Messaggero Sant’Antonio/ Note di speranza - di Fabio Dalmasso

PADOVA\ aise\ - “Ci sono giorni che restano impressi nella memoria di tutti. Date che entrano nella Storia dell’umanità per la loro tragicità e delle quali tutti conservano un ricordo. È successo l’11 settembre 2001 negli Stati Uniti d’America, e si è ripetuto il 7 ottobre 2023 con l’attacco terroristico di Hamas ai danni di Israele. Quel giorno, Lucia D’Anna lo ricorda bene: “È stata una mattina spaventosa, non potevamo credere a quello che stavamo vedendo e, una volta iniziati i bombardamenti, hanno evacuato l’asilo di mio figlio”. Nata a Varese 32 anni fa, Lucia D’Anna vive a Gerusalemme da dieci anni”. Ad intervistarla è stato Fabio Dalmasso per il “Messaggero di Sant’Antonio – edizione italiana per l’estero” di luglio – agosto.
“Dopo aver studiato violoncello al Conservatorio Giuseppe Verdi di Milano ed essersi laureata in quello della Svizzera italiana a Lugano, a 24 anni arrivò in Terra Santa per studiare all’Accademia di Gerusalemme con Zvi Plesser, uno dei più noti violoncellisti del mondo. Un’opportunità che si è ben presto trasformata in un progetto di vita. Oggi, infatti, oltre ad essere ricercatrice per l’Università di Modena e Reggio Emilia, insegna violoncello all’Istituto Magnificat di Gerusalemme, la scuola di mu sica all’interno della Custodia di Terra Santa, nel cuore del quartiere cristiano della città vecchia, e simbolo di dialogo e di educazione alla pacifica convivenza tra religioni diverse.
Tutti assieme, uniti dalla bellezza della musica, strumento di pace universale. E proprio tra le note Lucia D’Anna ha incontrato Jamil, collega palestinese cristiano, che ha sposato nel 2019. Nel 2020 è nato il loro figlio Nadir.
Una vita sconvolta il 7 ottobre 2023. La paura e lo smarrimento, però, non hanno preso il sopravvento. Lucia ha deciso che proprio quella musica che l’aveva spinta fino a lì, poteva essere una forma di aiuto, e ha inizia to a organizzare concerti e spettacoli: “La musica e l’arte sono strumenti per parlare di se stessi, per buttare fuori le proprie ansie e paure – sottolinea –. Mi sono detta, come giustamente stavano già facendo dalla parte israeliana per i bambini, perché non offrire lo stesso alla comunità di Gerusalemme est?”.
Lucia ha ideato anche un programma di introduzione alla musica per i bambini evacuati da Rafah a Betlemme, presso il Villaggio SOS con “lezioni di propedeutica e di educazione generale alla musica per consentire ai bambini di ridere, cantare, ballare e colorare, dimenticando per un po’ tutto quello che avevano passato. Sono bambini orfani rimasti senza famiglie”. Credente praticante, Lucia D’Anna ha scritto anche un libro, Terra non promessa (Sonitus), storie di israeliani e palestinesi, religiosi e laici in quella terra che “per le religioni, è la Terra promessa, ma che ultimamente è solo scenario di morte e dolore. La vicinanza dei religiosi, l’essere minoranza e trovarsi davanti a situazioni difficili o spaventose, mi ha insegnato di nuovo a pregare. Spero che si arrivi a una pace giusta, e che israeliani e palestinesi possano guardarsi in faccia. Magari vivendo tutti in un solo Stato. In pace””. (aise)