Swissinfo.ch/ Dramma di Crans-Montana: “Il federalismo viene rapidamente messo in discussione durante le crisi” – di Pauline Turuban


BERNA\ aise\ - “Dalla tragica notte di San Silvestro, in cui 40 giovani hanno perso la vita e 116 persone sono rimaste ferite nell’incendio di un bar a Crans-Montana, ci si pone molte domande. Alcune riguardano un pilastro fondamentale dell’organizzazione dello Stato svizzero – il federalismo: perché un’inchiesta di tale portata è condotta dalla giustizia cantonale e non dalla Confederazione? Le responsabilità sono state diluite lungo la catena decisionale? I Cantoni e, a maggior ragione, i Comuni hanno le capacità di far rispettare le norme e di reagire in situazioni eccezionali? Il professor Andreas Stöckli è titolare della cattedra di diritto costituzionale e amministrativo all’Università di Friburgo e membro della direzione dell’Istituto del federalismo. Ricorda i principi fondamentali della ripartizione delle competenze pubbliche e offre il suo punto di vista sul dramma di Crans-Montana”. Ad intervistarlo è stata Pauline Turuban per Swissinfo.ch.
“D. Come sono ripartite in Svizzera le competenze in materia di sicurezza antincendio?
R. Per quanto riguarda le norme di polizia in campo edilizio — e quindi anche la sicurezza antincendio degli edifici — la competenza è cantonale. In generale, le regolamentazioni relative alla costruzione, all’esercizio e alla sicurezza di ristoranti e bar variano da un Cantone all’altro, e persino da un Comune all’altro.
D. Dobbiamo dedurne che i Cantoni fanno ciò che vogliono in materia di sicurezza antincendio?
R. I Cantoni hanno la possibilità di armonizzare le loro regole e pratiche quando lo desiderano, ed è proprio ciò che è stato fatto in materia di protezione antincendio. Esistono norme comuni che rientrano nel diritto intercantonale, ossia le prescrizioni svizzere di protezione antincendio dell’Associazione degli istituti cantonali di assicurazione contro gli incendi. Queste norme sono state adottate dall’organo intercantonale competente e sono considerate vincolanti su tutto il territorio svizzero.
L’applicazione concreta di queste regole è invece a carico dei Cantoni e, come nel caso del Vallese, dei Comuni.
Ma nella fattispecie, seguendo i reportage dei media, alcuni indizi suggeriscono che il problema non derivava tanto da una carenza di norme, quanto dalla loro applicazione e dal controllo. Questo non ha nulla a che vedere con il federalismo in sé.
D. Alla luce della gravità dei fatti, non è sorprendente che l’inchiesta resti nelle mani della giustizia cantonale? La Confederazione potrebbe riprendere il dossier?
R. Sul piano giuridico, occorre distinguere tra le diverse procedure che possono essere avviate. Le procedure penali sono già in parte aperte e ci saranno certamente anche contenziosi civili, eventuali azioni contro il Comune o il Cantone per mancanza di controlli e, molto probabilmente, anche un aspetto politico. In ambito penale, la Confederazione dispone, sì, di competenze attraverso il Ministero pubblico della Confederazione, ma queste sono strettamente limitate a casi ben definiti, che non dovrebbero applicarsi qui. Le infrazioni in causa riguardano verosimilmente l’omicidio colposo, le lesioni personali o l’incendio per negligenza, che non rientrano nella competenza federale. L’azione penale spetta quindi alle autorità vallesane e la Confederazione non può semplicemente occuparsene. Resta aperta la questione di un procuratore straordinario esterno. Lo stesso vale per le procedure civili: a parte il ruolo del Tribunale federale come istanza di ricorso, sono i tribunali civili cantonali a essere competenti in materia. Non esiste un meccanismo che permetta di trasferire direttamente queste cause a livello federale. A mio avviso, ciò non è nemmeno necessario. È chiaro che qui ci troviamo in una situazione del tutto eccezionale, ma le autorità competenti devono essere in grado di portare a termine tali procedure.
D. Alcuni ritengono che questo dramma riveli i limiti del federalismo. Condivide questa analisi?
R. In situazioni eccezionali, catastrofiche, il federalismo viene rapidamente messo in discussione. Penso che occorra considerare le cose in modo più sfumato. Nel caso di Crans-Montana, le autorità cantonali e comunali sono responsabili dei primi soccorsi e della gestione della crisi. E per quanto riguarda l’intervento iniziale, penso che il federalismo presenti in realtà dei vantaggi. Lo avevamo già osservato durante la crisi del Covid: è utile poter contare su persone che conoscono la situazione sul posto. Ma c’è ovviamente un grande bisogno di coordinamento. Per quanto riguarda la presa in carico delle persone ferite, è chiaro che un cantone raggiunge rapidamente i suoi limiti. Ma dal mio punto di vista, la solidarietà tra i cantoni si è manifestata molto rapidamente a Crans-Montana. Nel caso degli ospedali, ad esempio, i e le pazienti sono stati trasferiti abbastanza rapidamente in altri ospedali a Zurigo, Losanna, ecc. Quello che constato è che le strutture decentralizzate funzionano bene in questo tipo di situazione: si arriva molto rapidamente sul posto, si può fornire aiuto in tempi relativamente brevi, si è ben coordinati, anche con tutti i servizi di soccorso. La critica proveniente dall’estero è che nemmeno la Svizzera è in grado di impedire simili eventi, il che offusca un po’ la sua reputazione. Ma non vedo bene il legame con il federalismo. Sono piuttosto le insufficienze umane a condurre a tali catastrofi”. (aise)