Messaggero Sant’Antonio/ Talento a suon di musica – di Andrea D’Addio

PADOVA\ aise\ - ““Qui a Vienna la musica classica è un patrimonio condiviso, non d’élite. In Italia c’è una tradizione incredibile, ma non fa parte del quotidiano, sembra qualcosa di cui si può godere solo in prestigiosi teatri”. Ad affermarlo con sicurezza è Gianmaria Fantato Pontini, il musicista italiano che lo scorso dicembre è stato nominato direttore principale ospite della Wiener Stadtorchester di Vienna, una delle orchestre più importanti della capitale austriaca”. Ad intervistarlo è stato Andrea D’Addio per il “Messaggero di Sant’Antonio – edizione per l’estero” di marzo.
“Padovano, ha solo 26 anni. Il suo cammino musicale è iniziato fin dall’infanzia: “Ricordo quando imparai a leggere frasi composte da lettere, ma non ricordo quando imparai a leggere uno spartito. Ho la sensazione che abbia sempre fatto parte di me. Al di là di quella che potrebbe sembrare una frase fatta, ho un ricordo molto nitido di quando ero bambino, avrò avuto 6 o 7 anni, dovevo fare l’aerosol, ma avevo paura del rumore. Mia madre scoprì che mi tranquillizzava l’ascolto de La Bohème di Puccini. Poi, forse, fu mio zio a regalarmi un dvd de La serva padrona di Pergolesi, eseguita alla Scala. Guardavo questo signore vestito di bianco e nero che muoveva le braccia, e dalla sua direzione usciva la musica con grande partecipazione. Per Natale, mio padre mi regalò il dvd della Quinta Sinfonia di Beethoven, diretta da Claudio Abbado, con la Berliner Philharmoniker. In quel dvd, mi ricordo che c’era una ripresa dalla prospettiva del direttore d’orchestra, con l’angolatura della sua bacchetta e il movimento dell’orchestra. Fu una vera rivelazione. Da quel momento, decisi che volevo diventare musicista, e in particolare direttore d’orchestra”.
Studio e costanza
Com’è arrivato Fantato Pontini ai vertici? “Ho iniziato da bambino studiando pianoforte privatamente poi organo. Successivamente mi sono iscritto al Conservatorio di Castelfranco Veneto (Treviso). Ho partecipato a una masterclass con il direttore d’orchestra Lior Shambadal a Berlino, che mi ha insegnato a leggere tra le righe della musica. È stata un’esperienza fondamentale per la mia crescita. Ho continuato a studiare sempre con grande passione e costanza. Nel 2022 ho fondato l’orchestra Cimento Armonico, e ho iniziato a dirigere regolarmente”.
La collaborazione di Fantato Pontini con la Wiener Stadtorchester è iniziata nel 2023. “Ho partecipato a un concorso per diventarne direttore ospite. Da lì è nata la possibilità di una collaborazione stabile. La selezione è sempre molto trasparente: se l’orchestra non è convinta, non arriva il contratto. Nel mio caso, però, è andato tutto bene”.
Anche se il fatto di essere giovani può risultare talvolta un problema quando si ha a che fare con orchestre con molta esperienza. “È inevitabile – ammette Fantato Pontini –. La giovinezza porta sempre con sé una certa diffidenza. Ma nel mio caso, cerco di non darci troppo peso. La cosa importante è concentrarsi sul lavoro, crescere e far vedere che, indipendentemente dall’età, si può avere un impatto positivo. Se dimostro di avere le giuste competenze, l’età non è un problema. Ciò che conta è restare umili e consapevoli delle proprie capacità. Lo capisci subito se c’è sintonia tra te e l’orchestra. È come incontrare una persona: basta qualche attimo per capire se siete fatti l’uno per l’altro. Se tutto va bene, il lavoro scorre facilmente, altrimenti bisogna essere più decisi e imporsi, soprattutto quando senti che l’orchestra non ti risponde come dovrebbe”.
Molti si chiedono se un direttore cambi a seconda dell’orchestra.
“Alcune richiedono un approccio più severo, altre sono più malleabili – osserva il talento padovano –. Ho diretto orchestre molto giovani, anche più giovani di me, e con quelle c’è sempre stato un impatto positivo. Un anno fa, ad esempio, ho diretto la prima esecuzione di un’opera barocca di un compositore pugliese. Con quell’orchestra siamo andati subito d’accordo”.
Vienna è diversa dall’Italia
Nella capitale austriaca, la musica è parte integrante della vita quotidiana. “I bambini crescono con la musica, che non è vista come una disciplina scolastica, ma come una forma di comunicazione e partecipazione sociale”, conferma Fanta- to Pontini. Anche se parliamo di insegnamento, ci sono grandi differenze. “In Italia, l’educazione musicale è troppo focalizzata sull’aspetto tecnico e accademico. In Austria, ma anche in Germania, si mette al centro la socialità della musica, la possibilità di farla diventare un’esperienza collettiva per tutti”.
Tante istituzioni musicali soffrono il mancato ricambio di pubblico. Sempre meno giovani sembrano appassionati. “Bisogna innovare, ma senza dimenticare la tradizione – auspica Fantato Pontini –. Concerti per famiglie, eventi informali e un legame forte con la cultura musicale possono fare la differenza, rendendo la musica classica accessibile a tutti”. In un mondo in cui si è sempre più abituati a immagini che corrono velocissime, e contenuti che durano pochi secondi, si può non avere la giusta capacità di concentrazione per godere di concerti di musica classica o dell’opera.
“Vero – riconosce l’artista –, ma solo in apparenza. La musica classica ha infatti il potere di farci entrare in un tempo interno, dove la percezione del tempo cambia. Quando siamo immersi nella musica, dimentichiamo il mondo esterno. Bisogna lavorare per aiutare le persone a entrare in questo tempo separato dal resto”.
Guardando al futuro, Fantato Pontini sogna di “dirigere opere che vengono poco eseguite, dare visibilità a composizioni che sono state messe in secondo piano. Vorrei dirigere brani di musica sacra che vengono proposti raramente, come alcuni lavori di Mozart. Un’altra opera che mi affascina molto è Andrea Chénier di Giordano. E poi c’è West Side Story di Leonard Bernstein. Se invece parliamo di divulgazione, mi piacerebbe fare un discorso approfondito sulla musica sacra. Viene spesso messa in secondo piano rispetto alla sinfonica, ma ci sono delle composizioni straordinarie, come quelle di Bruckner, che nessuno esegue. Questo è un peccato. La Messa in Si minore di Bach è un altro esempio di composizione che pochi dirigono, ma che meriterebbe molta più attenzione. Vorrei lavorare su una Sinfonia di Mahler e sull’Andrea Chénier di Giordano continuando a esplorare la musica sacra e a dirigere opere eseguite poco, per dare loro il riconoscimento che meritano – conclude il direttore d’orchestra padovano –. Vorrei anche continuare a portare la musica a un pubblico più ampio, e cercare di far vivere composizioni straordinarie che sono troppo rare nei concerti””. (aise)