con alcuni negozi locali per offrire un servizio completo all’interno di spazi più ampi. È stata inoltre introdotta la “Laundry Pod”, una struttura fissa con lavatrici e asciugatrici per garantire un supporto costante in aree specifiche del territorio e nei quartieri più degradati delle varie metropoli.
“È bellissimo poter aiutare gli altri, ma è ancora meglio quando si creano dei forti legami lungo il nostro cammino – afferma Lucas –. Se prima eravamo solo in due, adesso siamo in tanti, siamo diventati una comunità, e ci presentiamo in servizio sempre con entusiasmo. Ascoltiamo le storie che ci raccontano: alcuni sono barboni per scelta personale, altri hanno perso tutto, noi ci sentiamo allo stesso tempo arricchiti perché ciò che la gente ci regala ha un valore inestimabile”.
Per i volontari dalle divise arancioni non esistono etichette o stereotipi, perché a tutti può accadere di ritrovarsi in difficoltà nella vita. “La maggior parte di noi non sa cosa significhi passare una notte per strada, ma quasi tutti potremmo finire a corto di soldi – prosegue Nicholas –. Una bolletta imprevista, un’emergenza medica o la fine di una relazione. Non ci vuole molto per ritrovarsi in una situazione di ristrettezza economica”. E i dati parlano da soli: degli australiani senza fissa dimora, attualmente il 5% dorme all’addiaccio, e il resto alloggia in rifugi, pensioni o case di riposo sovraffollate. Ma il successo di questi due giovani amici sta nella voglia di ascoltare il prossimo e, piuttosto che dedicare il proprio tempo libero a svaghi di gioventù, hanno pensato di sollevare uno tsunami di solidarietà, così che mai nessuno possa sentirsi veramente solo.
“Durante i nostri viaggi abbiamo potuto conoscere Betty, una donna che ha vissuto per tanti mesi nella sua auto. In noi non ha trovato soltanto un servizio di aiuto pratico, ma un’occasione per socializzare e recuperare fiducia nel futuro – conferma Lucas –. Adesso Betty è una nostra collaboratrice, e anche lei si prende cura degli altri”.
I “furgoncini del pulito” che, a prima vista, sembrano usciti da un cartone animato, non possono che mettere allegria al loro passaggio. Al volante ci sono tanti ragazzi che sognano un futuro migliore per tutti, fatto di rispetto della dignità umana e senso di comunità”. (aise)